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Amazon, Google, Microsoft vittime del superdollaro: giù i ricavi e gli utili deludono Wall Street

New York - Neppure l'alta tecnologia e la velocita' astronomica di Internet possono sfuggire alla presa del Super Dollaro. Google, gigante dei motori di ricerca, ha visto il proprio “motore” finanziario frenato dalla bufera sulle valute: il suo giro d'affari sarebbe aumentato del 20% non fosse stato per un biglietto verde troppo forte che ha invece ridimensionato la marcia al 17%, sotto le attese degli analisti. In dollari lo “scherzo” delle valute, ha rivelato il direttore finanziario Patrick Pichette, ha fatto evaporare almeno 400 milioni dal fatturato del quarto trimestre 2014 anche una volta tenuto conto degli hedge. E Google ha generato entrate per 14,5 miliardi contro i 14,7 previsti. Gli utili hanno a loro volta deluso: l'aumento del 41% a 4,8 miliardi, depurato da voci straordinarie, si e' tradotto in 6,88 dollari per azione, nettamente meno dei 7,12 auspicati. Il titolo ha oscillato nervosamente nel dopo mercato, prima in ribasso del 3% poi in rialzo dell'1,4 per cento. Ma appare comunque sotto pressione, sceso del 7% in tre mesi.

Google e' diventata la vittima hi-tech piu' illustre di quella che qualcuno gia' chiama guerra delle valute, ma non e' affatto la sola. Amazon ha battuto nettamente le attese trimestrali, con profitti scesi del 10,5% a 214 milioni, ma ha anch'essa denunciato che il suo e-commerce ha sofferto le tensioni sui cambi generando una crescita del 15% a 29,33 miliardi anziche' del 18 per cento. Microsoft ha attribuito parte di risultati decisamente appannati alla corsa del dollaro. E preoccupazione l'ha ammessa la regina stessa dei record di bilancio, Apple, che ha pronosticato effetti negativi dalle valute nei prossimi mesi, fino a cinque punti percentuali di fatturato.

Il resto delle grandi multinazionali americane ha sofferto semmai ancor di piu': Procter & Gamble, nel largo consumo, ha assistito a un crollo dei profitti del 31% e delle vendite del 4,4% a causa di 5 punti erosi dall'effetto valute. Di piu': ha stimato che quest'anno potrebbe sacrificare sull'altare dei cambi 1,4 miliardi in profitti. Altri allarmi sono scattati da Pfizer nel farmaceutico, che teme per il 2015 entrate ridotte di 2,8 miliardi nel farmaceutico; e da Caterpillar e United Technologies nel manifatturiero, la prima reduce da una flessione del fatturato trimestrale dell'1,1% e da promesse di drastici tagli, la seconda che ha gia' calcolato in 1,5 miliardi le entrate che andranno perse quest'anno.

Le sfide di Mountain View
Tornando a Google, la sfida valutaria non e' l'unica davanti all'azienda ma proprio per questo complica la sua agenda. La societa' risente di un progressivo indebolimento della redditivita' - i margini operativi sono scesi al 24% dal 28% dell'anno prima - e di una frenata delle entrate pubblicitarie, anche se pur sempre le domina su Internet. I paid click, cioe' i click sui link degli inserzionisti che compaiono a fianco dei risultati delle ricerche, sono aumentati del 14% ma le entrate per click sono scivolate del 3 per cento. Entrambe sono state cifre peggiori di quelle ipotizzate dagli analisti. E il fenomeno non e' passeggero, riflette trasformazioni del business: l'avanzata dei click mobili, da smartphone, che sono considerati meno efficaci e sono quindi meno redditizi.

Il gruppo di Larry Page e Sergey Brin ha risposto aumentando gli investimenti, per cercare nuove strade di crescita: nell'ultimo trimestre le spese di gestione sono state di 6,78 miliardi, pari al 37% delle entrate, rispetto ai 5,03 miliardi pari al 32% di un anno fa. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono saliti del 46% a 2,81 miliardi. In un segno poco incoraggiante oggi e' pero' in discussione anche lo status di Google come primo motore di ricerca: non e' piu' la scelta di default per il browser Firefox di Mozilla ed e' in dubbio se potra' rinnovare la posizione per Safari di Apple. Il Super Dollaro a dare filo da torcere ai conti non poteva arrivare in un momento meno propizio.

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