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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2014 alle ore 06:36.
L'ultima modifica è del 05 settembre 2014 alle ore 10:57.

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Presidente, l'elenco è nutrito, questi 40 miliardi non li vedo proprio. La sfida è un'altra: tradurre gli impegni in fatti, evitando il boomerang degli annunci, scegliendo priorità e agendo di conseguenza con serietà. Restiamo sul taglia debito, si faranno almeno i 10 miliardi di privatizzazioni previsti per quest'anno e quelli a venire?
Le privatizzazioni si faranno e i target previsti verranno rispettati. Non sono convinto che si debba partire da Eni e Enel. Non vedo prioritario ridurre le quote dello Stato in due società che hanno grandi potenzialità, il corso dei titoli può ancora crescere, si può fare un discorso più strategico. Abbiamo dato un indirizzo di lungo corso a queste aziende e siamo convinti che questo indirizzo possa produrre nuovo valore da ulteriormente valorizzare. Questo vale anche per le Poste dove Caio sta facendo un buon lavoro, lasciamoglielo fare. Esiste il tema di fare cassa: con Padoan troveremo le soluzioni idonee.

Presidente, ritorno sul tema dell'urgenza italiana: crede davvero che, con l'itinerario da lei indicato, potrà ricavare spazi di manovra su crescita e flessibilità con un Hollande così debole e una Merkel così forte e così rigida?
Innanzitutto, mi faccia dire che su questi temi c'è più convergenza in Europa di quanto si possa leggere sui giornali. Noi teniamo fermo il 3% ma c'è una flessibilità possibile nella tempistica del fiscal compact: se facciamo le riforme, e come ho detto le faremo, potremo avere più tempo per il rientro del debito. Il punto decisivo è trovare il modo affinché l'impegno di Juncker sugli investimenti promossi e promessi si traduca in realtà e, come ho già detto, le misure straordinarie di Draghi devono arrivare all'economia reale. La Francia sta al 4% di deficit/pil noi restiamo al 3% perché con il nostro debito abbiamo bisogno di questo elemento di credibilità.

Quindi per quest'anno, visto l'andamento del pil, saremo costretti all'ennesima e distruttiva manovra correttiva?
No, innanzitutto perché sono convinto che il risultato sulla crescita non sarà così negativo come si dice e poi perché possiamo puntare sul dividendo dei tassi bassi sul debito pubblico e su un buon andamento del fabbisogno. Dati negativi e positivi si annullano.

Vorrei tanto che avesse ragione ma, vista la delicatezza di queste partite, non era forse meglio per l'Italia avere in Europa un ministero economico di peso piuttosto che lady Pesc, indipendentemente dal giudizio che si può avere della Mogherini?
La risposta è sì se si pensa che l'Europa sia solo quella dello spread e dell'economia, la risposta è no per chi come me ritiene che la pace sia un valore ancora più importante da difendere e, dove necessario, costruire. L'Italia deve tornare a pensare in grande, puntando sul mondo e non solo sulle vicende di casa nostra. Non è detto, peraltro, che un commissario economico non italiano non possa tutelare meglio il nostro interesse sulle politiche di crescita e di flessibilità.

Ci sarà un rimpasto di governo? Si parla di Alfano alla Farnesina e di Delrio agli Interni...
Fantapolitica. La squadra è questa e non si tocca. A tempo debito sostituiremo solo il ministro degli Esteri.

Posso dirle presidente che mi resta un dubbio, pesante: ha o no la piena consapevolezza della gravità della crisi specifica italiana? La priorità oggi è l'economia non le riforme istituzionali che sono ovviamente importanti, è proprio sicuro che nel suo programma di mille giorni ci sia un disegno organico che rifletta questa urgenza, il senso di una rotta che porti a un clima di competitività e di legalità su cui scommettere per favorire davvero la ripresa degli investimenti e lo spirito di rinascita di un Paese?
Non pensavo di convincerla, direttore, ma avendo convinto quattro italiani su dieci, ho una grande responsabilità che mette i brividi. Questo risultato mi spinge a non guardare in faccia nessuno, considero tale consenso il capitale per il cambiamento di questo Paese. Per dirla in termini economici, questo 41% è un utile che reinvesto nella nostra azienda, che è l'Italia. Ma continuerò a farlo con quello stile di leggerezza che è mio: non è serio solo ciò che viene detto con una faccia seria. Vengo da una cultura personale e politica per cui nessuno è indispensabile, per cui ci si può prendere sul serio anche sorridendo. Per salvare l'Italia non servono facce corrucciate, ma idee pesanti. Sono convinto che il Paese non si salva se non si salverà con i suoi imprenditori, le sue famiglie, i suoi lavoratori, la sua gente. Perciò io continuerò a coinvolgere gli italiani anche se l'establishment storcerà il naso e tutti insieme usciremo da questa crisi.

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