Italia

Budget Usa, Obama propone lo stop alla riduzione automatica del deficit

basta tagli

Budget Usa, Obama propone lo stop alla riduzione automatica del deficit

Barack Obama  (Reuters)
Barack Obama (Reuters)

NEW YORK - Barack Obama prova a liberare il budget federale americano dalle catene dell'austerity. Nella proposta annuale che presenterà lunedì al Congresso chiederà di abbandonare i tetti di spesa adottati ormai tre anni or sono assieme ai repubblicani nell'ambito di un accordo che puntava alla riduzione dei deficit. Il progetto prescrive di superarli di 74 miliardi di dollari, pari a un aumento della spesa del 7 per cento.

Funzionari dell'amministrazione, delineando i contorni del piano, hanno rivelato che nell'anno fiscale 2016 Obama prevede 561 miliardi di dollari per la difesa e 530 miliardi per gli investimenti civili. Le cifre sfondano i limiti stabiliti da una legislazione sul rigore fiscale del 2011, di 38 miliardi nel caso del Pentagono e di 37 miliardi per il resto del budget.

La mossa di Obama intende in particolare cancellare del tutto gli effetti del cosiddetto “sequester” - tagli automatici e generalizzati che erano stati introdotti di comune accordo proprio per tenere sotto controllo la spesa - facendo leva sul miglioramento delle condizioni dell'economia statunitense. Una schiarita che agli occhi della Casa Bianca consente al Paese di permetterseli e anzi li richiede per poter continuare a crescere.

«Se il Congresso respinge il mio piano e rifiuta di cancellare i tagli arbitrari, minaccerà la nostra economia e le nostre forze armate - ha scritto il presidente sull'Huffington Post -. Gli investimenti in aree chiave cadranno ai livelli minimi degli ultimi dieci anni, una volta considerata l'inflazione, mettendo a rischio il nostro sistema dell'istruzione, la ricerca, le infrastrutture e la sicurezza nazionale».

L'offensiva di Obama, però, è solo la prima battaglia di quella che si preannuncia come un lunga guerra. I repubblicani, che ora controllano la maggioranza sia alla Camera che al Senato, non hanno intenzione di consentire alla Casa Bianca democratica di stabilire le priorità di spesa e vogliono mantenere l'accento sul risanamento dei conti pubblici. Ricordano che l'intesa originale fu raggiunta per limare duemila miliardi dai deficit federali nel corso di dieci anni.

L'amministrazione ha affermato che le nuove spese saranno finanziate anzitutto attraverso risparmi su programmi inefficienti e grazie alla eliminazione di scappatoie fiscali. Uno degli scontri più feroci sarà tuttavia probabilmente sulle tasse: la strategia fiscale di Obama, delineata nel Discorso sullo Stato dell'Unione, prevede quelli che definisce come aumenti delle imposte per i redditi più elevati - tra i quali incrementi delle imposte sui guadagni di capitale - e sgravi e incentivi per i ceti medi e medio bassi.

Oltre che con i repubblicani, però, la manovre economiche di Obama sono finite sotto accusa anche tra le correnti progressiste. L'idea di tassare popolari piani di risparmio dedicati alle rette universitarie è stata già abbandonata, dopo che contro di lei è insorta anche la leader democratica della Camera, Nancy Pelosi. E uno studio dei think tank Brookings Institution e Urban Institute, vicini ai democratici, ha sostenuto che nell'insieme le iniziative fiscali dell'amministrazione faranno poco per rafforzare i redditi dei ceti medi e che anzi potrebbero in numerosi casi danneggiarli.

© Riproduzione riservata