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Questo articolo è stato pubblicato il 16 novembre 2014 alle ore 08:11.

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di Donato Masciandaro
Se è vero che i forum dei ventuno Paesi economicamente più forti (G20) dovrebbero occuparsi dei problemi più urgenti per l'economia e la finanza mondiali, non c'è dubbio che il vertice di Brisbane dovrebbe occuparsi del fenomeno delle manipolazioni finanziarie, che per dimensioni e caratteristiche appare un autentico cancro. Occorrono misure drastiche. Da un lato, la definizione di prezzi rilevanti per l'economia mondiale non può più essere affidata ad oligopoli di poche banche. Dall'altro, occorrono punizioni efficaci, che certo non sono le sanzioni, anche miliardarie. Le banche ree confesse dovrebbero essere sottoposte a un ostracismo internazionale: sospensione temporanea di tutte le attività bancarie nei Paesi del G20.


Nell'ultima settimana le cronache hanno visto emergere l'ennesimo enorme caso internazionale di manipolazione finanziaria: sei banche multinazionali hanno ammesso che la loro attività sui mercati dei cambi è stata oggetto di una sistematica manipolazione, accettando di pagare multe per quattro miliardi di dollari. Ma la natura straordinaria del fenomeno è che la vicenda in oggetto non è che l'ultimo anello di una catena che colpisce per dimensioni, tempistica e protagonisti.
Riguardo alle dimensioni, uno studio di Roger Mc Cormick calcola che nel periodo che va dal gennaio 2009 al dicembre 2013 la stima sulle sanzioni bancarie relative a Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Svizzera, Giappone, Australia Svezia ed Hong Kong ammontano a quasi duecento miliardi di euro - come ordine di grandezza è oltre un decimo del totale del Pil dell'Italia. Riguardo alla tempistica, le sanzioni fanno riferimento a comportamenti avvenuti prima ma anche dopo la Grande Crisi Finanziaria. Questo significa che lo shock che in aggregato le economie avanzate ed i loro sistemi finanziari hanno subito non hanno modificato i comportamenti scorretti. L'analisi economica ci dice che i comportamenti scorretti dipendono dai benefici attesi e dai costi attesi. A loro volta i costi dipendono dall'efficacia deterrente della regolamentazione. In prima battuta viene naturale osservare che - almeno finora - l'efficacia deterrente è stata trascurabile. Anzi: in alcuni casi la potenziale deterrenza è diventata incentivo all'opacità: una analisi sistematica dei flussi di capitale mostra che i Paesi inseriti nelle cosiddette "liste nere" possono vedere aumentata la loro appetibilità. Se la Grande Crisi non ha cambiato nulla, vuol dire che chi fa manipolazioni finanziarie ha percepito che non è cambiato nulla nella regolamentazione. Riguardo ai protagonisti, le maggiori banche oggetto di sanzione sono americane - le sanzioni a loro riferite rappresentano il 68% del totale - inglesi - sanzioni pari al 21% - e poi due svizzere, una tedesca ed una spagnola. I protagonisti sono i principali attori dell'industria bancaria mondiale, che, nei due decenni che hanno preceduto la Grande Crisi, sono di fatto divenuti i regolatori di sé stessi. Una applicazione sistematica del principio della autoregolamentazione di intermediari e mercati ha fatto diventare i principali mercati mondiali essenzialmente dei recinti auto-referenziali.
Cosa occorre ora? Che i mercati siano quello che la buona analisi economica insegna: i prezzi devono essere sottratti all'arbitrio di pochi, e chi manipola i prezzi deve essere posto fuori dai recinti. Concretamente: sono un organismo internazionale - come il G20 - può ristabilire il principio che prezzi internazionali richiedono una sorveglianza internazionale. E solo un organismo internazionale può definire sanzioni che siano più efficaci delle sanzioni. Perché essere scettici sulle sanzioni? Basta guardare alle reazioni dei mercati dopo che sanzioni sono state comminate. Occorre qualcosa di più.
Ad esempio un temporaneo ostracismo: chi manipola deve essere escluso dal mercato. Ma questo la politica vuol farlo? Negli anni ottanta il FMI propose qualcosa di simile per quei paesi che non rispettavano gli standard internazionali antiriciclaggio: l'embargo finanziario. Da allora abbiamo visto mettere in atto gli embarghi più diversi - anche sui medicinali - ma di embargo finanziario neanche l'ombra.
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