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Questo articolo è stato pubblicato il 24 luglio 2015 alle ore 06:36.

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La spesa aggredibile per beni e servizi della Pa sale a 87 miliardi. Su questa maxi fetta di una torta che complessivamente vale 135 miliardi l’anno ci saranno 34 centrali di acquisto a presidiare lo “shopping” della Pa - dalla fornitura di energia ai prodotti sanitari dalle Tlc ai trasporti fino all’informatica, ai servizi postali, assicurativi o a quelli di manutenzione e fognari - in cerca di quegli ambiti risparmi su cui il Governo punta per rilanciare la sua spending review. L’obiettivo è soprattutto arrivare a meno gare spuntando prezzi migliori.

Ieri alla riunione del primo tavolo tecnico dei cosiddetti “soggetti aggregatori” al ministero dell’Economia, previsti dal decreto Irpef, non sono uscite cifre, ma prendendo a riferimento le stime del piano dell’ex commissario Cottarelli che aveva indicato tra le sue priorità proprio l’identificazione di 30-40 maxi centrali di acquisto i risparmi per il primo anno potrebbero essere di 2,3 miliardi, salendo a 7,2 da quello successivo. Il piano «Gutgeld» (ieri il nuovo commissario alla spending ha aperto la prima riunione del tavolo tecnico al Mef) scatterà dal 1° gennaio 2016 quando 87 miliardi di spesa - gestiti oggi da ben 32mila stazioni appaltanti spesso senza gare - passeranno in gran parte, in base a soglie che saranno definite in questi mesi, per gare indette dai 34 «soggetti aggregatori», che effettueranno acquisti per ministeri, regioni, enti regionali, Ssn e comuni (questi ultimi potranno optare anche per gli acquisti attraverso unioni di comuni o consorzi).

I 34 “grandi compratori” per la Pa che proveranno ad abbassare questa asticella di 87 miliardi (36 in uscita dagli enti territoriali, 16 dallo Stato, 18 dal Servizio sanitario e 5 di altri enti della Pa) sono stati scelti dall’Anac dopo il via libera della Conferenza Unificata del 16 luglio scorso e comprendono oltre alla Consip, guidata da metà giugno dal neo ad Luigi Marroni, una centrale di committenza per ciascuna Regione, nove città metropolitane e altre centrali di acquisto.

I risparmi si realizzeranno innanzitutto ricorrendo a meno gare per le stesse tipologie di acquisto, con maggiore standardizzazione delle procedure, e poi grazie a meno differenze di prezzo per l’acquisto degli stessi beni e servizi, «senza compromettere la qualità dei servizi», assicura l’Economia.

Il tavolo - dove oltre ai 34 soggetti aggregatori siedono anche Regioni, Anci e Upi - ha tra i suoi compiti anche quello di elaborare i fabbisogni di acquisto di beni e servizi delle amministrazioni, favorendo appunto la pianificazione «integrata e coordinata delle iniziative dei soggetti aggregatori, per aumentare la quota di acquisti realizzata in forma aggregata». Entro l’anno il tavolo dovrà individuare le categorie merceologiche e le soglie di valore al di sopra delle quali le Pa dovranno ricorrere obbligatoriamente per le gare delle 34 maxi centrali di acquisto. Il cronoprogramma prevede in particolare che a metà ottobre prossimo sia individuata la programmazione per il 2016 e le stime dei fabbisogni di spesa di tutte le Pa. A fine novembre il tavolo presenterà il suo primo piano integrato degli acquisti che sarà approvato entro metà dicembre in modo che a fine anno il Governo possa varare il Dpcm con le attese soglie che decidono quali acquisti passano per i 34 “aggregatori” e i relativi settori mercelologici.

Nella riunione di ieri, guidata dal capo di gabinetto del Mef, Roberto Garofoli, e dal commissario alla revisione della spesa Gutgeld, è stato nominato anche il «Comitato guida» che svolgerà il lavoro preliminare per la definizione di categorie e soglie. Il prossimo incontro è previsto a metà settembre quando si comincerà a capire come intervenire nella carne viva della spesa per gli acquisti della Pa dove si annidano ancora tanti sprechi e troppe zone d’ombra.

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