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Fondi alla banda ultralarga, pronti 2,2 miliardi

il riassetto delle tlc

Fondi alla banda ultralarga, pronti 2,2 miliardi

Il Governo sblocca le prime risorse per il piano banda ultralarga: sul piatto subito 2,2 miliardi per interventi cantierabili in 6800 comuni da qui al 2020 nelle cosiddette aree bianche, quelle cioè a fallimento di mercato, dove l’operatore privato, senza incentivi, non avrebbe convenienza a investire. «È una autentica novità per il nostro paese», avverte il premier Renzi che annuncia: «Nell’autunno partiranno i primi interventi, l’obiettivo è la copertura totale del Paese».

Il piano - ricorda Renzi - «vale 12 miliardi, 5 privati, 7 pubblici», e questi 2,2 miliardi appena sbloccati rappresentano «il primo assegno»: «Per gli operatori di telefonia - conclude il premier - non c’è altro che mettersi in gioco».

Il primo passo verso l’attuazione del piano che punta a recuperare i grandi ritardi che il nostro Paese ha con il resto d’Europa è arrivato ieri subito dopo il consiglio dei ministri quando il Cipe ha licenziato un’apposita delibera che sblocca appunto 2,2 miliardi. A questa prima tranche in arrivo dal Fondo sviluppo e coesione - dei circa 4,9 miliardi che saranno mobilitati dal Governo - si vanno ad aggiungere i 2,1 miliardi previsti dai fondi regionali europei (Fesr e Feasr) che fanno lievitare il monte delle risorse pubbliche complessive a quota 7 miliardi. Un corposo investimento pubblico che a sua volta dovrebbe attivare, secondo le stime più ottimistiche ricordate ieri dal premier, fino a 5 miliardi da parte dei privati per un totale appunto di 12 miliardi.

La delibera licenziata ieri dovrebbe attivare cantieri, con i primi bandi attesi già a ottobre, in 6800 comuni nei cosiddetti cluster C e D:le zone cioè dove servono appunto degli incentivi pubblici per far partire gli investimenti privati o dove addirittura può arrivare solo l’intervento pubblico. Zone queste dove - ricorda la delibera - vive «il 35% della popolazione italiana». Le modalità di investimento saranno le partnership pubblico-private, gli interventi a incentivi con le gare Infratel e gli interventi diretti di Infratel in cui la società in-house del ministero dello Sviluppo economico e soggetto attuatore dei piani banda larga e ultra larga del governo realizza l’infrastruttura e ne rimane proprietaria.

Ma nella delibera sono indicate anche le prossime tappe del piano per spendere i restanti 2,7 miliardi a disposizione. In particolare 1,3 miliardi saranno assegnati con una successiva delibera del Cipe per il completamento della banda larga a 100 mega nelle città e comuni più grandi, i cosiddetti cluster A e B che «comprendono - aggiunge la delibera - circa il 65% della popolazione italiana». Si tratta di zone «in cui gli operatori privati sono già presenti in qualche forma o hanno piani di investimento, in autonomia o compartecipazione pubblico-privato». A queste risorse si aggiungono poi circa 1,4 miliardi che saranno destinati appena si incasserà l’ok di Bruxelles a una serie di misure di agevolazione su cui il Governo è a lavoro da tempo. E cioè: voucher agli utenti per il passaggio a Internet sopra i 100 mega, l’intervento del fondo di garanzia dello Stato per il finanziamento degli investimenti finalizzati all’attuazione del piano, il credito d’imposta per gli interventi infrastrutturali. Strumenti che dovevano entrare in un primo momento in un decreto ad hoc nelle scorse settimane, strada poi abbandonata perché non più percorribile, e che dovrebbero essere recuperati se si farà in tempo già nella legge di stabilità oppure in un disegno di legge che a questo punto sarà varato non prima dell’inizio del prossimo anno (la delibera parla di generici «provvedimenti normativi»). È prevista inoltre l’istituzione di un Comitato per la banda ultra larga «che ne coordinerà l’attuazione - si legge nella delibera -e monitorerà la combinazione di questi strumenti in ognuno dei cluster».

L’obiettivo ambizioso del piano è quello di avere entro il 2020 la sottoscrizione «da parte di almeno il 50% della popolazione di servizi a più di 100 mega - avverte la delibera -, attraverso un più preciso obiettivo di copertura per le reti ultraveloci di oltre 100 mega fino all’85% della popolazione» e con in più la garanzia anche di «portare il 100% della popolazione ad almeno 30 mega».

«Si tratta dell’infrastruttura più importante per i prossimi 20 anni. Nella banda larga saremo leader in Europa nel giro di un triennio, oggi siamo l’ultima ruota del carro», ha aggiunto a conclusione della conferenza stampa di ieri il premier Renzi. Per il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli «se anche i privati faranno la loro parte, come sembra di capire dall’esito della consultazione alla quale hanno partecipato trenta operatori, gli obiettivi della banda ultralarga per tutti i cittadini italiani entro il 2020 sono possibili».

Ieri il Cipe ha deciso anche lo slittamento del via libera al Piano nazionale della ricerca 2014-2020 presentato dal Miur che stabilisce risorse e strategie per l’innovazione nel Paese per i prossimi anni. Il nodo è quello dell’impiego delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione, per questo sarà istituta al più presto una cabina di regia anche con le Regioni per superare quest’ultimo ostacolo.

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