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Fininvest cede il 7,79% di Mediaset

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Fininvest cede il 7,79% di Mediaset

  • –Simone Filippetti

Fininvest mette sul mercato una quota del 7,79% di Mediaset. La finanziaria che fa capo alla famiglia di Silvio Berlusconi colloca il pacchetto riservato a investitori istituzionali italiani e stranieri. Al termine dell’operazione la quota della holding che controlla il gruppo televisivo scende dal 41,28 al 33,4%: incasso di 377,2 milioni. Ieri il titolo Mediaset a Piazza Affati ha guadagnato l’1,48%. La liquidità ottenuta «consentirà a Fininvest di proseguire nel rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale della società e di agevolare eventuali investimenti in un’ottica di diversificazione». Filippetti pagina 25

Silvio Berlusconi spiazza tutti. Con una mossa a dir poco a sorpresa (per ricordarsi di una analoga, bisogna tornare indietro di 10 anni), la Fininvest vende un pezzo, il 7,79%, di Mediaset, incassando 377 milioni di euro. E il più grosso gruppo tv privato d’Italia diventa un’azienda contendibile e scalabile (anche se più in teoria che in pratica): il flottante sale quasi al 70% e la cassaforte della famiglia dell’ex premier scende al 33%. Quanto basta per garantire la presa di un’azionista di riferimento, ma con un’azionista mercato che se,organizzato, potrebbe anche aspirare a dire la sua e avere posti in consiglio. Il tutto è avvenuto in una manciata di ore. A mercati chiusi l’annuncio che era stato lanciato un collocamento-lampo (tecnicamente un accelerated book-building). Merrill Lynch Unicredit hanno chiuso il libro in poco tempo: già alle 21 un comunicato informava della fine del tutto. L’unica altra volta in cui Berlusconi ha venduto un pezzo della sua “creatura” è stato nel 2006. Allora la cassaforte collocò una grossa fetta, il 17%, di Mediaset. Corsi e ricorsi: anche dieci anni fa Finivest era scesa attorno al 30%, come oggi (per poi risalire). La mossa dell’allora Cavaliere, che era Primo Ministro, era stata letta come un modo per divincolarsi dall’accusa di conflitto di interessi. Stavolta nessuna dietrologia politica.

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Il timing è degno di un orologio svizzero. Mediaset veniva da mesi di rally. E Fininvest ha venduto 92 milioni di pezzi ai massimi dei dodici mesi. Oggi è attesa la reazione: gli analisti si attendono che il titolo scenda. Già nell’after hour sono scatte le prime vendite. In più, ci vorranno un po’di giorni di assestamento perché il mercato metabolizzi il tutto. Sono stati collocati 91 milioni di titoli contro volumi che in media negli ultimi mesi sono stati tra i 10 e i 15 milioni di pezzi. Ma questo non cambia l’interesse per il titolo. Anzi, sul medio termine, aumenta l’appeal speculativo su Mediaset.

Per capire la ratio finanziaria, bisogna però fare un passo indietro: nel 2005 Mediaset sfondò la soglia record di 600 milioni di utili. Quota mai più rivista. Da allora, l’azienda è entrata in un cono d’ombra fino a cadere, per la prima volta nella storia, in rosso nel 2012. Da almeno tre anni, non paga più dividendi all’azionista Fininvest. Ecco che con il blitz di ieri, la holding incassa, in una sera, quello che in condizioni normali avrebbe richiesto anni e anni di futuri dividendi. Il tutto senza perdere il controllo. Perché con il collocamento quell’8% non è finito in mano a un singolo investitore, ma a tanti istituzionali e stranieri. Ormai da anni il gruppo tv è una sorta di derivato sull’Italia: se oggi un investitore vuole fare una scommessa su una ripresa dell’Itala, compra Mediaset, titolo ciclico per eccellenza. E allora ecco che negli uffici di Via Paleocapa hanno pigiato il pulsante “vendi” ai massimi da quasi un anno (quota 4 euro risale al maggio del 2014). Certo il collocamento del 2006 è lontano anni luce: allora Jp Morgan aveva piazzato i titoli a 9 euro.

Nel frattempo è successo di tutto. Ma la storia tende anche a ripetersi: allora Fininvest collocò il 17% scendendo a 34%, ma poi con piccoli e continui ri-acquisti (mentre il titolo scendeva fino a toccare, nell’autunno del 2012, un minimo di 1,3 euro), Fininvest si era ricomprata a un prezzo più basso le quote che aveva venduto a prezzo doppio ed era risalita sopra il 40%(a cui va aggiunto un 3,8% di azioni proprie). Da tempo nella Galassia Fininvest si sta mettendo fieno in cascina: esattamente un anno fa Mediaset aveva venduto un pacchetto del 25% di Ei Towers e poi a fine anno l’incasso per la vendita di Digital+ e di una quota della pay-tv Mediaset Premium.

Non c’è solo l’opportunismo da take profit dietro la decisione di Berlusconi. La mossa, vista in controluce, si presta a considerazioni più strategiche. Fininvest è la cassaforte della famiglia dell’ex premier e dei suoi cinque figli (Marina, Piersivlio, avuti dalla prima moglie Carla dall’Oglio; Barbara, Eleonora e Luigi avuti da Veronica Lario) e Mediaset l’azienda da lui fondata. Ma guardando in un’ottica di analisi del portafoglio (investimenti), si direbbe che Fininvest è oggi sovra-esposta sull’entertainment (oltre a Mediaset ci sono anche Mondadori e Ac Milan): il settore pesa per il 40% del totale. Troppo, soprattutto alla luce della futura vendita di Mediolanum (imposta da Bankitalia come effetto della condanna definitiva di Berlusconi per i diritti tv) che sbilancerebbe ancora di più l’asset allocation. Con la liquidità incassata, Fininvest di fatto annulla la tegola del Lodo Mondadori che l’ha vista costretta a versare un maxi-assegno da 491 milioni a Carlo De Benedetti per la Battaglia di Segrate, avvenuta nel lontano 1991. Ma soprattuo può guardarsi intorno per diversificare gli investimenti e riequilibrare il portafoglio. Il momento è propizio.

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