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Assunzioni rifiutate per l’Expo, i sindacati:…

8 selezionati su 10 avrebbero rinunciato

Assunzioni rifiutate per l’Expo, i sindacati: «L’agenzia di selezione faccia chiarezza»

C’è qualcosa che non torna sulla vicenda dei giovani (bamboccioni) che hanno rifiutato un lavoro da 1.300 euro netti in occasione dell’Expo. Turni scomodi per 8 candidati su 10 come denunciato qualche giorno fa dal Corriere della Sera? Per i sindacati non è così.

A bollare la notizia come «falsa e pretestuosa» è il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni. «I giovani italiani non girano le spalle al lavoro, anzi, i giovani italiani che in questi anni, anche prima della crisi, sono stati pronti ad accettare lavori spesso all'insegna della precarietà e della totale insicurezza ora rivendicano, e noi vogliamo aiutarli a gridare tutta la loro rabbia, proposte che siano all'interno di garanzie seppur minime, di condizioni quantomeno possibili e soprattutto proposte vere e chiare, non lasciando spazio a chi mistifica cifre, condizioni, realtà», spiega il segretario. E continua: «Questo Paese «continua solo a parlare di opportunità ma poi si impegna poco per loro. La Cisl non può tollerare che di fronte a delle opportunità reali non ci si riesca ad organizzare per rendere possibili o almeno vivibili i contesti e le condizioni di lavoro, per far sì che i nostri giovani siano in grado di mettersi in gioco».

Anche la Uil chiede chiarezza sul caso delle assunzioni rifiutate da giovani per lavorare sei mesi all'Expo. «Abbiamo dato mandato - ha detto il segretario generale Uil, Carmelo Barbagallo - alla nostra categoria dei lavoratori con contratti atipici, la Uiltemp, di chiedere un incontro urgente alla Manpower in merito a questa vicenda dei cosiddetti “rifiuti” a lavorare all'Expo. A noi risulta, infatti, una situazione diversa da quella rappresentata in questi giorni».

Secondo il sindacato sarebbero arrivate molte segnalazioni da parte di ragazzi che, nonostante l'esito positivo della selezione, non sono poi stati assunti. Così come dai post pubblicati dagli stessi giovani risulta che la paga non fosse quella riportata inizialmente (1300 euro) ma molto più bassa. «È bene - ha concluso - fare subito chiarezza su questa situazione. Non vorremmo che si stesse facendo una sorta di propaganda ingannevole a danno di tanti giovani che, oggi più che mai, chiedono di lavorare e ai quali, invece, si continuano a offrire solo incertezze, miraggi e delusioni».

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