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Primi effetti positivi di Jobs act e decontribuzione del lavoro stabile

l’analisi

Primi effetti positivi di Jobs act e decontribuzione del lavoro stabile

Gli occupati a luglio crescono di 44mila unità; e sull'anno di 235mila. Il numero di disoccupati scende, ma aumenta il numero degli inattivi (tra cui le persone scoraggiate che smettono di cercare un lavoro, essenzialmente donne). Dopo il balletto di cifre di questi giorni, che fotografia ci consegna oggi l'Istat? Che il Jobs act, e la forte decontribuzione del lavoro stabile, stanno producendo primi effetti, che sono effetti compatibili con il quadro economico attuale di lenta ripresa: da gennaio a luglio gli occupati crescono di 119mila unità. Non un numero elevatissimo, ma qualcosa si muove.

L'Istat rende noti anche i dati relativi al secondo trimestre 2015, che ci dicono qualcosa in più. Nel secondo trimestre 2015 gli occupati crescono di 180mila unità sull'anno. Una crescita che interessa soltanto i dipendenti (+183mila unità), mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. Continua, a ritmo più sostenuto, l'aumento del numero di dipendenti a tempo indeterminato (+0,7%, 106mila su base annua), associato all'aumento dei dipendenti a termine (+3,3%, 77mila unità). Si riduce il numero di indipendenti con contratti di collaborazione (-11,4%, -45mila unità). Una fotografia in linea con i dati sulle comunicazioni obbligatorie diffusi dal ministero del Lavoro.

Guardando ai settori, nell'industria l'occupazione rimane stabile su base annua, a sintesi di un aumento nel Nord e di un calo nel Centro e nel Mezzogiorno. Nelle costruzioni, dopo diciannove trimestri di calo, torna a salire il numero di occupati (+2,3%, 34mila unità in un anno). Nel terziario gli occupati crescono dello 0,8% (+127mila unità), soprattutto tra i dipendenti e nel Mezzogiorno.

Nel secondo trimestre 2015, i lavoratori a tempo pieno aumentano in misura sostenuta per il secondo trimestre consecutivo, con un incremento di 139mila unità (+0,8%). Ininterrotta dal 2010, prosegue la crescita degli occupati a tempo parziale (+1,0%, 41 mila unità nel raffronto tendenziale) ma in oltre sette casi su dieci questa riguarda il part time involontario, la cui incidenza arriva al 64,6% dei lavoratori a tempo parziale (era il 64,5% un anno prima). Questi dati indicano che una parte delle imprese sta facendo lavorare di più i propri dipendenti (e ciò è coerente con la diminuzione delle ore richieste di Cig evidenziate dall'Inps), ma anche che ci sono ampie fette di territori ancora in sofferenza (dove aumenta il lavoro part-time involontario).

L'aumento di 180mila occupati nel secondo trimestre 2015 merita poi due ulteriori riflessioni. La prima, è che questo incremento riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge soprattutto il Mezzogiorno (+2,1%, 120mila unità, essenzialmente servizi). Al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente) si contrappone la crescita degli occupati ultra50enni (+5,8%), e qui probabilmente va aperta una riflessione. Inoltre, l'incremento di 180mila occupati sta avvenendo a Pil che cresce lentamente. Il rischio è che aumenti occupazione senza aumentare la crescita, e quindi penalizzando la produttività.

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