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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2014 alle ore 06:36.

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«Alla luce dei recenti dati sul Pil, abbiamo deciso di rivedere le nostre stime sull'Italia: rispetto alle precedenti previsioni di una crescita dello 0,5%, ora riteniamo che l'economia del Paese si contrarrà dello 0,1% nel 2014. Questo renderà più difficile ridurre deficit e debito pubblico, ma soprattutto renderà politicamente più complesso implementare le riforme strutturali». Bastano poche parole all'agenzia di rating Moody's per prevedere quello che tanti temono: anche nel 2014 l'Italia potrebbe non crescere. Dopo due anni di recessione, insomma, potrebbe esserci il terzo. Moody's riconosce che la misura degli 80 euro è entrata in vigore a giugno, «per cui si è riflessa solo in uno dei tre mesi del secondo trimestre». Dunque i suoi benefici non si sono ancora visti. Ma, ugualmente, non prevede che l'Italia possa riprendersi quest'anno.
L'analisi di Moody's arriva dopo altre revisioni al ribasso delle stime sul Pil. La Banca d'Italia ha recentemente abbassato le attese dal +0,7% al +0,2%, mentre il Fondo monetario a luglio ha ridotto le aspettative dal +0,6% al +0,3%. Ma Moody's è la prima a prevedere il segno meno per il Paese anche quest'anno. Per di più il suo monito arriva dopo che, negli ultimi 10 giorni, altri economisti internazionali hanno mostrato freddezza sull'Italia. Da Goldman Sachs (che ha suggerito di smettere di comprare BTp), a Barclays (che ha annunciato di avere interrotto la sua politica di acquisti su BTp e Bonos), fino a Morgan Stanley (scettica sulla possibilità che l'Italia riduca il debito pubblico in questo contesto di stagnazione e deflazione): da più parti sono arrivate revisioni in negativo. Ora tocca a Moody's.
Il suo ragionamento parte dall'ultimo dato sul Pil, sceso nel secondo trimestre dello 0,2%. Questo ha indotto i suoi economisti non solo a rivedere le stime sulla crescita del Paese nell'intero anno a -0,1%, ma anche a ricalcolare deficit e debito. Rispetto alle stime del Governo e agli obiettivi del patto di stabilità sul deficit (2,6% del Pil quest'anno e 1,8% nel 2015), Moody's ritiene che il deficit si attesterà sul 2,7% in entrambi gli anni. «Con – scrive l'agenzia – significativi rischi di ulteriori revisioni in peggio». Il debito pubblico, secondo l'agenzia di rating, arriverà a toccare il 136,4% del Pil quest'anno, per poi calare al 135,8% nel 2015.
Questo produrrà una serie di conseguenze. Innanzitutto minerà la politica di consolidamento fiscale del Governo, dato che è tutt'ora basata su una stima di crescita dello 0,8%. Per di più «complicherà l'implementazione dell'agenda di riforme di Renzi»: l'Italia, come dimostra l'indice dell'Ocse sulla reattività alle riforme, è stato il Paese del Sud Europa meno veloce a progredire. «Se da un lato Renzi ha un'agenda ambiziosa – scrive Sarah Carlson di Moody's –, dall'altro la lentezza della sua azione suggerisce che la popolarità del Governo non si è ancora tradotta in una fase politica propizia per legiferare e per riformare il Paese». E la vicenda di Carlo Cottarelli, il commissario per la spending review che recentemente ha denunciato il fatto che il Parlamento vuole usare i risparmi da lui indicati per nuove spese piuttosto che per tagliare le tasse, secondo Moody's è emblematica: «Dimostra il vento contrario che soffia sulla capacità dell'Italia di realizzare tagli strutturali alla spesa, a causa delle pressioni politiche».
Insomma: Moody's mette il dito in tante piaghe dell'Italia. Le sue previsioni possono essere giuste o sbagliate, ma quello che conta è altro: l'opinione internazionale sull'Italia sta cambiando. L'idea di un Paese immobile torna a prevalere tra gli osservatori. E, sullo stesso tema, ieri si è pronunciato anche un portavoce della Commissione europea: «È con le riforme strutturali che si creano le condizioni per crescita e occupazione in Italia. Ma la loro attuazione riguarda lo Stato». Come a ribadire, dopo le parole del Premier Renzi al Financial Times, che l'Italia deve fare da sé. Però – ribatterebbe Moody's – deve fare in fretta.
m.longo@ilsole24ore.com
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