Italia

Marchionne: mille nuove assunzioni a Melfi. Renzi: non si crea…

visita del premier allo stabilimento fca

Marchionne: mille nuove assunzioni a Melfi. Renzi: non si crea lavoro andando ai talk show

MELFI - Mille nuove assunzioni a Melfi entro l'anno. Lo ha annunciato Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca, in occasione della visita del premier Matteo Renzi. «Noi siamo a 7.500 dipendenti e supereremo quota 8mila; quest'anno pensiamo di produrre fino a 400mila vetture», ha detto il manager; un numero, quest'ultimo, che sarebbe vicino al record storico degli anni 90 per la fabbrica lucana. Le mille assunzioni comprendono quelle nelle aziende dell'indotto.

Da qui è partito Renzi nel suo breve discorso ai giornalisti. «Qui a Melfi ho visto con Sergio Marchionne e il presidente Elkann una fabbrica reale dove si fanno le Jeep che vanno in America. Qui c'è gente che ha voglia di credere che Melfi non possa essere una cattedrale nel deserto. Dieci anni fa prendevano in giro e dicevano che la Fiat avrebbe chiuso; oggi l'investimento intelligente industriale che ha fatto Fiat porta questa azienda da qui, dal Sud, a produrre le Jeep auto anche per l'America». Ma non basta: «Da qui a settembre-ottobre - ha detto Renzi - ci aspettiamo altre tante buona notizie per l'economia italiana. Lo dico qui di fronte a Marchionne: vorrei potermi comprare anche un'Alfa Romeo, oltre a queste belle macchine». Il lavoro non si crea «andando martedì ai talk-show, facendo grandi slogan ideologici», ha sottolineato il presidente del Consiglio.

Matteo Renzi è arrivato in fabbrica alle 11 su una Jeep Renegade rossa guidata da Sergio Marchionne, accompagnato dal presidente della Fca John Elkann e da Andrea Guerra, consigliere economico della presidenza del consiglio. Nel corteo di Renegade e Fiat 500X, i due modelli di auto prodotti qui a Melfi, c'era anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Del Rio.

«La voglio dire in maniera molto chiara: ci possono essere tutte le polemiche del mondo, ma noi andremo avanti», ha detto Renzi. E come in occasioni precedenti, Marchionne lo ha sostenuto a tutto campo. Ribadendo l'appoggio alle riforme - «Quelle di Renzi sono riforme giuste, era necessario sbloccare il sistema»; e sostenendo il premier anche nella polemica sul sindacato. «Sindacato unico?La mia idea è personale e ha a che fare con la gestione dell'auto. Sia in America che in Germania c'è un sindacato unico dell'auto. E non mi sembra che gli Stati Uniti possano essere definiti un Paese totalitario».

Per quanto riguarda Confindustria, il manager ha detto che «non ho mai avuto la presunzione di pretende che il nostro modello sia valido per tutti. Nell'industria dell'auto non ha però senso operare con un contratto diverso dal nostro: abbiamo bisogno di flessibilità e non possiamo contrattare ogni variazione». Se Confindustria cambia impostazione, potreste rientrare? «Adesso che siamo stati fuori da Confindustria, se lei mi domanda se mi manca la mia risposta è no. Mi deve trovare un argomento molto convincente per rientrare, oltre al mio grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi come imprenditore».

Nessuna novità sul dossier alleanze: Marchionne non ha voluto confermare di aver inviato mail ai vertici di General Motors per proporre fusioni, ma si è detto convinto che entro il 2018 una maxifusione ci sarà. «O lo facciamo noi o il sistema si renderà conto che ci sono modi per migliorare la gestione di questi business».

© Riproduzione riservata