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Mosca sempre più lontana dall'Europa

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Mosca sempre più lontana dall'Europa

La Russia di Putin è sempre più simile a una satrapia mediorientale, che minaccia i vicini che non si sottomettono, li invade per ampliare il proprio territorio e dove chi disturba il leader viene eliminato.
Che siano giornaliste indipendenti come Anna Politkvoskaja, milionari espatriati come Boris Berezovskij od oppositori politici come Boris Nemtsov. È quello che succede in Russia, è quello che la Russia fa ad allontanare sempre più questo grande, importante Paese dall'Europa e dall'Occidente. Mosca non è mai sembrata così diversa da Berlino, Parigi o Roma come in queste ore, in cui contempliamo sgomenti il corpo senza vita del leader del partito liberale, riverso sul ponte che domina la Piazza Rossa e il Cremlino.

È una pessima notizia, per la Russia innanzitutto, che sembra incapace di gestire la lotta per la leadership. In questo è fin troppo evidente il fallimento della Russia sulla via della democrazia e il suo avvitamento lungo il sentiero di un cupo autoritarismo. Non bastano una Costituzione assai poco garantista, una Duma asservita al Cremlino, una tv controllata e una stampa imbavagliata a fornire il quadro della deriva autoritaria del sistema politico russo: purtroppo con regolarità ricorrente dobbiamo assistere anche all'omicidio di chi non si piega.
Il presidente Putin grida al complotto, ovviamente ordito contro di lui, e gli investigatori avanzano la singolare ipotesi di un'azione perpetrata da non meglio identificati terroristi islamisti.

Francamente non si capisce quale interesse avrebbero dovuto avere dei jiahdisti ceceni a eliminare un uomo che lo stesso presidente definiva «non pericoloso» per lui, cioè non in grado di contendergli il potere. Mentre la morte di Nemtsov rappresenta un oggettivo regalo per Putin. Il che ovviamente non ne fa il colpevole accertato, ma di sicuro ne farebbe il principale sospettato in qualunque “noir” che si rispetti. Le autorità russe hanno sostenuto che, grazie alla forte popolarità di cui gode, il presidente non avrebbe avuto alcun movente per provocarne la morte. Ma Nemtsov aveva sostenuto di stare per rendere pubbliche le prove di ciò che tutti sanno ma che ancora Putin si ostina a negare: che in Ucraina, come prima in Crimea, soldati dell'esercito russo combattono, senza insegne nazionali, insieme ai ribelli e contro le forze regolari di Kiev.

È lo sbugiardamento pubblico, a livello domestico e internazionale, il danno che Nemtsov poteva infliggere a Putin. Un danno che evidentemente ora non potrà più essere inflitto.
Dicevamo di come la Russia si allontana sempre più dall'Europa, e dall'Occidente. Da ieri, il mantra tante volte ascoltato «bisogna recuperare la Russia alla comunità internazionale» cambia decisamente significato o, per meglio dire, lo specifica. Non c'è dubbio che una Russia che si ponga sempre più “ai margini” di questa comunità rappresenta un problema. Ma un problema ancora maggiore è costituito da questa Russia “ai confini” d'Europa. Detto molto semplicemente, si rafforza sempre più la sensazione che fintanto che al Cremlino siederà Vladimir Putin sarà molto difficile avere con Mosca relazioni “normali”.

Si tratta evidentemente di una pessima notizia, ma occorre ricordare che nascondersi una brutta realtà non può che peggiorarla, oltre ad essere estremamente pericoloso. Non basta sostenere che la Guerra Fredda è finita – da oltre un quarto di secolo – come ha ribadito la settimana scorsa Federica Mogherini alla televisione italiana. Perché il rischio che le relazioni con Mosca si avvitino inevitabilmente è estremamente elevato ed episodi come questi non inducono all'ottimismo. Quello che è certo è che si allontana sempre più la speranza di poter costruire un'area di sicurezza comune, condivisa e cooperativa dall'Atlantico agli Urali, per parafrasare il generale De Gaulle; mentre cresce la sensazione corretta che la Russia abbia deciso di essere caparbiamente “altro” rispetto all'Europa.

È una grande opportunità perduta, di cui l'omicidio di Nemtsov rappresenta quasi una metafora .
Vedremo come verranno svolte le indagini, se porteranno all'arresto dei killer e dei mandanti e soprattutto se saranno in grado di dissipare le oscure nubi di sospetto che gravano, ancora una volta, sulla testa di Putin, o se invece non ci riusciranno, esattamente come avvenne nel caso dell'assassinio di Anna Politkovskaja. I precedenti non lasciano ben sperare, ma saremmo ben contenti di poter essere smentiti.

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