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Questo articolo è stato pubblicato il 08 novembre 2014 alle ore 08:13.

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ROMA.
La criminalità ha un impatto fortemente negativo sull'immagine di un paese e sugli investimenti stranieri che questo riesce ad attrarre. Lo ha sottolineato ieri, a Milano, il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco nel suo intervento al convegno «Contrasto all'economia criminale, precondizione per la crescita economica» organizzato dalla stessa banca centrale, in collaborazione con la Fondazione Cirgis. Visco ha anche fornito una misura precisa di quanto negli ultimi anni sia costata al Paese questa perdita di appeal: si tratta di circa 16 miliardi, più di un punto di Pil. «La criminalità ha un effetto negativo sugli investimenti in generale e quelli diretti dall'estero in particolare» ha infatti detto Visco. E ha spiegato: «Utilizzando l'indicatore Doing Business, che fornisce una sintesi della qualità dell'ambiente istituzionale, e considerando il grado di penetrazione criminale nel territorio, è stato stimato che, a parità di altre condizioni, se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell'area dell'euro, tra il 2006 e il 2012 i flussi di investimento esteri in Italia sarebbero risultati superiori del 15 per cento - quasi 16 miliardi di euro - agli investimenti diretti effettivamente attratti nel periodo». Più in generale, il governatore ha ricordato quale sia la priorità per l'Italia: «Creare le condizioni per tornare a crescere è oggi fondamentale e urgente». E ancora: «L'azione di riforma in questa direzione deve rispondere a un disegno ampio e organico, volto a ridurre l'incertezza e ispirato a principi di efficienza, equità e legalità». La lotta all'illegalità va quindi vista come uno degli strumenti essenziali per creare un contesto favorevole allo sviluppo: «Legalità, buona legislazione, regolazione efficace delle attività economiche e pubblica amministrazione efficiente - ha detto Visco - sono le principali componenti di un sistema istituzionale in grado di favorire innovazione e imprenditorialità e rimuovere rendite di posizione e restrizioni alla concorrenza».
Invece «la criminalità organizzata, la corruzione e l'evasione fiscale - ha aggiunto - non solo indeboliscono la coesione sociale, ma hanno anche effetti deleteri sull'allocazione delle risorse finanziarie e umane e sull'efficacia delle riforme in atto. Rendono impossibile la costituzione di un ambiente favorevole all'attività d'impresa, e quindi all'occupazione, e riducono le possibilità di crescita dell'economia». Il governatore ha poi citato uno studio recente secondo il quale l'insediamento della criminalità organizzata in Puglia e Basilicata negli anni '70 ha generato nelle due regioni, nell'arco di un trentennio, una perdita di Pil pari circa al 16 per cento, rispetto a uno scenario controfattuale appositamente costruito in modo da ricalcare le condizioni socio-economiche iniziali delle due regioni.
Quanto alle aziende di credito, Visco ha ricordato che banche sane sono una barriera contro la criminalità: «Il rispetto della legalità nell'attività finanziaria è un presupposto della sana e prudente gestione delle istituzioni finanziarie. A loro volta, intermediari sani e prudenti costituiscono una barriera contro la penetrazione criminale nell'economia legale». Infine, il governatore ha spezzato una lancia a favore di «una rapida approvazione della legge sull'autoriclaggio»: questo «sarebbe un primo, importante, passo verso una lotta più efficace alla criminalità organizzata, dopo anni di discussione». In particolare «la definizione di un'adeguata fattispecie penale consentirebbe di punire efficacemente gli autori dei reati di evasione fiscale, truffa e corruzione, i cui comportamenti in vario modo ostacolano l'individuazione della provenienza delittuosa del denaro». Il disegno di legge approvato dalla Camera e ora in seconda lettura al Senato «rappresenta – ha detto il governatore – un compromesso tra diverse posizioni, anche molto distanti. Non esclude che ulteriori misure, volte a colpire comportamenti in ambiti specifici, siano introdotte in futuro».
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Le criticità
SOMMERSO CRIMINALE
Il peso di racket e estorsioni
Secondo l'Istat, il peso sul Pil di droga, prostituzione e contrabbando di tabacchi sarebbe dell'1%. Aggiungendo anche le attività della criminalità organizzata (come racket e estorsioni), le stime riportate dalla Banca d'Italia superano il 10%
10%
IMPRESE A RISCHIO
Sud sopra la media
Secondo il centro di ricerche Transcrime, il 30% delle imprese italiane dichiara di percepire un rischio criminalità molto o abbastanza elevato nella propria zona. Nel Mezzogiorno questa percezione arriva al 40%
30%
INVESTIMENTI PERSI
Il confronto con l'area euro Utilizzando l'indicatore Doing Business, se le istituzioni italiane fossero state con un livello di criminalità uguale a quello dell'area euro, tra il 2006 e il 2012 il flusso di investimenti esteri sarebbe stato maggiore del 15% (quasi 16 miliardi di euro)
16 miliardi

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