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Acquisti Pa, più vincoli per Regioni ed enti locali

Politica economica

Acquisti Pa, più vincoli per Regioni ed enti locali

Un piano di spending review di 10 miliardi, alimentato in gran parte dal nuovo dispositivo di centralizzazione degli acquisti molto più stringente per le Regioni e anche per gli enti locali. E da tagli a ministeri, enti inutili e partecipate facendo anche leva sull’attuazione della riforma Pa per la quale devono però ancora essere quantificati i possibili risparmi. Completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia fiscali da oltre 16 miliardi e copertura degli interventi legati alle pronunce della Consulta sull’indicizzazione delle pensioni (quasi 500 milioni) sul rinnovo dei contratti pubblici (1-1,6 miliardi) oltre che allo stop della Ue sul reverse charge (oltre 700 milioni).

Un taglio delle tasse da quasi 5 miliardi, con l’eliminazione di Tasi sulla prima casa, Imu agricola e tassa imbullonati. Sono i tre pilastri della prossima legge di stabilità che, dopo i positivi di dati di ieri sull’occupazione e l’aggiornamento da parte dell’Istat delle stime sul Pil, sembra destinata ad avvicinarsi a quota 30 miliardi sfruttando un nuovo margine di flessibilità Ue di almeno 6 miliardi nonostante i segnali non proprio entusiastici in arrivo da Bruxelles. L’entità della manovra sarà definita dopo l’aggiornamento del quadro del Def.

Proprio l’aggiornamento del quadro macroeonomico con le sue ricadute sulla composizione della “stabilità”e sulla trattativa con la Ue sarebbe stato uno dei temi trattati nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi dal premier Matteo Renzi e il ministro Pier Carlo Padoan. A sostenere che serve «una legge di stabilità da 30 miliardi» è il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, che considera positivo il piano di Palzzo Chigi sulla riduzione delle tasse e suggerisce di allestire «una spending review di almeno 15 miliardi».

Al di là dei numeri, nelle intenzioni del Governo dalla legge di stabilità dovrà arrivare un chiaro segnale sul taglio delle tasse ma anche sulla riduzione della spesa. I principali affluenti della “spending 2.0” alla quale sta lavorando il commissario Yoram Gutgeld insieme a Roberto Perotti saranno tre: centralizzazione degli acquisti, attuazione della riforma Pa a partire dalla partecipate, razionalizzazione di immobili pubblici e tax expenditures.

Sul fronte degli acquisti dovrebbero essere recuperati dai 2 ai 2,5 miliardi che diventeranno 5-6 miliardi tenendo conto di tutto il mix di interventi allo studio su sanità e ministeri. L’estensione del metodo-Consip facendo leva sulla riduzione da 32mila a 34 stazioni appaltanti è uno dei punti fermi della prossima manovra. Un’operazione che rispetto al passato toccherà in modo più marcato le Regioni e gli enti locali con una ricaduta trasversale sulla sanità. Del resto, degli 87 miliardi di spesa per consumi intermedi che potrebbero finire nel mirino del nuovo meccanismo centralizzato ben 65 miliardi sono riconducibili agli enti territoriali o al Servizio sanitario nazionale, gli altri 17 miliardi alle amministrazioni dello Stato, in primis i ministeri, e 5 miliardi ad altri enti.

Più incerto resta, in termine di risparmi realizzabili, il quadro relativo all’attuazione della riforma Pa. Tra le ipotesi c’è quella di quantificare ogni singolo intervento che sarà reso operativo dai decreti attuativi in arrivo. Ma la dote per il 2016 non dovrebbe superare gli 1-1,3 miliardi.