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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2014 alle ore 16:42.
L'ultima modifica è del 23 ottobre 2014 alle ore 17:57.

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Viktor Orban (Reuters)Viktor Orban (Reuters)

L’Ungheria si prepara a introdurre la prima tassa al mondo sui dati scaricati da internet. Cinquanta centesimi di euro per ogni gigabyte. È l’ultima trovata del premier Viktor Orban che conferma così la sua linea di politica economica fuori dagli schemi, a volte lontana dalle direttive dell’Unione europea, e sempre improntata al nazionalismo e all’autarchia.

Il ministro dell’Economia, Mihaly Varga, ha spiegato oggi i dettagli del provvedimento del governo che colpirà il trasferimento di dati via internet. La tassa dovrebbe essere di 150 fiorini per ogni gigabyte, circa 50 centesimi di euro. E dovrà essere pagata dagli internet service provider: una logica revisione ed estensione - come ha spiegato Varga - dell’aumento delle imposte sulle telefonate e i messaggi di testo annunciati dal governo già nel 2011.

La misura, contenuta nella bozza di Finanziaria per il 2015 trasmessa al Parlamento di Budapest, ha immediatamente sollevato le critiche degli utenti della rete: oltre 100mila persone si sono iscritte in poche ore al gruppo Facebook anti-tassa, che sta organizzando una grande mobilitazione contro il governo domenica nella capitale magiara.
Per Neelie Kroes, commissario europeo uscente per l’Agenda digitale, la tassa annunciata dal governo finirà per danneggiare l’economia digitale del Paese. «Una tassa su internet decisa in modo unilaterale non è una buona idea. Farà aumentare i costi di accesso a internet per i consumatori», ha detto Kroes al Financial Times sottolineando come l’Ungheria sia già molto indietro nelle classifiche comunitarie sull’utilizzo di internet, accesso alla banda larga e regolamentazione digitale.

Il ministero Varga ha quantificato in 20 miliardi di fiorini, poco più di 65 milioni di euro, il gettito annuo della nuova tassa, ma secondo i calcoli degli esperti, alla luce del traffico internet registrato nel Paese, la cifra potrebbe essere dieci volte superiore. Secondo l’Ufficio statistico federale ungherese nel 2013 l’intero settore internet ha generato ricavi pari a 164 miliardi di fiorini, circa 535 milioni di euro.
Di fronte alle proteste popolari, il partito di governo Fidesz ha chiesto di porre un tetto all’importo massimo che verrà imputato ai singoli utenti. Un limite che probabilmente verrà imposto anche ai versamenti della aziende, come si evince dal gettito contenuto preventivato dal governo.

Magyar Telekom, controllata da Deutsche Telekom e leader del mercato internet ungherese, ha detto che la nuova «drastica» tassa rischia di compromettere gli investimenti previsti in infrastrutture a banda larga e ha chiesto il ritiro della proposta, aggiungendo che gli operatori non sono stati consultati. L’associazione delle imprese di categoria ha avvertito che la tassa costringerà le aziende ad aumentare i prezzi, si rifletterà sull’inflazione e frenerà la crescita dell’intera economia: «Chi perderà davvero con la tassa su internet non saranno i provider di internet, ma i loro clienti, gli utenti, gli ungheresi che potranno accedere ai servizi solo a un prezzo molto più alto o, in alcuni casi, non potranno più accedervi».
Balazs Nemes, uno dei promotori della protesta su Facebook è durissimo. «Nei Paesi più sviluppati l’accesso alla banda larga è considerato un diritti civile. Solo le dittature più oscure vogliono controllare il web finanziariamente o con la forza bruta», ha detto. «Paghiamo l'Iva, i provider internet pagano le imposte aziendali, cosa giustifica l’idea di rendere l’uso di internet un lusso quando lo usiamo per cose fondamentali come prendere un appuntamento medico, iscriverci all’università o pagare bollettini bancari?».

La tassa sui dati internet è solo l’ultima di una lunga serie di controverse misure fiscali e finanziarie volute dal governo Orban e approvate dal Parlamento nel quale il Fidesz può contare su una maggioranza schiacciante. Misure che sono servite a Orban per risanare il bilancio pubblico. E - dicono i suoi avversari - per conquistare ulteriori consensi, consolidare il proprio potere e colpire i suoi avversari. Il governo ha a più riprese introdotto tasse aggiuntive a carico delle grandi banche, delle compagnie dell’energia, le società dell’hi-tech e delle telecomunicazioni, gli investimenti pubblicitari,

Dal 2010 ad oggi, Orban ha guidato l’Ungheria - Paese da dieci anni parte integrante della Ue - verso una deriva populista e autarchica, con attacchi pesanti alla stessa Unione europea e al Fondo monetario, oltre che «alle banche internazionali e ai poteri forti che vogliono comandare in casa d’altri».
Orban ha, a suo modo, portato il Paese fuori dalla recessione, ha rimesso in ordine il bilancio dello Stato, ha riscritto la Costituzione magiara e ha sottomesso alla volontà del governo anche l’azione della Banca centrale: sempre in forte contrasto con le indicazioni della Ue e della Bce. Ha sbattuto la porta in faccia all'Fmi chiudendo il programma di aiuti ed è riuscito a trovare il supporto del mercato con ripetute emissioni di bond in dollari. E ora sta giocando una difficile partita nel settore energetico, con il progressivo avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin. Quella sui gigabyte di internet è solo l’ennesima stravaganza.

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