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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2014 alle ore 09:44.
L'ultima modifica è del 19 settembre 2014 alle ore 09:45.

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FRANCOFORTE - È rimasta largamente al di sotto delle attese la domanda di liquidità da parte delle banche dell'Eurozona alla prima delle aste della Banca centrale europea per fornire fondi a costi vicini allo zero da prestare all'economia reale. Le aste fanno parte di un piano della Bce per evitare che l'area dell'euro scivoli in deflazione e aggravi le prospettive di crescita e occupazione: l'inflazione attuale allo 0,4% è lontanissima dall'obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%.

Un totale di 255 banche ha ottenuto ieri 82,6 miliardi di euro, contro aspettative dei mercati finanziari di almeno 100 miliardi. La prima banca a dichiarare l'importo richiesto è stata UniCredit, che ha detto di aver ottenuto 7,7 miliardi di euro. In genere, la domanda più alta dovrebbe venire da istituti italiani (che nel primo round hanno ottenuto 23 miliardi di euro, oltre un quarto del totale) e spagnoli, anche se queste ultime sarebbero rimaste ieri molto al di sotto delle attese, con 14 miliardi di euro, secondo stime del settore. Molte altre banche, come quelle tedesche, hanno abbondante liquidità, così come i loro clienti, e si prevede quindi che partecipino in misura modesta alle operazioni della Bce, che non pubblica la ripartizione delle allocazioni per Paese. Le banche francesi avrebbero a loro volta presentato richieste molto inferiori al tetto loro concesso (ogni banca può richiedere fino al 7% del proprio portafoglio di prestiti alle imprese e alle famiglie).

Nelle prime due operazioni (i risultati della prossima verranno annunciati l'11 dicembre), le banche hanno la possibilità di richiedere fino a 400 miliardi di euro. All'Eurotower sono propensi ad attendere l'asta di dicembre, quando ritengono che la domanda sarà più alta, prima di dare una valutazione complessiva, come ha sottolineato anche Peter Praet, membro del comitato esecutivo, alla Reuters. Il basso livello di richieste in questa prima operazione solleva tuttavia qualche dubbio sull'efficacia del piano e «probabilmente condurrà la Bce a rafforzare le azioni per aumentare il proprio attivo di bilancio nel breve termine», secondo Giuseppe Maraffino, di Barclays Capital.

I finanziamenti con le operazioni di liquidità, dette Tltro, sono a 4 anni al tasso annuo fisso di 0,15% (lo 0,05% dell'attuale tasso di rifinanziamento più uno spread di 10 punti base). Secondo diversi analisti del settore bancario, molti istituti hanno preferito aspettare l'asta di dicembre, quando saranno stati chiariti gli esiti dell'esame condotto dalla Bce stessa sui bilanci bancari (in pubblicazione a fine ottobre) e quando ci sarà qualche indicazione sul programma di acquisti di titoli cartolarizzati (Abs) e di covered bond da parte dell'Eurotower, che a sua volta partirà il mese prossimo. La Bce realizzerà poi altre sei aste nel 2015 e nel 2016, per un totale di mille miliardi di euro, con modalità diverse, favorendo le banche che hanno aumentato il credito. Se non impiegheranno i fondi ricevuti con prestiti all'economia reale (con l'esclusione dell'immobiliare) le banche devono restituirli alla Bce dopo due anni.

Le Tltro e gli acquisti di titoli fanno parte di un piano annunciato a giugno dal presidente della banca centrale Mario Draghi per cercare di combattere il rischio di deflazione e rilanciare la stagnante economia dell'Eurozona attraverso migliori condizioni per il credito. Il risultato molto basso della prima asta solleva qualche dubbio sulla possibilità che la Bce raggiunga il suo obiettivo di riportare il proprio attivo ai livelli del 2012, come ha detto Draghi: si tratterebbe di un aumento di circa mille miliardi di euro, rispetto agli attuali 2mila miliardi.

Il prossimo appuntamento per i mercati è la comunicazione, oggi, da parte della Bce dei rimborsi delle banche dei fondi provenienti dalle precedenti iniezioni di liquidità triennali, realizzate a cavallo della fine del 2011: in questo modo si scoprirà quanta della domanda della prima Tltro è nuova liquidità e quanta invece è servita a rimborsare i vecchi prestiti. A differenza di allora, le banche non sono però particolarmente a corto di liquidità. Il rischio, secondo Lena Komileva, di G+ Economics, è che il risultato deludente di ieri abbia un impatto sulla fiducia. È chiaro, secondo Komileva, che gli effetti quantitativi della Bce sono più che compensati dalla debole domanda nell'Eurozona, dalle rigidità strutturali e dai rischi geopolitici esterni. Se il piano annunciato da Draghi non darà l'esito sperato, sostiene l'economista, la Bce si troverà nuovamente sotto pressione all'inizio del 2015 perché acquisti anche titoli pubblici.

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