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Questo articolo è stato pubblicato il 15 luglio 2014 alle ore 08:33.
L'ultima modifica è del 15 luglio 2014 alle ore 07:32.

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Intervenendo a Venezia, il presidente del Consiglio ha lanciato l'idea di un business plan per cambiare l'Italia e raggiungere Paesi come la Francia e la Germania.

Questa idea avrebbe il merito, tra l'altro, di portare sul terreno della concretezza due dibattiti fino ad oggi rimasti sul piano dell'indeterminatezza: quello sul grado di flessibilità degli accordi europei e quello sulle reali prospettive di ripresa in Italia. Abbiamo bisogno di fare chiarezza, anche perché i dati di questi giorni sulla produzione industriale e le risposte che vengono a intermittenza dai partner europei sembrano indicare che la crescita rimane una chimera, così come la disponibilità verso una richiesta di maggiore flessibilità.

Non c'è altra strada che mettere nero su bianco un piano industriale per l'Italia che definisca le iniziative ordinarie e straordinarie da intraprendere, i margini precisi di flessibilità di cui abbiamo bisogno e la quantificazione del risultato atteso.
Vediamo allora quale potrebbe essere la "scaletta" di questo piano.

Oggi l'Italia ha una straordinaria occasione di espansione internazionale. Ciò è dovuto a tre fondamentali tendenze: 1) la ripresa del commercio mondiale e il ritorno dei mercati maturi, a partire dagli Usa, più accessibili alle nostre Pmi; 2) la nostra specializzazione settoriale che, lungi dal penalizzarci, trae beneficio dalle dinamiche della domanda internazionale; 3) la maggiore facilità nell'accesso ai mercati internazionali, determinata anche dagli accordi di libero scambio che l'Ue sta negoziando.

Nei prossimi quindici anni ci saranno 800 milioni di nuovi consumatori e turisti, che possiamo conquistare se indirizziamo bene le nostre azioni. Oggi l'Italia ha un rapporto tra esportazioni e Pil del 30%: dobbiamo porci l'obiettivo di arrivare al livello della Germania, vicino al 50%. Per raggiungere il risultato abbiamo bisogno di più imprese esportatrici e un contesto più favorevole alle attività economiche. Il postulato di questa scaletta è che la crescita continuerà ad arrivare soprattutto dall'estero e che anche la domanda interna può essere innescata dalle ricadute della performance internazionale delle imprese, con maggiori occupazione e investimenti, e del paese grazie al turismo e all'ingresso di nuovi investitori. Un calcolo preciso del potenziale di crescita sarebbe decisivo per convincere investitori e partner europei sul ritorno di un piano che richiede inevitabilmente margini di flessibilità.

Per cogliere queste opportunità dobbiamo concentrare le iniziative sulla competitività dell'offerta piuttosto che sullo stimolo della domanda interna. E l'unico modo per farlo è agire sulle condizioni di contesto che frenano lo sviluppo delle imprese, proseguendo con maggiore incisività nelle tre direzioni tracciate dal recente decreto Competitività.

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