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Mafia capitale, Orfini difende Marino: sarà ancora sindaco, suo destino non lo decide Renzi

«Ignazio Marino sarà sicuramente ancora sindaco di Roma» il 21 giugno, quando è previsto il suo intervento alla Festa dell'Unità di Roma. Marino «non resta o va via dal suo posto perché lo decide Orfini o Renzi, la sua fonte di legittimazione sono i cittadini». Lo ha detto Matteo Orfini presidente del Pd e commissario dem nella capitale, che anche ieri aveva provato a blindare il primo cittadino della capitale («l'appoggio al sindaco di Roma Marino è ancora forte e deciso»), proprio mentre dal premier Matteo Renzi partiva un monito perentorio ai microfoni di Porta a Porta: «Sia il sindaco che l'amministrazione si guardino allo specchio e decidano cosa fare. Quest'anno c'è il Giubileo, tutto il mondo ci guarderà. Chi è in grado di governare governi, se non è in grado vada a casa». Una sorta di avviso di sfratto che faceva il pari con quello affidato a un colloquio con la Stampa: «Se fossi Marino non starei tranquillo».

Orfini: Marino via solo se decidono romani
«Marino è un sindaco eletto dai cittadini e il Pd non lo ha mollato. Ha il dovere di governare questa città» ha incalzato oggi Orfini, che ha aggiunto: «Siamo consapevoli che c'è la necessità di un salto di qualità dell'azione amministrativa. Una volta che vedremo la relazione del prefetto e sarà scongiurato, come tutti ci auguriamo e crediamo, lo scioglimento del comune per mafia, sarà necessario provvedere al rilancio». Per Orfini, perciò le parole del premier vanno colte «come uno stimolo a fare di più».

La relazione degli ispettori sulle infiltrazioni al Campidoglio
Il lavoro della commissione di accesso agli atti del Comune di Roma , presieduta dal prefetto Marilisa Magno, è finito ieri sotto la lente di Franco Gabrielli, che ha 45 giorni di tempo, per fare le sue valutazioni. Convocherà in proposito il comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza, presente stavolta il capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone, titolare dell'indagine Mafia capitale. Il parere finale di Gabrielli sarà inviato al ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Entro tre mesi Alfano può proporre al consiglio dei ministri lo scioglimento del Campidoglio. Ci sarebbe tempo, insomma, fino alla fine di ottobre. La verità è che l'esito di questo procedimento è una scelta politica. E non è affatto detto che si dovrà aspettare fino all'autunno per conoscere la sorte del sindaco Ignazio Marino e della sua giunta.

Grillo: rischio Roma sommersa da topi e clandesti, poi modifica tweet
Intanto le opposizioni continuano il pressing per far dimettere Marino e tornare subito al voto. «Roma deve essere liberata tramite il voto popolare come accaduto a Gela, Augusta, Porto Torres, Venaria e Quarto domenica scorsa. Non si può aspettare il 2016»ha scritto sul suo blog Beppe Grillo in un post dal titolo «Dead Marino Walking». E ancora in un tweet: «Elezioni a Roma il prima possibile, prima che la città venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini. #MarinoDimettiti». Dopo qualche ora però, mentre sui social network impazza la polemica per l’equiparazione offensiva tra topi e clandestini, il leader 5Stelle ha cancellato quel tweet e ne ha pubblicato un altro analogo dove «i clandestini» sono sostituiti da «i campi dei clandestini gestiti dalla mafia».

Secretata audizione Pignatone in commissione migranti
È durata due ore circa l'audizione del capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone, titolare dell’inchiesta Mafia capitale, davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento migranti. L'audizione è stata secretata su richiesta dello stesso magistrato. «Riteniamo, alla luce di quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e dalle risultanze investigative - ha detto il presidente della commissione Gennaro Migliore (Pd) - che ci potranno essere nuovi spunti di indagine, anche se Pignatone nulla ha voluto dire al riguardo. Non possiamo escludere che succeda ancora qualcosa, considerato il sistema con tutte le sue falle, sfruttate da questa organizzazione criminale di stampo mafioso, come ha certificato la Cassazione, che ha fatto il suo salto di qualità tra il 2011 e il 2012». Per Migliore l'obiettivo dell'attività di indagine della Commissione sarà quello di «individuare il sistema di connessione che ha visto Luca Odevaine (ex componente del tavolo sui rifugiati e uno degli indagati nell'indagine sul clan Buzzi-Carminati, ndr) operare indisturbato per anni, tanto da fargli dire che sapeva come influenzare e pilotare il flusso di migranti tra le varie Regioni»

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