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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2014 alle ore 22:19.
L'ultima modifica è del 21 ottobre 2014 alle ore 08:18.

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Con protagonisti diversi, sembra un tentativo di ripetere uno scellerato evento storico, quel patto Molotov-Ribbentrop che nell’agosto del 1939 di fatto decise il futuro della Polonia e che, in prospettiva, fu una delle cause che resero possibile lo scatenarsi della II Guerra Mondiale. Almeno a detta di Radoslaw Sikorski, politico polacco ed ex ministro degli Esteri di Varsavia fino al settembre scorso. Ma , alla fine, non è andato in porto.

Secondo quanto racconta Sikorski al sito web americano politico.com in una intervista del 19 ottobre, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe proposto nel 2008 all’allora premier polacco, Donald Tusk, la divisione del territorio dell’Ucraina fra le due nazioni. Durante la vista di Tusk a Mosca, secondo quato racconta Sikorski (che all’epoca era ministro degli Esteri del proprio Paese), Putin «voleva che noi partecipassimo a questa spartizione dell’Ucraina... È stata una delle prime cose che Putin disse al mio primo ministro, durante la sua visita a Mosca. Egli (Putin, ndr) disse anche che l’Ucraina era una nazione artificiale e che la città di Lwow era di fatto una città polacca».

Prima della II Guerra Mondiale, effettivamente la città di Lwow (in ucraino Lviv), insieme ad altri territori attualmente appartenenti all’Ucraina, appartenevano alla Polonia. Secondo Sikorski, che accompagnò Tusk nel suo viaggio a Mosca, il premier polacco non rispose al suggerimento di Putin, anche perché sapeva che qualsiasi risposta sarebbe stata registrata, ma di fatto la Polonia non mostrò mai alcun interesse alla proposta di Putin: «Non volevamo aver nulla a che fare con questa faccenda», sottolinea Sikorski.

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