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Questo articolo è stato pubblicato il 06 agosto 2014 alle ore 07:47.
L'ultima modifica è del 08 agosto 2014 alle ore 11:41.

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (Ansa)Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (Ansa)

Sulla faccia di Pier Carlo Padoan, persona seria e timoniere dell'Economia, è stampata la delicatezza del momento, l'attesa dei dati dell'Istat di questa mattina per lui è già un'amara realtà, il ciclo non si è invertito e non siamo nemmeno immobili, la verità è che continuiamo a scendere, il motore dell'economia italiana perde giri.

«Finiremo con la troika» butto lì. «No, no, assolutamente no» urla e aggiunge: «La prego, lo scriva a caratteri cubitali». Si ferma un attimo, ancora uno scatto, e poi di getto: «Il Paese deve riformarsi da solo e lo sta facendo. Dobbiamo farlo ancora più in fretta». Sulla crescita in Europa quasi tutti sono messi male, ma noi stiamo sempre peggio di tutti e abbiamo un debito pubblico che non teme confronti. Sulla debolezza italiana pesano ovviamente i focolai di crisi internazionale, soprattutto quelli che riguardano l'energia e l'Ucraina, dobbiamo coprirci da nuovi rischi. Il quadro finale non può che uscire ulteriormente deteriorato e alimentare gli interrogativi dei mercati. «Io so, e i mercati sanno, che il Paese è fortemente orientato a sostenere la crescita, ci vorrà più tempo ma non li deluderemo», scandisce con voce ferma.

Ministro Padoan è un po' di tempo che la sentiamo ripetere che l'economia è ferma, non si riprende. Che fa: si iscrive anche lei al partito dei gufi?
No, non mi iscrivo a nessun partito dei gufi, sono sempre stato iscritto al partito dei realisti e qui resto. I dati dell'economia anche più recenti confermano un'economia che stenta a uscire dalla recessione. Rimango, però, convinto che esistano segnali positivi che andranno apprezzandosi nei prossimi trimestri e nei prossimi anni.
Parlo del 2015 e del 2016. E dico questo non per una banalità contabile, ma perché è importante mantenere una prospettiva di medio periodo e i primi atti del governo Renzi sono, per me, tutti orientati a un obiettivo: realizzare politiche con impatto duraturo e crescente nel lungo termine.

Non ho capito: è vero o no che l'economia sta andando male, male, non è ferma, addirittura in recessione?
I dati negativi che ci arrivano dall'Istat riguardano, soprattutto, gli investimenti mentre, invece, i dati su consumi e esportazioni sono moderatamente positivi. Questo fa sperare bene sul recupero di fiducia delle famiglie e conferma che c'è una fase di uscita dalla recessione che è molto faticosa perché la recessione è davvero profonda. Non dimentichiamoci che il 2013 ha chiuso con un risultato finale di meno 1,9.

Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ha detto che l'effetto degli 80 euro è «quasi invisibile». Renzi ha risposto che la ripresa è come l'estate: prima o poi arriva. Si è mai pentito di avere iniziato dal bonus Irpef e non dall'Irap?
No, non mi sono mai pentito, naturalmente avrei voluto avere a disposizione risorse per fare di più, ma è importante del bonus Irpef ricordare due cose. La prima: riguarda 11 milioni di persone. La seconda: sarà permanente. Questo è importante perchè le famiglie devono avere più risorse e più fiducia per fare sì che queste risorse vengano spese.

Quanto dell'aumento record della Tasi, da un capo all'altro del Paese, è dovuto indirettamente alla copertura del bonus Irpef?
L'aumento della Tasi è slegato da coperture del bonus, ha a che fare con politiche fiscali del governo precedente che noi abbiamo ereditato.

Insisto: se i Comuni non sono in grado di fare i tagli richiesti, non crede che seguano la scorciatoia di aumentare la Tasi e, quindi, mettano una parte del bonus sul conto a carico dei contribuenti?
Questa è una scelta successiva, i Comuni hanno a disposizione questo strumento, ma certo il Governo Renzi non vuole utilizzare la Tasi per finanziare il bonus.

Se la crescita è zero o addirittura negativa e non 0,8, la strada che ci separa dal 3% di deficit/pil si stringe pericolosamente. Sarà larga a sufficienza per evitare una manovra in autunno?
Il 3% nel 2014, e anche nel 2015, non sarà superato.Non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva.

Sia sincero, ministro: premesso che il Paese non è in grado di sopportare un'altra manovra, come fa con questi numeri a essere così sicuro di poterla evitare?
In base alle informazioni che ho adesso e alle previsioni che abbiamo aggiornato con le nuove informazioni Istat, ribadisco quello che ho appena detto.

Nel Def di aprile è scritto che, con la legge di stabilità, si devono fare 15 miliardi di tagli della spesa. Si possono conseguire tagli selettivi per un importo così rilevante in un tempo così breve? Non sarà che alla fine arriverà, come sempre, la doppia scure dei tagli lineari e di nuove tasse?

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