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Grecia-Europa, nulla di fatto per una telefonata e una parola di troppo

la crisi ellenica

Grecia-Europa, nulla di fatto per una telefonata e una parola di troppo

C'è un problema di semantica, di parole da usare o non usare nel comunicato finale (la parola incriminata è stata “estensione” del piano), nel muro contro muro tra Grecia e Eurogruppo. Ma anche di due linee politiche che si scontrano. Essendo l'Europa una serie di democrazie e non un impero né una Federazione, il governo greco porta avanti le sue richieste di “rottura” di discontinuità per un New Deal in funzione anti-austerità con cui ha vinto le elezioni; gli altri partner europei, chiedono invece l'estensione del piano di crediti vigilati dalla troika, piano che scade il 28 febbraio.

Ma come è andata la riunione? Secondo ricostruzioni informali, verso le 22 di ieri sera la riunione dell'Eurogruppo era finita e i ministri si erano accordati su una formula da inserire nel comunicato finale. Si parlava di accordo su un programma da estendere, emendare e concludere, tre parole per accontentare tutte le parti: i tedeschi che vogliono che il programma sia portato a compimento, i greci che vogliono modificarlo, e tutti quei Paesi che vorrebbero un'estensione del piano che tenga la Grecia ancora sotto tutela della Troika a tutela dei loro crediti. Ma il comunicato non ha mai visto la luce: il ministro greco Yanis Varoufakis, dopo una telefonata ad Atene, ha chiesto che venisse tolta la parola “estendere”, e così tutti gli altri hanno rimesso in campo le loro richieste. I greci alla fine dell'Eurogruppo hanno diffuso un comunicato da Atene con cui respingono l'estensione del programma di salvataggio. A Bruxelles Varoufakis, al termine della riunione, mantiene, nel gioco delle parti, toni più concilianti: è stata «molto costruttiva, spero in una soluzione ottimale lunedì», ha detto alla stampa. Ma la sua prova di forza di fronte ai 18 partner di Eurolandia lascia l'Eurogruppo spiazzato, stravolge l'ordine dei lavori e lo costringe ad una conferenza stampa stringata al termine dei lavori. E toccherà ai leader riprendere la discussione tra qualche ora.

Che Atene ed Eurogruppo non riescano nemmeno a scrivere un comunicato congiunto e rinviino la discussione, molto “animata”, al nuovo Eurogruppo di lunedì, dà il segno di come le posizioni siano distanti e che i nuovi protagonisti siano per ora inconciliabili con le regole attuali. Oggi si spera che il vertice dei capi di Stato e di Governo possa trovare un modo per instaurare un dialogo tra Tsipras e la Merkel. Perché per ora il Governo greco è fermo sulle sue posizioni e non ha intenzione di retrocedere: rinnega l'austerità, non vuole più la Troika che chiede di sostituire con l'Ocse, rifiuta il piano di aiuti europeo come è oggi, e propone di sostituirlo con qualcosa che dia a Tsipras e ai suoi ministri margine di manovra per attuare il loro programma di governo per dare sollievo alla popolazione. In caso contrario Tsipras verrebbe rinnegato dai suoi stessi elettori. E come ha scritto l'ex premier britannico Tony Blair sul Financial Times di ieri, in una nazione che perde il 25% del Pil non ci si può aspettare altro che la rivoluzione. Insomma se Tsipras fallisce il paese mediterraneo rischia svolte molto più radicali e dall'esito imprevisto: il terzo partito ad Atene è una formazione di ispirazione nazionalsocialista.

«Ci sono stati progressi ma non abbastanza per arrivare ad una soluzione comune», ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem al termine della riunione. Molti ministri avrebbero voluto che la Grecia chiedesse un'estensione del programma attuale di aiuti, che avrebbe dato loro la possibilità di negoziare, ma all'interno di una cornice definita e garantita. Ed erano pronti a spedire i tecnici dell'Euro Working Group ad Atene per lavorare assieme al nuovo Governo alle modifiche possibili al piano. Ma Dijsselbloem ha spiegato che «serve prima una base comune politica», e «poi gli esperti potranno lavorare a quella tecnica». Niente tecnici ad Atene quindi e niente negoziati a livello di Eurogruppo prima di lunedì, quando ci sarà una nuova riunione a Bruxelles. «È stata una discussione fruttuosa. A tratti un pochino troppo franca nei toni, ma sono ottimista. Proseguiamo la conversazione lunedì», ha detto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Di toni “accesi” parla anche Dijsselbloem, al termine di una conferenza stampa cominciata con due ore di ritardo.

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