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Questo articolo è stato pubblicato il 10 settembre 2014 alle ore 06:37.

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ROMA
La riunione Ecofin di Milano dovrà servire a rafforzare anche in chiave europea il lavoro già in corso sulla finanza d'impresa. Il governo presenterà sabato un documento (si veda Il Sole 24 Ore del 7 settembre) in linea con le iniziative già prese e con i primi risultati in materia di finanziamenti alternativi al canale bancario. L'idea è valorizzare al massimo, con un respiro Ue, l'esperienza dei mini-bond, il ruolo degli investitori istituzionali chiamati a mettere capitali sulle nostre aziende, la finanza innovativa per le infrastrutture, lo strumento del venture capital che vede l'Italia ancora nelle ultime posizioni.
La proposta che sarà illustrata dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan prospetta un'"Unione dei mercati dei capitali" attraverso la quale sviluppare un sistema di finanziamenti sempre più diversificato, in grado di compensare almeno in parte la drammatica caduta del credito tradizionale illustrata sin dalla prima pagina del documento (s veda il grafico). Il contributo di esperienza che potrà portare l'Italia è il frutto della task force sulla finanza d'impresa che era stata istituita ad aprile con il coordinamento dei capi delle segreterie del Mef (Fabrizio Pagani) e dello Sviluppo economico (Stefano Firpo). Quel lavoro è in parte confluito nel decreto competitività – ad esempio con la parziale liberalizzazione dei finanziamenti diretti da parte di assicurazioni e fondi di credito e con le semplificazioni su corporate bond e azioni con voto plurimo – ed in parte potrebbe tornare utile per futuri provvedimenti.
Si ripongono molte aspettative sui cosiddetti mini bond, una riforma confezionata a più tappe con una serie di decreti del ministero dello Sviluppo (a partire dai provvedimenti Monti–Passera). Dopo notevoli incertezze iniziali, anche per l'incompletezza del quadro regolamentare, lo strumento dedicato alle emissioni di piccole medie aziende non quotate in Borsa sta iniziando a mostrare numeri interessanti. Negli ultimi due mesi – secondo il bilancio diffuso a fine agosto dal Mef – sono state 26 le Pmi che per la prima volta si sono affacciate sul mercato dei capitali e hanno emesso mini bond per un valore pari complessivamente a circa 1 miliardo. Con emissioni che vanno da 5 a 200 milioni. Tra le proposte che saranno avanzate dal governo rientra anche la costituzione di una rete specializzata nel fornire servizi alle imprese che si affacciano a questo tipo di liquidità alternativa alle banche, allo scopo di sostenerle nell'affrontare oneri amministrativi, legali e fiscali.
In tema invece di patrimonializzazione, il documento cita un altro strumento: l'Ace (aiuto alla crescita economica). Anche in questo caso varato con un decreto del governo Monti, l'Ace è stato recentemente potenziato con il Dl competitività. Ne è stato esteso il raggio d'azione, con la possibilità di utilizzarlo come credito d'imposta Irap, e ne è stata rafforzata la portata per le imprese che si quotano; tuttavia alla fine, complici i vincoli di copertura, l'intervento è risultato di portata inferiore rispetto alle attese. Su questo argomento il governo intende continuare a lavorare così come sul capitale di rischio – «bisogna utilizzare appieno i nuovi Fondi europei per il venture capital» – e sul capitolo delle infrastrutture, per le quali si punta in primo luogo su project bond, partenariato pubblico-privato, fondi di debito, programmi di garanzia.
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