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Questo articolo è stato pubblicato il 16 luglio 2015 alle ore 06:38.

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ROMA

Calare il sipario sulla stagione delle grandi opere modello legge obiettivo. Cancellare la corsia veloce disegnata dal secondo Governo Berlusconi per realizzare un vasto programma di infrastrutture sarebbe un «messaggio importante» per Raffaele Cantone.

Ascoltato ieri alla Camera sulla riforma appalti il numero uno dell'Anticorruzione ha ribadito il suo giudizio «molto positivo» sul testo della delega, ma non ha mancato di avanzare alcune proposte di correzioni. Tra tutte l'introduzione di una norma mirata a contenere l'esplosione dei costi delle grandi opere affidate con la formula del general contractor, introdotto proprio dalla legge obiettivo per realizzare opere «chiavi in mano e a tempi e costi certi». Quello che si dice un caso di scuola, raramente riscontrato tra i cantieri italiani. L’idea? Vietare la possibilità di varianti per questo tipo di appalti, a meno che non si rendano necessarie per adeguarsi nuove leggi. In quel caso, dice Cantone, «non possiamo addossare i costi all’imprenditore. Però – ha aggiunto con un occhio al caso metro C a Roma - non prevedere la possibilità di ritrovamenti archeologici a Roma è un'altra cosa».

Il presidente dell’Anac ha riconosciuto la rilevanza dei nuovi poteri che il nuovo codice degli appalti consegna all'Authority. E ha tenuto a chiarire che il profilo sarà quello di un organo regolatore del mercato, non quella di un’Autorità-poliziotto. «In questo primo anno di attività – ha detto – abbiamo dimostrato di saper regolare il mercato senza bloccare gli appalti. Anzi». Di qui la richiesta di non toccare i commissariamenti degli appalti frutto di corruzione o a rischio infiltrazione, inaugurati la scorsa estate con il Dl 90/2014. «Si rischia di indebolire un istituto che sta funzionando», ha detto Cantone con riferimento alla norma della delega che introduce la possibilità per le stazioni appaltanti di annullare la gara o scorrere la graduatoria di aggiudicazione prima che si attivi l’Anac.

Giuste, invece, le norme per favorire la partecipazione agli appalti delle Pmi «da rafforzare con strumenti di soft regulation» e la scelta a sorteggiare i commissari di gara tra nomi selezionati dall’Anac, invece che su soggetti interni o nominati dalle Pa. Qui la preoccupazione riguarda l’aumento dei costi. Proposta: circoscrivere il nuovo sistema «al di sopra di certe soglie o per certe tipologie di appalti». Sollecitato dai deputati, Cantone è tornato anche sul tema delle concessioni. Questa volta però non si è parlato di autostrade. «Vi invito a focalizzare l’attenzione anche su porti e aeroporti – ha detto Cantone - perché in questi casi si creano rendite di posizione molto rilevanti». Ultimo passaggio sugli arbitrati. Con la richiesta di cancellare i lodi “liberi”, ridurre i compensi dei “giudici privati”, trasformandoli in pubblici ufficiali. Dunque imputabili in caso di corruzione.

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