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M5s «trasversale», voti da tutti i partiti. Ma è ancora…

OSSERVATORIO / i sondaggi

M5s «trasversale», voti da tutti i partiti. Ma è ancora secondo dopo il Pd

Perché il M5s è ancora oggi il secondo partito italiano e potrebbe addirittura vincere in un eventuale ballottaggio con il Pd di Renzi? Fino a poco tempo fa un evento del genere era considerato fantapolitica. Oggi sia il sondaggio del Cise pubblicato su queste pagine tre settimane fa (29 novembre), sia il sondaggio Ipsos pubblicato ieri sul Corriere della Sera danno Di Maio davanti a Renzi. Anzi nel sondaggio Ipsos il distacco è ancora più netto (cinque punti) di quello rilevato dal Cise (due punti).

Questi dati vanno valutati con estrema cautela. Ma resta il fatto che il M5s si sta rivelando un fenomeno più complesso, e soprattutto più duraturo, di quanto la maggioranza degli osservatori si aspettasse. Il successo alle politiche del 2013 fu una straordinaria sorpresa per tutti, ma i più ritenevano che sarebbe durato poco. Le divisioni interne, le espulsioni, il risultato deludente delle europee del 2014 sembravano avvalorare questa tesi. E invece no. A distanza di due anni il M5s è ancora lì, come terzo polo della politica italiana. Anzi, come secondo.

La ragione principale di questo successo sta nel fatto che è il vero partito della nazione. Un partito traversale, né di destra né di sinistra. È sopra e oltre, come dice Grillo. In realtà su molti temi, dalle unioni civili alle tasse, all’immigrazione i suoi elettori si collocano a metà strada tra destra e sinistra. Ma soprattutto non ha rivali sulla lotta ai costi della politica e alla corruzione. Su questi temi è considerato di gran lunga più credibile di qualunque altro partito, compreso il Pd. E questi sono temi trasversali per eccellenza che continuano ad alimentare la rabbia contro la casta e una domanda di cambiamento radicale. Da qui la popolarità del vero partito anti-casta. Ma il M5s è anche il partito del reddito di cittadinanza e degli aiuti alle piccole imprese. Una formula efficace che accentua il suo messaggio di essere un partito capace di andare oltre la tradizionale dicotomia destra-sinistra. Ecco perché tanti elettori dei partiti di destra sono disposti a votare Di Maio, come seconda scelta, in un eventuale ballottaggio con Renzi (Sole24ore del 6 dicembre).

Tutto ciò fa del M5s un tipico esempio di partito “pigliatutti”. Per lui votano giovani e persone di mezza età, operai e professionisti, gente più e meno istruita (Emanuele e Maggini, cise.luiss.it). Oggi il suo bacino elettorale, misurato con l’indicatore della propensione al voto, è il più ampio di tutti. Questo indicatore rileva la probabilità che un elettore possa votare per un certo partito in un futuro indefinito. La scala va da 0 (nessuna probabilità) a 10 (altissima probabilità). Contando tutti i punteggi superiori a cinque si possono mappare sia il bacino potenziale di elettori disposti a votare per ciascun partito sia la sovrapposizione degli elettorati di tutti i partiti. Come si vede in pagina, tra il dicembre 2014 e il novembre 2015 la propensione a votare M5s si è ampliata notevolmente facendo del partito di Grillo quello con il maggiore gradimento oggi. Sia chiaro: il M5s è ancora il secondo partito - dopo il Pd - nelle intenzioni di voto degli italiani, ma è il primo come potenziale espansivo. Proprio per la sua capacità di attirare voti da tutti i settori dello spazio politico.

Va da sé che un partito del genere dà fastidio a tutti. Ma il problema maggiore è per chi sta al governo, cioè Renzi. Proprio per la natura di questo partito, se la situazione economica non migliorerà sensibilmente da qui al 2018, un ballottaggio tra lui e Di Maio potrebbe essere una contesa vera. Impossibile dire chi la vincerà. Ma il solo fatto di parlarne è sorprendente. Dopo quasi due anni di governo in cui il premier ha indubbiamente fatto molte riforme, il suo partito ha sì più voti di quello di Bersani ma non ha ancora attirato nella sua orbita quote significative di elettori moderati. Renzi deve ancora vincere la sua sfida. È questo che rende il quadro molto incerto.

Ma per il M5s non sono tutte rose e fiori, nonostante gli attuali sondaggi. I suoi punti di debolezza ci sono. Lo abbiamo definito fin qui un partito, ma non lo è veramente. E dice di non volerlo diventare. In realtà continua ad essere un esperimento incompiuto. Un partito populista, di queste dimensioni, che fa della rete il centro della sua organizzazione non si era mai visto. Bella cosa la rete, ma conciliare rete e leadership non è facile. Sono passati solo quattro anni da quando Grillo e Casaleggio scrivevano che per “la rete il concetto di leadership è una bestemmia”. Ma oggi senza leadership non si va da nessuna parte. L’attuale livello di consensi del M5s si deve anche alla popolarità di Di Maio e alle sue apparizioni televisive. Quanto durerà? Il M5s è ancora un movimento largamente anarchico, come la rete. Difficile che possa reggere fino al 2018 senza una qualche istituzionalizzazione. Forse i sondaggi di questi giorni, alimentando l’aspettativa di una sua possibile vittoria, aiuteranno in questo senso. Ma non è detto. Quel che è certo è che l’attuale successo va al di là della capacità di gestirlo. Lo vedremo quando arriverà il test decisivo: il referendum sulla riforma costituzionale che dovrebbe tenersi nell’autunno 2016. Renzi contro tutti. Sarà un passaggio difficile per il movimento di Grillo. L’eventuale ballottaggio tra Renzi e Di Maio verrà dopo. Se ci sarà. Ma questa è una altra storia.