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Il super-dollaro frena la crescita Usa

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Il super-dollaro frena la crescita Usa

NEW YORK

Un rallentamento della crescita americana per il quarto trimestre era atteso dopo la performance stellare di un + 5% per il terzo trimestre. Qualcuno suggeriva un +3,4%, altri il 3%, invece il dato ha deluso: «solo» un +2,6%. Su base annuale il tasso di crescita medio per il 2014 è pari al 2,4%, di poco superiore al 2,2% del 2013. C’è dunque una sfida chiara per il 2015: si riuscirà quest'anno, con un tasso di disoccupazione al minimo in molti anni e con una domanda al consumo che si è decisamente rafforzata a tornare sui livelli di un tempo, quando la crescita media, ad esempio nel grande boom degli anni Novanta era del 3,4% all’anno? La risposta è chiara, la sfida sarà molto difficile per via di un cambiamento strutturale di molte variabili macroeconomiche. Se da una parte i consumi hanno tirato molto bene nel quarto trimestre, grazie a piccoli aumenti dei redditi reali e soprattutto alla caduta verticale del costo del carburante, gli investimenti delle aziende hanno fatto marcia indietro mostrando prudenza per il futuro; l’interscambio commerciale ha tolto addirittura un punto percentuale alla crescita del Pil del quarto trimestre a causa di un aumento delle importazioni dovuto anche al rafforzamento del dollaro. Il rafforzamento del dollaro inoltre ha guastato i profitti globali per molte imprese che hanno mostrato trimestrali deludenti ed hanno pronostici non positivi per il 2015. Se a questo aggiungiamo la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse da qui alla fine dell’anno il quadro per il 2015 presenta luci e ombre. È vero che i consumi, che contano per i due terzi dell’economia, sono cresciuti nel quarto trimestre addirittura del 4,3%, ma l’insieme degli sviluppi internazionali, con il rallentamento in Asia con i problemi per la Russia e con le turbolenze europee suggerisce cautela: per il trimestre in corso le stime di crescita sono ora fra il 2% e il 2,5%, qualche ottimista, arriva anche al 3%.

Del resto la Yellen aveva già dato mercoledì scorso la chiave di lettura giusta: la «pazienza» della Fed prima di aumentare i tassi sui fondi federali, poteva essere estesa al di là di giugno in funzione di una nuova variabile, aggiunta per la prima volta nel comunicato, quella internazionale. Si aggiunga che le principali banche centrali internazionli hanno lavorato solo in una direzione, indebolire le rispettive valute nei confronti del dollaro e la Fed, soprattutto in assenza di segnali inflazionistici, dovrà pur compensare in qualche modo la perdita di competitività. Anche per questo, subito dopo il risultato trimestrale, i mercati hanno scommesso ancora con maggiore convinzione che non vi sarà un aumento dei fed fund prima di ottobre, se mai ci sarà anche allora. I futures sui rendimenti a giugno sono diminuiti e le probabilità scontate dal mercato per un aumento a giugno sono scese ieri all’11%. Prima della diffusione del dato sul Pil erano al 14%, subito dopo il comunicato della Fed di mercoledì erano al 18% e appena un mese fa erano al 26%. Del resto un altro governatore, Bullard ha sottolineato che «in un clima di inflazione molto bassa, le leve a disposizione della Fed restano molteplici».

Ma vediamo i contorni numerici alle tendenze di fondo di cui si è parlato poco sopra. La spesa pubblica, certo molto volatile, è caduta del 2,2% nel trimestre, soprattutto per una caduta delle spese militari. Pensate che una contrazione del 3,4%% degli ordini di beni durevoli in dicembre è stata dovuta in gran parte a una diminuzione del 56% delle spese militari. In quest'atmosfera di prudenza, gli investimenti aziendali che un tempo facevano da traino sono rimasti fermi a un aumento dell’1,9%. Le esportazioni sono aumentate del 2,8% contro il 4,5% del trimestre scorso. Il dollaro forte insomma già comincia a lasciare il segno. Vediamo di quantificarlo per le aziende americane. Google ha avuto un calo di 400 milioni del suo fatturato e soffre un calo di circa il 7% del valore del titolo da qualche mese a questa parte per via del dollaro forte il fatturato ha avuto un aumento del 14% invece del 20% atteso. Amazon si è dovuta accontentare di una crescita del fatturato del 15% a 29,33 miliardi invece del 18%. Procter & Gamble ha sofferto di una caduta dei profitti del 31% e del fatturato del 4,4%, Pfizer nel farmaceutico teme per il 2015 un calo delle entrate per 2,8 miliardi di dollari, nel manifatturiero Caterpillar ha subito una flessione delle vendite per il quarto trimestre dell'1,1%, United Technologies ritiene invece che nel 2015 il fatturato potrebbe calare anche di 1,5 miliardi di dollari. Il passaggio al traino del consumo è dunque complicato. Anche per questo lunedi Barack Obama presenterà un bilancio che cercherà di aumentare le spese infrastrutturali.

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