Lifestyle

Paola Gianotti: giro del mondo in bici. Ed è Guinness

Sport

Paola Gianotti: giro del mondo in bici. Ed è Guinness

Triatleta, ciclista e sportiva a tutto tondo, Paola con la bici realizza il suo sogno di bimba: visitare quel posto che si chiama “Lontano”. Ma per tornare poi nella sua Ivrea.
La sua è una bella storia, di quelle che fanno bene al cuore. Paola Gianotti, dopo delusioni e cadute nella vita, riparte e lo fa alla grande, tenta l'impresa: fare il giro del mondo in bici e stabilire il nuovo record del mondo, certificato dal Guinness dei primati secondo i parametri richiesti: almeno 29.000 km in bici, toccare i due antipodi, seguire sempre un'unica direzione (o verso ovest o verso est), utilizzare un solo telaio, partire e arrivare dalla stessa città. E lei ci riesce.

Questi i numeri: 144 giorni per 29.430 km, partenza e arrivo da Ivrea, la sua città. Prima di lei, il record era detenuto dalla greca Juliana Bhuring, dal 2012. Finalmente realizza quel suo sogno di bambina: andare in un posto che si chiama “Lontano”. La incontro alla presentazione del suo libro “Sognando l'infinito”, titolo che rende bene il suo spirito libero, la sua voglia di viaggiare. Faccia sorridente, lineamenti e fisico tirati per i tanti chilometri macinati, Paola è una donna essenziale, senza fronzoli, con un che di brusco, alla piemontese.

A una sala attenta, ci racconta che già da bimba, in camper con i genitori e la sorella viaggia per visitare il mondo, ammirando i viaggiatori ciclisti che casualmente incrociavano. “Anch'io da grande lo farò”, pensava. Crescendo è passata ai viaggi con zaino in spalla in angoli di terra lontani e affascinanti (Swaziland, Himalaya, Galapagos, per dirne solo alcuni), praticando svariati sport, altra sua passione. “Col giro del mondo in bici ho unito i miei due amori: sport e viaggi. E' stata l'esperienza più grande della mia vita, la scelta migliore che potessi fare”. Ecco, questo è l'esempio concreto di quando la passione e il sogno diventano realtà. Ma facciamo un passo indietro.

In breve
Dopo una laurea in Economia, che poco la convinceva, e un'esperienza lavorativa negativa in una società a Milano (tacchi e giro di perle non sono per lei), fonda un'azienda di comunicazione. Ci crede, ma la crisi economica non risparmia nemmeno lei. Vive male il fallimento, ma capisce che “a volte, quando non trovi la cosa giusta è perché non la cerchi dalla parte giusta”. Non si piange addosso, non trova scuse, ed ecco il flash: fare il giro del mondo; dall'amarezza di quello che viene vissuto come fallimento, ecco il coraggio del riscatto. Ma l'impresa è costosa, contatta 2.500 aziende per cercare sponsorizzazioni, 400 rispondono con un gentile “in bocca al lupo”, una decina, invece, collaborano.

Crea il team Keep brave, a supporto della sua impresa, e “non mollare mai” è il suo motto. E lei coraggiosa e guerriera lo è davvero. Ma come si allena un'impresa inallenabile come lo è un giro del mondo in bici? La preparazione deve essere sia fisica sia mentale; Paola negli anni più recenti ha fatto sempre e solo viaggi sportivi, scalando il Kilomangiaro, l'Aconcagua e navigando lungo la costa della Groenlandia in kayak, poi, nell'ultimo anno e mezzo, ha sempre pedalato dalle 4 alle 5 ore al giorno abbinando il nuoto, con la funzione di recupero. La parte mentale è stata la più importante, infatti è stata seguita da una psicologa dello sport, lavorando sulla motivazione e sull'importanza di avere chiaro l'obiettivo dell'impresa.

La cosa che si teme di più in un viaggio così?
Paola non ha dubbi: è il clima la variabile più incontrollabile; pur avendo scelto la stagione intermedia per evitare il caldo eccessivo e il freddo più estremo, resta sempre il vento in agguato che, in un attimo, può distruggere ogni previsione, far fallire qualsiasi tabella di marcia, e Paola ha dovuto attraversare deserti e salire montagne; dunque, variabilità à gogo. Ma lei adora andare in bici, avere “l'aria sul viso, quella sensazione di libertà”, pedalare una media di oltre 13 ore al giorno da sola, imparando a vivere con se stessa, le sue paure e le sue emozioni. Con tantissimo tempo per pensare e per godere di quello che stava facendo. E che dire delle pedalate di notte, nel deserto sotto le stelle al chiaro di luna? Un'esperienza così è certamente un viaggio interiore, un viaggio dello spirito che porta a un intimo contatto con se stessi, in uno spazio/tempo di totale solitudine.

L'incidente
Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio, in una splendida giornata di sole e con l'ultima tappa americana, in Arizona, da affrontare per poi volare in Australia, carica di adrenalina Paola viene investita da un ragazzotto che lei, molto educatamente, si limita a definire “distratto”: mentre alla guida del suo camion è intento a guardare il cellulare invece che la strada, ecco che investe Paola procurandole la rottura della 5^ vertebra cervicale. Un evento duro da accettare, proprio quando ha il vento in poppa. Mesi difficili da trascorrere in convalescenza in una terra straniera e ostile, lontana dai suoi cari e dal suo sogno che, fortunatamente, su richiesta di Paola, viene “sospeso” dalla Commissione dei Guinness dei primati per consentire all'atleta di guarire e di ripartire esattamente da quello stesso punto dove qualche mese prima un “camion distratto” aveva sospeso il suo sogno. Sospeso, non spezzato. Dunque, ripartire è stato anche emozionante. Grande aiuto dal suo team e da social media, da Facebook in poi (tempi moderni!).

Cosa cambia
Un viaggio così produce tanti cambiamenti fisici e mentali. Perso peso, aumento della potenza della pedalata e diminuzione del ritmo cardiaco, i primi; la consapevolezza che nulla è impossibile, che se si crede davvero in un sogno lo si può raggiungere e che i propri limiti sono solo mentali, i secondi. Ma alla domanda se si riesce a riprendere una vita normale, quella di sempre, Paola sorride: nonostante passare da ore pedalando in solitudine, affrontando mille contrattempi, all'essere catapultata in un mondo per lei completamente nuovo, fatto di interviste TV, radio e convegni per raccontare la sua avventura non sia stata una cosa semplice, il distacco e il vuoto di un'impresa finita lei non l'ha sentito, “perché vive con me, ogni giorno, da quando sono tornata”. Certo non è facile trovare altri obiettivi, trovare nuove motivazioni dopo un record così, ma le emozioni devono anche sedimentarsi prima di partire per nuovi gol (Trans-Siberian Extreme, 9.200 km in bici, a parte: prima edizione di una gara in tre tappe che Paola conclude in 3^ posizione. Ma questa è un'altra storia). Forse rifarà il giro del mondo, ma in senso inverso. Per battere se stessa. E sul web ancora va il video del suo arrivo nella piazza gremita della sua Ivrea, all'imbrunire di un pomeriggio piovoso, con le braccia alzate al cielo e con ancora negli occhi le immagini del mondo, che lì resteranno per sempre: ce l'ha fatta. Messaggio per chiunque voglia ascoltarlo: “Se hai un sogno lo puoi realizzare, qualunque esso sia”.


Chi è?
Paola Gianotti, 32 anni, laurea in Economia, vive a Montalto, Ivrea (To), ciclista/triatleta.

I numeri
2^ donna a fare il giro del mondo, record con 144 giorni, 29.430 km. 22 paesi, 200 km al giorno per 13 ore, 20/25 km/h ca. (con gli stop), 8,5 kg peso bici, 4.000 m slm (Ande) massima quota scalata, forato 22 volte, 5 ore di allenamento al giorno per un anno e mezzo, 50% importanza aspetto fisico e 50% per quello mentale.

Il libro
Sognando l'infinito
Come ho fatto il giro del mondo in bicicletta
Prefazione di Linus
Editore: Piemme
259 pag., 17,50 euro

I materiali
Ha utilizzato una bici Cinelli Bootleg Hobo in acciaio, con forcella in carbonio, di 8,5 kg, prediligendo il comfort e la robustezza alla leggerezza, con copertoni Michelin endurance pro 4 Race da 25, ha forato solo 22 volte in 29,430 km.

Sito
http://www.keepbrave.com/

© Riproduzione riservata