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Questo articolo è stato pubblicato il 21 gennaio 2015 alle ore 12:37.
L'ultima modifica è del 21 gennaio 2015 alle ore 13:21.

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La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Diego Armando Maradona per l'accusa di diffamazione ai danni dell'ex presidente di Equitalia, Attilio Befera. All'ex calciatore viene contestato di avere fatto dichiarazioni nel 2012 in cui affermava di essere vittima di una strumentale persecuzione da parte di Equitalia.

La vicenda legata al contenzioso fiscale che da anni vede contrapposti Maradona e l'erario per il saldo di un debito tributario pari a quasi 40 milioni di euro finisce adesso all'attenzione di un giudice penale. Il gup del tribunale di Roma Chiara Giammarco, infatti, deve decidere il 18 marzo prossimo se rinviare a giudizio per diffamazione l'ex calciatore del Napoli accusato dalla procura di aver offeso con una serie di dichiarazioni rese tra il maggio e il giugno del 2012 la reputazione di Equitalia e del suo presidente dell'epoca Attilio Befera. Al Pibe de Oro, in particolare, il pm Nicola Maiorano ha contestato di aver detto ripetutamente (tra interventi pubblici e interviste a organi di stampa) «di essere vittima di una strumentale persecuzione da parte di Equitalia sulla base di documentazione falsa e di procedure irregolari che lo aveva portato vicino a gesti irreparabili, come accaduto ad altre persone».

Dichiarazioni che l'ex numero 10 partenopeo fece direttamente o tramite il suo difensore, l'avvocato Angelo Pisani, per il quale è stato chiesto il giudizio per lo stesso reato. Equitalia, attraverso gli avvocati Emilio Ricci e Antonella Follieri, si costituirà parte civile ritenendosi vittima di «un'ampia e denigratoria campagna di stampa» che l'ha rappresentata come «un Ente ingiusto, prevaricatore e volto a esasperare le difficoltà economiche dei contribuenti meno abbienti, definiti vittime del sistema fino a essere condotti al suicidio». Le parole di Maradona, secondo i legali di Equitalia, sono apparse lesive della reputazione oltre che indimostrate e gratuite, per «aver alimentato anche quel clima di aggressione che si è creato attorno all'Ente culminato con una serie di gravi attentati ai danni della dirigenza e del personale».

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