Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2014 alle ore 08:07.
L'ultima modifica è del 13 maggio 2014 alle ore 07:29.

My24

Istituzioni europee, si cambia. Con il rinnovo dell'Europarlamento alle elezioni del 22-25 maggio si mette in moto la macchina delle nomine alle poltrone-chiave di Strasburgo e Bruxelles. Si preannuncia così un'estate torrida tra negoziati, consultazioni e ricerche di compromesso. Una doppia sfida, interna ed esterna per l'Assemblea di Strasburgo, proprio mentre dal 1° luglio l'Italia eredita dalla Grecia la presidenza di turno semestrale della Ue. Da maggio a ottobre saranno sei mesi decisivi per il futuro dell'Unione.

Il primo grande interrogativo si materializzerà alla conta dei voti. I principali schieramenti oggi sono il Ppe (popolari europei), il Pse (socialisti europei) e i liberali (Alde). «È chiaro – spiega André Sapir, senoir fellow del think tank Bruegel – che nessuno di questi partiti, come del resto è avvenuto anche in passato, riuscirà a ottenere la maggioranza e occorrerà formare delle coalizioni, a geometria variabile a seconda dell'esito delle urne».

Il grande interrogativo riguarderà la performance dei partiti euroscettici. «Una loro forte affermazione intorno al 25-30% – precisa Sapir – non cambierebbe la direzione dell'istituzione. Il rischio è però che l'Assemblea venga percepita come un'entità sempre più lontana dai cittadini e in questo caso gli eurodeputati dovranno essere in grado di fornire delle risposte a questa insoddisfazione».

L'agenda del nuovo Parlamento sarà fitta. Entro giugno si dovranno formare i gruppi politici alla luce dei risultati. Non è così facile confluire in una casa comune, perché servono 25 deputati appartenenti a sette Paesi diversi, oltre ovviamente alla stessa ispirazione politica. Un potenziale ostacolo all'affermazione dei partiti anti-euro: se non riusciranno a fare gioco di squadra confluiranno nel gruppo dei non iscritti, con tempi di parola e un peso politico più limitato. Il nuovo emiciclo debutterà nella sessione dal 1° al 3 luglio a Strasburgo per eleggere il presidente e i 14 vicepresidenti.

Fin qui si tratterà di questioni interne del Parlamento, ma l'Assemblea giocherà il ruolo di co-protagonista anche in un altro dossier: la nomina del Presidente della Commissione Ue. Il Trattato di Lisbona assegna infatti all'Aula un ruolo decisivo sulla scelta a partire proprio da questa tornata e stabilisce che i capi di Stato e di Governo devono «tener conto» dei risultati delle elezioni. Secondo Sapir «l'interpretazione di questo principio sarà il grande interrogativo d'estate. I leader si troveranno di fronte a un dilemma: scegliere il capolista del partito che ottiene più voti (si veda l'articolo in basso), come auspica l'Europarlamento, o optare per un altro nome, rispettando solo il criterio del partito di appartenenza. Nell'uno o nell'altro caso non sarà una decisione semplice».

Per sondare gli animi il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy ha già convocato i capi di Stato e di Governo a una cena informale il 27 maggio, che sarà probabilmente dedicata a un giro di tavolo sulla questione. Per rispettare la tabella di marcia occorrerà trovare un compromesso sul nome entro il 14 luglio, quando il candidato dovrebbe presentarsi di fronte all'Europarlamento. Per ottenere il via libera servono almeno 376 voti favorevoli.

Nel frattempo Matteo Renzi e il suo entourage dovranno curare la regìa dei negoziati per la ricerca dei candidati Commissari per ricoprire tutti i 28 posti del nuovo esecutivo, uno per Paese. Questi dovranno poi superare l'esame dell'Europarlamento, con audizioni per testare le reali competenze a ricoprire il ruolo. In passato l'Aula non ha mancato di fare sentire la sua voce, come nel caso di Rocco Buttiglione, costretto a ritirarsi nel 2004, della candidata bulgara Rumiana Jeleva, o di Neelie Kroes che ha dovuto cambiare portafoglio. La Commissione designata dovrà poi passare al vaglio dell'emiciclo e se tutto filerà liscio il nuovo esecutivo dovrebbe entrare in carica a novembre.

La presidenza italiana dovrà poi sistemare altri due tasselli nelle cariche istituzionali: sostituire Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera, in scadenza di mandato il 31 ottobre, e lo stesso van Rompuy, in carica fino al 30 novembre.
Il voto di fine maggio sarà dunque solo l'inizio della partita.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi