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Crescono i dubbi sul «tesoretto». Bankitalia: è…

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Crescono i dubbi sul «tesoretto». Bankitalia: è modesto, usarlo per migliorare i conti pubblici

Giornata di audizioni per le commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, impegnate a palazzo Madama nell’esame del Documento di economia e finanza 2015.Questa mattina, il presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio ha messo in guardia i parlamentari dall’idea di poter contare sugli 1,6 miliardi di euro di “bonus”, meglio noto come “tesoretto” . «Sembra prematuro» ha sottolineato Giuseppe Pisauro, pensare di utilizzare la cifra annunciata da Renzi nel Def 2015 «reputandola già acquisita».

Pisauro «perplesso» per scelta del governo
Una «deviazione anche molto modesta del quadro macro o dei tassi di interesse dalle previsioni» annullerebbe infatti il «miglioramento» previsto nel quadro programmatico provocando un «allontanamento significativo dal percorso di avvicinamento» all'Omt (obiettivo di medio termine). Per questo, Pisauro ha ribadito le «perplessità abbastanza forti» per la scelta di Palazzo Chigi che di fatto dà già per acquisite le ulteriori risorse del contestato “”tesoretto”.

Bankitalia: non spendere “tesoretto” ma riequilibrare conti
Sul tema ha detto la sua anche Bankitalia. Dopo aver definito «modesto» il “bonus”, e dovuto interamente alla minore spesa per interessi, via Nazionale ha chiesto che questo sia comunque « utilizzato per accelerare il riequilibrio della finanza pubblica», dando così «maggiore certezza al percorso verso il riequilibri». Il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, ha ricordato che «il ridimensionamento del debito citaliano, che resta tra i più pesanti d'Europa, non va perseguito solo perché richiesto» dalla Ue ma perché «lo impongono i principi della buona amministrazione e la necessità di mettere il Paese in condizioni di sicurezza rispetto a eventuali cambiamenti negli umori dei mercati, che non possono mai escludersi e che copiscono le finanze pubbliche tanto più duramente quanto più fragili sono le condizioni di partenza».

Scenario Def 2015-2016 «plausibile ma non esente da rischi»
Nel complesso, Bankitalia ha comunque giudicato «plausibile» lo scenario macro economico delineato nel Def per il biennio 2015-16, «anche se non esente da rischi a breve termine». «I miglioramenti della fiducia devono consolidarsi - ha osservato Signorini - l'incertezza sull'esito delle trattative sul programma di aggiustamento del governo resta elevata e può indurre volatilità nelle condizioni finanziarie».

Completare percorso riforme strutturali
Per bilanciare gli elementi di incertezza, Bankitalia ha quindi sollecitato il Parlamento a dare piena realizzazione alle riforme strutturali, condizione «essenziale per accrescere stabilmente il potenziale di crescita dell'economia e facilitare lo stesso riequilibrio dei conti». Nel complesso la strategia di riforme messa in cantiere dal governo appare «largamente condivisibile. Nonostante i progressi compiuti nell'ultimo periodo la fase attuativa continua a rappresentare uno dei principali punti deboli del processo di riforma in atto».

Prioritaria attuazione normativa del Jobs Act
Tra le misure da attuare «con sollecitudine», Signorini ha citato in particolare i decreti attuativi del Jobs Act. Quelli approvati nei primi mesi dell’anno e «che hanno dato parziale attuazione alla legge delega intervengono sulla disciplina dei licenziamenti limitando l'incertezza sull'esito del contenzioso, rafforzando i meccanismi di sostegno al reddito in caso di perdita dell'impiego, avvicinando l'Italia alle migliori pratiche internazionali e semplificano la disciplina dei rapporti di lavoro».

Corte conti: prioritario ridurre spesa pubblica ove eccessiva
Nel pomeriggio, a mettere in dubbio il concetto stesso di “tesoretto” spendibile per risolvere qualche problema urgente del paese è scesa in campo anche la magistratura contabile. Nel corso della sua audizione, il presidente della Corte dei conti Raffaele Squitieri ha definito «indispensabile, in un contesto in cui possono aprirsi spazi di intervento grazie soprattutto ad una riduzione della spesa per interessi, incrementare il potenziale di crescita del Paese». In altre parole, il governo non deve «rinunciare all'intervento in aree di spesa indicate da tempo come ancora fonti di uscite eccessive ed inefficaci»

Federalismo disegno incompiuto
Il Def 2015 preoccupa la Corte dei conti in particolare per quanto riguarda la sostenibilità delle prestazioni pubbliche, siano esse sanitarie o assistenziali, e le «rilevanti incertezze e differenze territoriali» che caratterizza le condizioni di accesso a questi servizi. Dopo anni di tagli, ha sottolineato Squitieri, «le Regioni vedono concentrare il loro impegno prevalentemente in due settori », ovvero Sanità e trasporti. In tutti gli altri comparti «le somme gestite direttamente dagli enti regionali risultano limitate. Ciò a riprova di un disegno che sembra allontanarsi dal progetto di federalismo di inizio dello scorso decennio, senza tuttavia trovare una nuova chiara definizione».

In Def gettito fiscale sovradimensionato
A preoccupare la magistratura contabile sono anche le stime di gettito fiscale indicate nel Def, che «potrebbero risultare sovradimensionate». Molti infatti gli «elementi» che inducono a evidenziare la possibilità di «un andamento delle entrate più debole di quanto atteso».

Alleva (Istat): risorse welfare locale ridotte del 4% dal 2010 al 2013
I rischi per la qualità delle prestazioni pubbliche a livello locale tra i temi centrali anche dell’audizione del presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, che ha sottolineato in particolare come in quattro anni, dal 2010 al 2013, le risorse pr il welfare territoriale si siano ridotte del 4 per cento. Nel 2013, «sulla base di informazioni parziali», le risorse destinate dai Comuni alle politiche di welfare territoriale ammontavano infatti «a circa 6 miliardi 800 milioni di euro, al netto della compartecipazione alla spesa da parte degli utenti e del Sistema Sanitario Nazionale. Rispetto al 2010, quando si è toccato il massimo con 7 miliardi e 126 milioni di euro, si registra una riduzione del 4 per cento», si legge nel documento consegnato da Alleva ai parlamentari.

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