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L’opacità delle leggi? Per le Pmi è peggio dello…

trasparenza del mercato

L’opacità delle leggi? Per le Pmi è peggio dello scarso livello di sicurezza

Quasi il 90% delle imprese crede che il sistema economico italiano non favorisca la sicurezza e la trasparenza del mercato. A rivelarlo è il Focus Pmi, indagine realizzata da LS Lexjus Sinacta e Istituto Tagliacarne concentrata per l'edizione 2015 sulla percezione che le imprese hanno dei fenomeni illegali. Su un campione di 1.150 interviste, l'88,7% delle aziende ritiene che il sistema economico sia caratterizzato dalla presenza di uno o più elementi che non favoriscono la trasparenza e la sicurezza del mercato.

Il principale elemento critico, rivela l'indagine, è la scarsa chiarezza di norme e leggi (indicato dal 41,7% delle aziende), seguito da un livello di sicurezza non adeguata del mercato (21% degli intervistati). “La stragrande maggioranza delle aziende rispetta le leggi per paura o per convenienza. Dobbiamo fari sì che la legalità torni ad essere conveniente” ha commentato ieri Alfio Marchini in una tavola rotonda seguita alla presentazione dell'indagine in Borsa, cui hanno partecipato anche Alessandro Maggioni di Confcooperative, Mario Peserico di Confcommercio Milano, Roberto Sommella dell'Antitrust.

Secondo Antonio Calabrò, Consigliere Incaricato di Assolombarda per la legalità, bisogna partire da una certa “chiarezza delle priorità” con cui affrontare il fenomeno. E al primo posto ci sono criminalità organizzata e corruzione, che rappresentano un notevole costo economico per il sistema imprenditoriale.

Due imprese su tre rivelano, nell'indagine, che in uno scenario di totale assenza di attività illegali sul territorio potrebbero avere un giro d'affari superiore a quello attuale. L'importanza del fenomeno criminale ha, del resto, numeri da Finanziaria: “Negli ultimi tre anni siamo a oltre 17 miliardi di beni sequestrati a organizzazioni criminali, con 8 miliardi di beni definitivamente confiscati. Sono cifre comparabili a una manovra di stabilità” ha commentato Matteo Piantedosi, vice Capo della Polizia.

Per sottrarre il sistema economico all'illegalità non è necessaria, però, solo l'attività di repressione: Livia Pomodoro, presidente emerito del Tribunale di Milano ha sottolineato l'importanza del ripristinare la solidarietà fra istituzioni e società, mentre Claudio De Albertis di Ance ha parlato della necessità di eliminare le distorsioni normative che caratterizzano il rapporto fra cittadini (aziende) e stato. Del resto si possono sottrarre imprese all'illegalità anche aiutandole a crescere e a internazionalizzarsi; le eccellenze made in Italy – ha spiegato Domenico De Angelis di Banco Popolare – “stanno aumentando di anno in anno il proprio peso sul Pil” e potrebbero servire da esempio virtuoso. Secondo l'indagine presentata ieri, infatti, le imprese meno condizionate dai fenomeni illegali sono proprio quelle di dimensione più elevata, ovvero con almeno 50 addetti e un fatturato superiore ai 2,5 milioni di euro.

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