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Questo articolo è stato pubblicato il 30 maggio 2014 alle ore 14:34.
L'ultima modifica è del 30 maggio 2014 alle ore 22:06.

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«È questione di ore». La lettera ufficiale di Etihad che dà il via libera all'operazione Alitalia dovrebbe arrivare a Roma domani. Lo confermano fonti di governo. La partita Alitalia-Etihad sembra dunque alla svolta. La compagnia degli Emirati Arabi ha infatti riunito nei giorni scorsi il board, che avrebbe vagliato la risposta da inviare a Fiumicino, con cui si apre la fase finale della trattativa, quella che nel giro di un mese dovrebbe portare all'accordo.

L'ottimismo di Renzi
Dopo due settimane di silenzio, finalmente sembra dunque aprirsi qualche spiraglio. Era il 15 maggio quando Alitalia ha inviato alla volta di Abu Dhabi la propria proposta per arrivare ad un accordo. Da Etihad, però, non è più arrivata alcuna risposta, se non l'indicazione di una ferrea riservatezza. A dare un segnale di sblocco della situazione è stato due giorni fa il ministro Lupi, che ha detto che la risposta arriverà entro una settimana. Il premier Renzi, che avrebbe intenzione di annunciare personalmente la lettera, ha indicato tempi ancora più brevi: la questione «è arrivata al dunque - ha detto ieri - è ormai questione di ore». E c'è ottimismo anche tra gli azionisti: «C'è un certo ottimismo, spero che possa andare avanti positivamente», ha detto l'ad di Unicredit Federico Ghizzoni. Più cauta Intesa, primo socio e uno dei maggiori creditori di Alitalia: prima voglio «leggere cosa scrivono», ha messo le mani avanti il consigliere delegato Carlo Messina.

Resta il nodo esuberi
Con l'arrivo della lettera d'intenti si apre la fase finale della trattativa, che dovrebbe portare all'accordo tra le due compagnie, con Etihad pronta a investire 560 milioni, per il 49% del capitale. Essendo praticamente risolto il nodo del debito (con le banche che avrebbero accettato di rinegoziare 565 milioni, cancellandone un terzo del credito e convertire il resto in azioni), ora si apre la fase delicata della trattativa con i sindacati sugli esuberi (Etihad ne avrebbe chiesti 3.000 ma si punta a contenerli entro i 2.600).

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