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Expo, impatto sul Pil italiano fino allo 0,4% (il doppio del…

i primi bilanci

Expo, impatto sul Pil italiano fino allo 0,4% (il doppio del previsto)

  • –di Giovanna Mancini e Sara Monaci. Analisi di Lello Naso e Paolo Bricco

Le stime elaborate prima dell’avvio di Expo 2015 calcolavano l’impatto dell’evento sull’economia italiana attorno allo 0,2% del Pil, che uno studio di Confcommercio dello scorso marzo quantificava in circa 2,7 miliardi di euro. Giunti al termine dell’Esposizione, in virtù dei risultati raggiunti dalla manifestazione, alcune proiezioni si spingono a ipotizzare anche un0 0,3 %- 0,4% del Pil. Il calcolo tiene conto non soltanto dell’effetto economico più diretto ed evidente (i 21,5 milioni di biglietti venduti o le consumazioni all’interno del sito di Expo), ma anche delle voci economiche correlate: presenze turistiche aggiuntive, spese in ristoranti e negozi, commesse per le aziende, posti di lavoro generati. C’è poi un valore aggiunto di Expo, al momento non quantificabile, che deriva dai contatti e dalle commesse generati per gli anni a venire a favore delle aziende italiane che, attraverso la sua piattaforma, hanno potuto farsi conoscere e incontrare delegazioni da tutto il mondo, composte da istituzioni e imprese. Molte aziende che hanno lavorato per realizzare l’Esposizione, o che sono state ospitate al suo interno, hanno già ricevuto proposte o sottoscritto contratti per Expo Dubai 2020, così come molti manager e tecnici che hanno lavorato per la società Expo 2015.

All’interno del sito
A Expo hanno lavorato in questi sei mesi circa 20mila persone tra addetti alla sicurezza e alle pulizie, hostess e stewart, cuochi e camerieri, interpreti, tecnici e operai. Grazie agli accordi siglati dai sindacati con alcune agenzie per il lavoro (Manpower, Openjobmetis e Gi Group) per 5mila di loro si apriranno da domani percorsi di formazione mirati al ricollocamento in altri impieghi una volta conclusa l’Esposizione.
Ci sono, poi, le aziende che hanno lavorato per Expo: ditte di costruzioni, aziende dell’arredamento, fornitori, bar e ristoranti. È presto per fare una stima di quanto è stato incassato. Possiamo citare il caso del gruppo Cir Food, che si è aggiudicato l’appalto per gestire ristoranti e bar delle aree di servizio del sito e che stima in 17 milioni di euro i ricavi nei sei mesi. O del Catalogo dei fornitori realizzato da Camera di Commercio ed Expo spa (un elenco di 1.340 aziende italiane messo a disposizione dei Paesi partecipanti), attraverso il quale sono state transate attività per un valore di circa 28 milioni di euro.

Il business per le imprese
Proprio sul fronte delle ricadute per le imprese, Expo 2015 ha segnato una grande novità nella storia delle Esposizioni universali, attraverso un sistema di incontri B2B tra aziende italiane e delegazioni estere che ha fatto scuola. Secondo il presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli, sono oltre 40mila gli incontri d’affari che si sono tenuti all’interno dei singoli padiglioni, in città o sul territorio lombardo. A organizzarli sono stati i padiglioni stessi, le associazioni industriali o di categoria, gli enti istituzionali. La stessa Camera di commercio milanese (con Regione e Unioncamere Lombardia) ne ha organizzati quasi 15mila, coinvolgendo oltre 12mila imprese italiane e straniere e delegazioni da 110 Paesi. Il solo Padiglione Italia ha dato a 16mila incontri B2B, 50 business forum e 400 tavoli tematici. All’interno di Cibus, il padiglione di Federalimentare, si sono invece tenuti 5mila incontri d’affari, mentre The Waterstone di Intesa Sanpaolo ha funzionato come vetrina per la promozione di 530 aziende che hanno prsentato i loro prodotti ai visitatori e a clienti selezionati.

L’indotto sul territorio
Sul fronte turismo, gli ultimi dati diffusi dal Comune di Milano si riferiscono a settembre e parlano di 910mila presenze, il 35,3% in più rispetto dello stesso periodo 2014. Tra maggio e settembre gli arrivi (con pernottamento) in città sono stati 3,8 milioni (oltre la metà dall’estero), una cifra record per il capoluogo meneghino, raggiunta certamente grazie al traino di Expo e alla programmazione culturale e di intrattenimento offerta per l’occasione, con un palinsesto di oltre 42mila eventi raccolti sotto il “cappello” di Expoincittà. I primi a beneficiarne sono stati gli alberghi milanesi, con un tasso di occupazione delle camere salito dal 75% del settembre 2014 all’89% di settembre 2015. Come per i visitatori del sito di Expo, anche le presenze turistiche in città sono partite in sordina e hanno registrato un’impennata a partire dai mesi estivi, con un boom in agosto (+49%). Dati confermati anche da Confindustria Alberghi, che da maggio in avanti ha registrato un incremento costante nel tasso di occupazione delle camere e del ricavo medio.

Per quanto riguarda l’indotto economico nel suo complesso generato da Expo sul territorio lombardo, la Camera di commercio di Milano ha stimato in 100 milioni le ricadute nei primi quattro mesi, mentre nel solo mese di settembre, e nella sola città di Milano, parla di di quasi 50 milioni di euro. Inoltre, secondo Visa Europe, tra luglio e agosto i turisti stranieri hanno speso quasi 190 milioni di euro, il 29% in più dell’anno scorso. Secondo la Coldiretti, i visitatori dell’Esposizione hanno speso, per raggiungerla, visitarla, mangiare e dormire durante il soggiorno, 2,3 miliardi.
Non mancano tuttavia le voci critiche, con alcune associazioni di commercianti del centro di Milano che hanno lamentato una riduzione degli affari, rispetto alle previsioni ma anche rispetto all’anno precedente, a causa soprattutto dello “spostamento” della movida serale dal centro città al sito di Rho.