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Accelera la deflazione nell’Eurozona

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Accelera la deflazione nell’Eurozona

Il tasso di inflazione annuale ha toccato il minimo dalla nascita della moneta unica confermando che la scelta della Bce di procedere al quantitative easing era necessaria. Secondo il dato flash diffuso da Eurostat, i prezzi al consumo nella zona euro hanno registrato a gennaio una deflazione più forte del previsto con l’indice generale a -0,6% su base annua, trascinato in basso dal crollo delle quotazioni del petrolio. Soltanto nel breve periodo da giugno a ottobre 2009 i tassi di inflazione erano stati negativi.

Già a dicembre 2014 l’area euro aveva segnato una discesa sotto lo zero dell’indice dei prezzi (-0,2%) dovuta ai primi effetti del calo del greggio. Con il barile che continua a essere quotato meno di 50 dollari, la pressione deflazionistica si è accentuata oltre le aspettative degli analisti che avevano stimato -0,5 per cento. I costi dell’energia nei 19 Paesi del blocco hanno visto una flessione dell’8,9% e anche per alimentari, alcool e tabacco Eurostat prevede un calo dello 0,1 per cento. In aumento, dell’1%, soltanto i servizi.

Ma pure senza le volatili componenti di energia e alimentari, il tasso d’inflazione rallenta, ancora una volta al minimo storico della moneta unica: l’indice core ha frenato con un incremento dello 0,5% dallo 0,7 di fine anno.

A preoccupare, infatti, sono soprattutto le aspettative di inflazione scese sotto il 2 per cento nell’agosto scorso e via via diminuite. E nonostante i responsabili della politica monetaria europea, con Mario Draghi in testa, non vedano segnali della pericolosa tendenza a posticipare i consumi in attesa di ulteriori cali, molti analisti ritengono che il tasso resterà negativo per gran parte dell’anno. L’inflazione è finita ormai in quella che la Bce definisce «zona di pericolo», ovvero sotto l’1%, dall’ottobre del 2013. E le previsioni elaborate per conto dell’istituto di Francoforte prima dell’avvio del Qe davano una crescita dei prezzi pari allo 0,3% nel 2015 e all’1,1% nel 2016.

«I prezzi in caduta oggi e le aspettative pessimistiche sull’inflazione futura prova oltre ogni ragionevole dubbio che era tempo di agire» è il commento di Richard Barwell, senior economist per l’Europa a Royal Bank of Scotland. Anzi, aggiunge, «è rischioso iniziare il Qe così tardi nella partita della deflazione». La decisione di comprare titoli del debito sovrano per 60 miliardi di euro al mese è stata adottata dalla Bce il 22 gennaio dopo un lungo braccio di ferro con la componente tedesca - Jens Weidmann - dell’istituto. I tedeschi sono infatti convinti che le pressioni deflazionistiche dovute al prezzo dell’energia non si trasferiranno all’indice core. Non tutti, però. Secondo Bernd Weidensteiner di Commerzbank il dato di gennaio «conferma che il punto di vista delle colombe nella Bce va nella giusta direzione».

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