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Facoltà “inutili”? Non esistono, basta arricchire il…

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Facoltà “inutili”? Non esistono, basta arricchire il curriculum

Ilaria Maselli, ricercatrice Ceps, è fra gli autori del paper sui «ritorni dell'educazione terziaria» pubblicato dall'istituto di Bruxelles. L'indagine fa luce, con i numeri, su un cortocircuito tra domanda e offerta nella formazione universitaria: l'Europa chiede laureati tecnico-scientifici, ma i corsi del settore attraggono poco (o non a sufficienza) gli studenti in uscita dalle scuole superiori.

Secondo Maselli, le interpretazioni sono due: «La prima, non sviluppata all'interno di questa indagine, è che è inutile “chiedere laureati Stem” se poi gli stipendi sono insufficienti o inadatti alla preparazione dei ragazzi – dice al Sole 24 Ore -. Parliamo di contratti da 1000 euro al mese». La seconda? «E' quella che approfondiamo, e cioè che – per qualche motivo – finisce per essere quasi sconveniente laurearsi proprio in discipline tecnico-scientifiche che garantiscono maggiori opportunità».

La ricetta per incentivare: sussidi ai meritevoli. La mobilità? Non è (sempre) un danno
Nella ricerca si parla di policy per aumentare l'interesse (e la partecipazione) degli studenti in aree di studio che saranno vitali per gli obiettivi di crescita. C'è chi parla di sgravi per gli studenti meritevoli o strategie di “controesodo” per la cosiddetta fuga di talenti. «Secondo me, però, non bisogna confondere più questioni. Un conto è come incentivare gli studenti: e qui potrebbe entrare in gioco una tassazione favorevole o sussidi agli studenti – per dire – di ingegneria che restano in regola». Se si parla di mobilità internazionale, Maselli invita a chiarire i termini: il flusso internazionale di talenti, il cosiddetto “brain drain”, non è un cortocircuito ma un valore aggiunto. E soprattutto, «bisogna mettersi nell'ordine di idee che bloccare la mobilità è una causa persa. Non solo ha un effetto positivo, ma alle volte è una necessità. Supponiamo che in Italia non ci siano aziende che cercano candidati con un Phd in matematica: cosa si fa, non si studia matematica o si accettano offerte internazionali?».

Non esistono lauree inutili, ma serve 'arricchire' il curriculum
Capitolo studi umanistici. Alcuni hanno interpretato il saldo in negativo dei ritorni degli studi letterari-artistici come una prova della loro «inutilità» sul mercato. Una semplificazione che non convince Maselli: «Qui stiamo parlando di un calcolo puramente economico. La prospettiva dei 'returns of education', i ritorni dell'istruzione, è molto più ampia. Non sono d'accordo con chi dice che 'studiare lettere è inutile' perché il suo valore non può essere limitato al calcolo che svolgiamo in questa determinata indagine». Maselli cita gli effetti – positivi – di un investimento pubblico sulla cultura, più sottili di quelli che emergono dai numeri su reddito e tasso occupazionale. E quando si tratta di indicare un metodo per scegliere gli studi, cestina la vecchia logica dello “studio da curriculum”: un libretto fitto di 30 serve a poco, senza un corredo di esperienze. Per il lavoro, e la persona: «Qui non parlo da ricercatrice, ma dico la mia: bisogna studiare quello che si ritiene, ma combinarlo con tantissime altre attività complementari. In un mondo in cui tantissime persone si iscrivono all'università, il valore del titolo in sé si riduce e cresce quello che hai fatto a margine». Ad esempio?«Creare una app, creare una newsletter della facoltà, fare da tesoriere alla squadra di basket. Esperienze semplici che ti mettono a contatto con la realtà. Quando arrivi sul mercato non sei solo uno che mangia cento libri, ma uno studente interessante».

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