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Questo articolo è stato pubblicato il 17 dicembre 2014 alle ore 06:39.

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MAGGIORANZA DIVISA

La posizione in commissione accentua le differenze nella maggioranza. Il viceministro Costa (Ncd): l’equilibrio si troverà nel testo del Governo

Alla Camera si scoprono le carte sulla prescrizione. Ma la maggioranza si conferma divisa. E rischia di avvicinarsi la “tempesta perfetta” sull’intreccio tra lavori parlamentari e proposte del Governo. Ieri alla commissione Giustizia della Camera è stato presentato il testo base messo a punto dai relatori (Sofia Amoddio, Pd, e Stefano Dambruoso, Scelta civica). Ed è un testo che, se in parte accoglie l’impostazione del Governo, la sorpassa nel segno di una maggiore rigidità. Perchè oltre a intervenire sul congelamento dei termini, due anni dopo la condanna di primo grado e uno dopo il deposito di quella in appello, come previsto nel progetto messo a punto dal ministero della Giustizia e approvato dal Consiglio dei ministri il 29 agosto, stringe le maglie anche sulla durata complessiva. Scelta quest’ultima accantonata da parte del Governo.

Il disegno di legge sul quale ieri la discussione a Montecitorio è stata accesa, impedendone di fatto l’adozione, rinviando al seguito in agenda già oggi, prevede infatti l’aumento dei termini di prescrizione per tutti i reati. A cambiare è infatti la regola base introdotta dalla ex Cirielli. Se infatti oggi la prescrizione è, di norma, pari al massimo della pena prevista per legge, il testo base presentato dai relatori prevede che i termini siano pari al massimo della pena aumentato di un quarto. Un esempio, per capire. Reato di bancarotta fraudolenta punito con pena massima di 10 anni: oggi si prescrive in 10 anni, pari al massimo di sanzione, domani potrebbe prescriversi in 12 e mezzo, massimo della pena più un quarto. In più viene alzata da 6 a 7 anni la prescrizione minima per i reati, mentre resta ferma a 4 per le contravvenzioni.

Ma i relatori vanno anche oltre il Consiglio dei ministri di venerdì scorso con le misure anticorruzione. Se infatti il tandem Renzi-Orlando ha previsto un aumento di 2 anni sia nel minimo sia nel massimo della pena per corruzione, il disegno di legge discusso ieri raddoppia tout court i tempi per l’estinzione del reato. Non colpendo solo la corruzione ma anche la concussione, l’induzione indebita, il crollo di costruzioni, il disastro doloso.

Una decisa stretta. Che non vede però unita la maggioranza. Ncd prende le distanze, con il viceministro alla Giustizia Enrico Costa che assicura: «il punto di equilibrio si troverà nel testo del Governo. Occorre certo evitare che troppi processi siano bruciati dalla prescrizione, ma l’allungamento dei termini non può significare anche un prolungamento dei tempi necessari per arrivare a sentenza. Oggi la data della prescrizione è anche stimolo per il giudice a fare presto». E Alessandro Pagano componente Ncd in commissione Giustizia della Camera, a proposito del testo dei relatori, parla apertamente di «fuga in avanti».

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, mentre ancora si aspetta la presentazione in Parlamento (quasi certamente alla Camera) del disegno di legge con le norme su anticorruzione e congelamento della prescrizione, già mette le mani avanti e, quanto a sovrapposizioni con il testo di fonte parlamentare, sottolinea come «il nostro provvedimento ha un perimetro più ampio. In ogni caso, sarà l’ufficio di presidenza della commissione a valutare». E

E se alla Camera le acque sono agitate anche al Senato monta lo scontento. Francesco Nitto Palma (FI) presidente della commissione Giustizia, perde la pazienza a proposito dell’inerzia del Governo. «Non possiamo aspettare in eterno - attacca -. Ho l’impressione che da parte di questo Governo non ci sia una grande conoscenza delle dinamiche parlamentari. Basti pensare che interventi sulla criminalità economica rischiano di essere in discussione sia alla Camera sia al Senato». Così, se Orlando invita il Senato intanto ad affrontare il disegno di legge sulla criminalità economica (con la riforma del falso in bilancio e le misure contro la criminalità organizzata) in commissione si puntano i piedi e non si intende buttare via il lavoro già compiuto sull’anticorruzione.

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