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Questo articolo è stato pubblicato il 23 giugno 2015 alle ore 06:36.

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BRUXELLES

«Nella partita greca l’Italia non svolge alcun ruolo di mediazione», ammette a mezza bocca un giovane diplomatico italiano mentre Matteo Renzi e Alexis Tsipras si incontrano nella saletta della delegazione italiana al Justus Lipsius, poco prima dell’avvio della cena di lavoro dell’Eurosummit che chiude la lunga (e ancora inconcludente) giornata dell’Eurogruppo. Parole perfettamente in linea con quanto il presidente del Consiglio va ripetendo da giorni ogni qual volta qualcuno gli pone la questione greca. L’Italia, dice a tutti Renzi, «nel passato è stata considerata quasi al pari della Grecia ma quel film fa parte del passato, oggi l’Italia lavora per risolvere problemi altrui, senza angosce e preoccupazioni perché non vediamo il rischio contagio che poteva esserci due o tre anni fa».

Lo spread sotto controllo, i dati sull’occupazione e la lenta ripresa della crescita insieme alle riforme in cantiere fanno dire al premier che quelle paure sono ormai alle nostre spalle. Da problema che era per la stabilità dell’Eurozona, l’Italia è diventata parte della soluzione. E come tale si muove tra i 28 per un negoziato che eviti il peggio in Europa. «Tutti insieme dobbiamo lavorare per l’accordo e finora sono stati fatti passi avanti» ammette Renzi entrando nel Palazzo del Consiglio e ricordando che mentre Atene dovrà necessariamente fare la sua parte per rispettare gli impegni economici, l’Unione europea deve rispettare obblighi non solo economici.

Al primo ministro greco, reduce da una lunga giornata brussellese cominciata presto con un colloquio con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e proseguita con Mario Draghi e Christine Lagarde, Renzi ribadisce la volontà dell’Italia perché tra domani e giovedì si raggiunga quell’intesa che tutti ieri giudicavano quasi a portata di mano. Renzi manifesta dunque a Tsipras la necessità di rispettare il piano di riforme annunciato. Il premier italiano spiega di essere «convinto che vi sia la necessità di offrire una soluzione che consenta alla Grecia di restare nell’euro». Le condizioni per un accordo «ci sono e sarebbe un errore perdere questa opportunità». E il premier greco illustra nel dettaglio le ultime proposte di Atene che prevedono significativi aumenti di gettito fiscale con Iva al 23% su molti beni di consumo, l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, il blocco dei prepensionamenti. Il tutto per scongiurare un default sempre più vicino dopo i prelievi in massa (circa 2 miliardi di euro nel solo weekend).

«Ma se Atene – è il concetto guida di Renzi - deve far fronte ai suoi impegni di natura economica, anche la Ue deve far fronte ai suoi obblighi morali nei confronti di un Paese come la Grecia». Una discussione, quindi, che non riguarda solo le cifre e i conti ma anche «il tipo di comunità che vogliamo costruire per il nostro futuro». Un’Europa che sulle prove più dure rischia di mostrarsi solidale, dal dossier greco all’immigrazione, tema quest’ultimo che verrà affrontato giovedì nel prossimo Consiglio europeo. Un problema di fondo affrontato anche dall'ex presidente della Commissione ed ex premier Romando Prodi che profetizza un «accordino» sulla Grecia.

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