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Corte Ue: in Italia prescrizione troppo breve per le frodi gravi sull’Iva

Impedendo nei casi di frode grave in materia Iva sanzioni effettive e dissuasive, a causa di un termine complessivo di prescrizione troppo breve, la normativa italiana potrebbe ledere gli interessi finanziari dell'Unione europea. Lo ha stabilito oggi la Corte di Giustizia Ue rilevando che, in un caso del genere, il giudice italiano deve, all'occorrenza, disapplicare il regime della prescrizione complessiva in esame.

Il caso ha origine dal procedimento penale contro un gruppo di persone (caso Taricco) con l'imputazione di aver costituito e organizzato tra il 2005 e il 2009 un'associazione per delinquere nell'ambito della quale gli imputati hanno posto in essere operazioni fraudolente note come 'frodi carosello'. Si tratta di un meccanismo noto: attraverso societa' interposte e a falsi documenti erano state acquistate bottiglie di champagne in esenzione da Iva consentendo alla società Planet di acquistare tali bottiglie a prezzo inferiore a quello di mercato, in tal modo falsando quest'ultimo.

La Planet avrebbe ricevuto fatture emesse dalle società interposte per operazioni inesistenti. Le stesse società avrebbero tuttavia omesso di presentare la dichiarazione annuale Iva o, pur avendola presentata, non avrebbero comunque provveduto ai corrispondenti versamenti d'imposta. La Planet avrebbe invece annotato nella propria contabilità le fatture emesse dalle suddette società interposte detraendo indebitamente l'Iva riportata e, di conseguenza, avrebbe presentato dichiarazioni annuali Iva fraudolente. Una parte dei reati si e' estinta per effetto della prescrizione, mentre gli altri reati risulteranno prescritti al più tardi l'8 febbraio 2018, senza che potesse essere pronunciata una sentenza definitiva a causa della complessita' delle indagini e della lunghezza del procedimento.

La Corte di Giustizia, chiamata in causa dal Tribunale di Cuneo, rileva che «in Italia, una situazione del genere non è inconsueta a causa della peculiarità del diritto italiano, che permetteva una proroga del termine di prescrizione di solo un quarto della sua durata (ossia per un tempo compreso tra i 7 e gli 8 anni, in totale, termine insufficiente per ottenere una sentenza definitiva in cassazione)». Di qui il fatto che le persone sotto procedimento «potranno beneficiare di un'impunita' di fatto dovuta allo scadere del termine di prescrizione».
È per questo che «il giudice italiano dovrà verificare se il diritto italiano consente di sanzionare in modo effettivo e dissuasivo i casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell'Unione». Come e' noto, il bilancio dell'Unione e' finanziato, tra l'altro, dalle entrate provenienti dall'applicazione di un'aliquota uniforme agli imponibili Iva armonizzati. Ne consegue che, prosegue la Corte, il diritto italiano sarebbe contrario all'articolo 325 del Trattato Ue “qualora il giudice italiano dovesse concludere che un numero considerevole di casi di frode grave non puo' essere punito a causa del fatto che le norme sulla prescrizione generalmente impediscono l'adozione di decisioni giudiziarie definitive”.
Inoltre, il diritto italiano sarebbe contrario all'articolo 325 se stabilisse termini di prescrizione piu' lunghi sia per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dell'Italia che per quelli che ledono gli interessi finanziari dell'Unione”. In effetti, la Corte afferma che «così sembra essere, poichè il diritto italiano non prevede alcun termine di prescrizione assoluto per il reato di associazione allo scopo di commettere delitti in materia di accise sui prodotti del tabacco».
È sulla base di tali argomenti che la Corte di Giustizia conclude che «se il giudice italiano dovesse ravvisare una violazione dell'articolo 325, e sarà allora tenuto a garantire la piena efficacia del diritto dell'Unione disapplicando, all'occorrenza, le norme sulla prescrizione controverse».

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