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Questo articolo è stato pubblicato il 23 luglio 2014 alle ore 15:38.
L'ultima modifica è del 23 luglio 2014 alle ore 17:38.

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Bene nel mondo Usa e nei mercati emergenti, grazie al traino Usa, benino in Europa, dove si registrano già segnali di affanno, male in Italia, dove «non è nemmeno cominciata». Questo il giudizio sulla ripresa economica secondo il Centro Studi Confindustria, che nella sua analisi congiunturale di luglio dà le pagelle alle politiche anticrisi dei vari paesi, e boccia gli sforzi italiani. Il nostro paese «era in crisi prima della crisi e continua a esserlo», come conferma la «dinamica piatta» del Pil nel 2014 stimata dal Csc.

Guardare al 2015, ripresa più difficile se si parte da fermi
Per il centro studi degli industriali, occorre ora volgere lo sguardo e gli sforzi al 2015, «il cui risultato va costruito nella seconda metà di quest'anno». Costruire la ripresa della nostra economia «piatta» non sarà facile, perchè «Partendo da fermi l'impresa è più difficile», ma «non impossibile se si agisce in prima battuta sul credito, sulla competitività e sugli investimenti pubblici. E se si lavora con ancor più lena sui molti fronti delle riforme, per restituire fiducia alle famiglie e alle imprese».

Spesa delle famiglie ancora «fiacca», continua credit crunch
Il pessimo stato di salute della nostra economia nonostante gli sforzi del governo emerge con chiarezza dagli indicatori presenti nel rapporto, come la spesa delle famiglie nel secondo trimestre, rimasta «fiacca» dopo il +0,1% nel primo trimestre. In calo le immatricolazioniauto (- 2,0% congiunturale, dal +4,2% nel primo trimestre), nonostante il +0,6% di giugno, e scende in volume anche l'indicatore ICC (Confcommercio) -0,3% in maggio su aprile.

In controtendenza ordini e fiducia dei consumatori
In controtendenza però l'indice della fiducia dei consumatori (+6,4 punti nel trimestre), pur scendendo in giugno di 0,5 punti su maggio per valutazioni peggiori sulla situazione economica famigliare. Per quel che riguarda la domanda interna il Csc annota come il saldo dei giudizi sugli ordini interni di beni di consumo è salito di 3 punti a giugno (+4,3 nel 2° trimestre) e come siano diventate più favorevoli le condizioni per investire: nel 2° trimestre il saldo dei giudizi è salito a giugno a +1,9 da -7,4 in marzo.

Il mercato del lavoro, deterioramento arrestato
Il deterioramento del mercato del lavoro, invece, «appare essersi arrestato», al di là delle fluttuazioni mensili, dice ancora il Csc anche se la «ripartenza degli occupati, tuttavia, sarà frenata dall'utilizzo ancora alto della Cig e dai processi di ristrutturazione ancora in atto». Il numero di persone occupate in Italia è rimasto pressoché stabile nei primi due mesi dell'anno e ha oscillato nei tre successivi:+91mila unità in marzo, -87mila in aprile e +52mila in maggio. Il tasso di disoccupazione in maggio si è attestato al 12,6%, sui livelli dell'autunno scorso (12,5% in settembre).

Le pagelle positive per i paesi trainanti
Nella sua analisi congiunturale di luglio, il Csc promuove a pieni voti l'economia Usa, che «grazie alla corretta sequenza e al pragmatismo delle politiche, si è instradata su un sentiero di solida espansione ed è ben oltre i picchi pre-crisi». Bene l'India, tornata a «marciare più speditamente» e Cina che «pur non tornando ai ritmi passati, ha acquisito una stazza tale da dare un forte contributo alla domanda internazionale».

Eurozona «buco nero della crescita mondiale»
Ad andare male, sfiorando la recessione, al punto che il rapporto parla di «buco nero della crescita mondiale» è l'Eurozona, dove «i divari nelle performance sono sempre meno sostenibili e la lista dei paesi che stentano a ritrovare il rilancio va ben oltre i soliti noti». In particolare, pesa la contraddizione tra gli sforzi a 360° della Bce «per contrastare la minaccia di deflazione», e tutte le altre politiche «che verso la deflazione spingono». Ad esempio, «le simultanee restrizioni dei bilanci pubblici».

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