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Renzi: le nostre banche sono solide. La flessibilità di…

la conferenza di fine anno

Renzi: le nostre banche sono solide. La flessibilità di bilancio? È scontato il via libera della Ue

«Il 2015 è andato meglio del 2014 ed è andato meglio delle nostre previsioni nel 2014: lo dice la realtà dei fatti». E ancora: «Il paese è solido e stabile. La politica batte il populismo quattro a zero». Così il premier Matteo Renzi nella conferenza stampa di fine anno, nella quale ha assicurato: «Questo sarà il mio ultimo ruolo pubblico come è naturale che sia». Al centro del discorso la rivendicazione di quanto è stato fatto in quest'anno di governo, il suo secondo anno a Palazzo: dal Jobs act, alla riforma elettorale, alla riforma della Pa. L'indice di fiducia in Italia resta «spaventosamente alto», malgrado il calo registrato a dicembre dall’Istat. E i «20 punti di differenza» rispetto a un anno fa descrivono «un Paese che si sta rimettendo in moto».

Sulla vicenda banche Renzi ha assicurato: «Non c'è rischio sistemico per gli istituti italiani. Non chiediamo deroghe alla Ue, il sistema è solido». Ma ha aggiunto: «Chi è stato truffato avrà indietro i suoi soldi». Quanto alla manovra, darà «fiducia» agli italiani. Il premier ha assicurato di non temere il giudizio della Ue sulla legge di stabilità, perché l'Italia ha rispettato «tutte le regole». «Scontato» dunque il via libera alle richieste di flessibilità avanzate dall'Italia. E ha ricordato che «il rapporto debito/Pil nel 2016 va giù». Nessun timore dei sondaggi: «Non mi interessano, ma sono convinto che noi vinceremo alle prossime politico del 2018 al primo turno». Confermato l’impegno a «portare a casa» nel 2016 il ddl sulle unioni civili e il referendum a ottobre sulle riforme costituzionali. Con una chiosa finale: «Se perdo il referendum è un fallimento della mia politica». Nessun rimpasto, ma solo «alcune riorganizzazioni, visto che manca qualche casella». Infine, no a una riduzione ulterioriore della partecipazione del governo in Eni («Non immagino di dismettere altre quote»). E «non si toccheranno le pensioni degli italiani». L’amnistia «non è all’ordine del giorno del dibattito politico».

Renzi: Italia cresce, do per scontato via libera Ue a manovra
«Si diceva che l'Italia era in stagnazione perenne: se guardiamo dati vediamo che il segno più torna a crescere: era previsto lo 0,7% e siamo allo 0,8» ha detto Renzi (anche se nella nota di aggiornamento del Def di settembre la previsione della crescita del Pil era stata ritoccata all’insù allo 0,9%, ndr). Che Bruxelles accolga le richieste italiane sulla flessibilità sulla legge di Stabilità «lo darei per scontato», ha aggiunto il premier, perché l'Italia non solo «non chiede sconti», ma ha rispettato «tutte le regole». E ha spiegato: «Il governo italiano non si è preso tutta la flessibilità cui avrebbe diritto», che «vale fino all'1% del Pil». Renzi ha dato «per acquisito» il margine di flessibilità relativo alle riforme, che vale uno 0,5% del Pil e lo 0,3 sugli investimenti. Il restante 0,2% chiesto dall'Italia fa riferimento ad una norma del 1997 e si ricollega all'emergenza immigrazione. E visto che è stata concessa anche per gli aiuti destinati alla Turchia, «do per scontato» anche il via libera a questa richiesta, ha detto il premier. Quanto alle critiche sulla manovra in deficit «la stiamo facendo meno rispetto a quella di altri governi». L'Europa, infine, «cresce meno perché non è stata scelta la strada giusta, quella di flessibilità, crescita e investimenti».

«No rischio sistemico per banche, pronti ad adire Corte Giustizia»
Sulla vicenda banche Renzi ha assicurato: «Non c'è rischio sistemico, le banche italiane sono molto più solide» di tante banche europee e «non cambierei il sistema bancario con quello tedesco nemmeno sotto pagamento». Confermato l’impegno del governo a rimborsare gli investitori coinvolti nel crac delle 4 banche (Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti): «Chi ha subito un danno deve sapere che il governo è dalla sua parte e il governo farà di tutto perché abbia indietro i suoi soldi». E ha aggiunto: sulle banche «affronteremo le questioni aperte e senza chiedere deroghe alla Ue». Mentre sulla questione dei salvataggi delle banche «ricorreremo alla Corte di giustizia europea se pensassimo che ci siano state violazioni rispetto alle regole del gioco».

«Ragioniamo su intervento previdenziale ma non tocchiamo pensioni»
Sulle pensioni Renzi ha ricordato che il governo «ha evitato di intervenire sulle pensioni nel 2015» perché «il rischio di combinare un pasticcio era elevato» e «dovevamo dare continuità e solidità ai risparmiatori». Nel 2016 «discuteremo, ragioneremo». Il premier ha aggiunto: «Noi non tocchiamo le pensioni degli italiani, se ci sarà da fare degli interventi sulle pensioni d'oro, che non sono da 2mila euro, quello sarà fatto. Ma dopo un dibattito contraddistinto da una grande trasparenza».

«No a vendita altre quote Eni, difficile altre privatizzazioni»
Il governo non intende inoltre cedere altre quote dell'Eni. «Non credo - ha detto il presidente del Consiglio - che possiamo privatizzare ancora aziende a dismisura, non scendo ancora sull'Eni». Ma «c'è un sacco di patrimonio pubblico che può essere valorizzato». Importante il ruolo che in questo campo può avere in questo ambito la Cdp. Quanto al prezzo del greggi0, «dicono che l'economia va bene per fattori eccezionali come il prezzo basso del petrolio, ma vorrei dire con chiarezza che il petrolio a 35 dollari non fa bene all'economia italiana, e non fa bene all'Eni».

«Ok a unioni civili nel 2016, no stralci a stepchild adoption»
Renzi ha ammesso che quello delle unioni civili è «un tema che divide e che dentro il Pd ci sono molte divisioni, come pure ce ne sono anche dentro FI». Ma l’impegno è a «portarle a casa» e «il 2016 non può che essere l'anno chiave». Escluso lo stralcio della stepchild adoption, che «nasce da una proposta della Leopolda 2012». «Io non mi tiro indietro - ha aggiunto Renzi - la discussione deve essere rapida e deve avere tempi di realizzazione stretti»

«A ottobre referendum su riforme, se lo perdo ho fallito»
Il premier ha ribadito che l'11 gennaio riprenderà l'iter del ddl sulle riforme costituzionali. E ha chiarito: «Immaginiamo il referendum a ottobre 2016 e lì saranno i cittadini a dire se quelle riforme sono state imposte dall'alto o se le approveranno». Con una chiosa finale: «Se perdo il referendum, allora è fallita la mia politica». Ecco perché, ha assicurato, «farò campagna elettorale per il referendum istituzionale». Non solo. Renzi ha difeso la nuova legge elettorale. E ha definito l’approvazione dell’Italicum «un capolavoro parlamentare».

Voto Roma a giugno 2016, rinvio è allucinazione
Sul fronte amministrative, Renzi ha escluso un rinvio del voto a Roma «(è un'allucinazione. A Roma si va a votare nel 2016, intorno al 10 giugno»). Quanto alle primarie «a Milano si terranno il 7 febbraio. A Roma credo che siano il 6 marzo o in ogni caso diciamo a marzo, non vorrei fare una gaffe». Malgrado i sondaggi negativi Renzi si è detto «convinto che il Pd alle elezioni di Roma se la giocherà, pur avendo delle responsabilità» e che «il prossimo sindaco farà meglio di quello che ha appena lasciato».

«Decreti attuazione riforma Pa da gennaio ad agosto»
Sui decreti di attuazione della riforma della Pa «partiremo a gennaio, avremmo preferito a dicembre ma non ci siamo riusciti, e la responsabilità non è del ministro Madia», ha assicurato Renzi, che ha aggiunto: «Da gennaio ad agosto chiuderemo tutti i decreti di attuazione».

«Nel 2015 meno sbarchi e meno immigrati»
Renzi ha respinto l’immagine dell’Italia invasa. E ha ricordato che nel 2015 gli sbarchi di migranti sono diminuiti rispetto all'anno prima e l'Italia è al minimo «storico» per i dati sull'immigrazione. Nel 2014, ha sottolineato il premier, «si diceva che l'Italia è invasa ed è colpa del governo. Ma nel 2015 ci sono meno sbarchi e meno immigrati dell'anno scorso: siamo al record storico in assoluto di immigrazione in Italia. E il problema ora è diventato europeo».

«Grazie a Jobs act più tutele e posti di lavoro nel 2015 »
Difeso a spada tratta anche il Jobs act, grazie al quale «ci sono più tutele in Italia e ci sono più posti di lavoro». «Si diceva - ha affermato - il Jobs act non sarà mai approvato. Il tasso di disoccupazione è ancora molto alto ma è all'11,2 per cento». E ha assicurato: «Ci sono più tutele in Italia e ci sono più posti di lavoro».

«Non abbiamo dimenticato il Sud»
Elencate dal premier le misure per il Sud. «Credito d'imposta, terra dei fuochi, Bagnoli, Ilva, Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari, tavoli di crisi aperti ovunque - ha sintetizzato Renzi - chi ci diceva di aver dimenticato il Sud si è dimenticato delle accuse che ci muoveva».

«Sui marò tentato inutilmente accordo politico»
Il presidente del Consiglio è intervenuto anche sulla vicenda dei marò. «Ci sono state diverse occasioni per chiuderla rapidamente - ha detto - ma non lo si è fatto. Io ho tentato un accordo politico con il premier Modi, ma alla fine l'unica strada praticabile è stata quella di sottoporre la questione a un tribunale internazionale», con la vicenda che ha preso perciò «una piega totalmente diversa dal passato». Il governo, ha quindi assicurato il premier, garantisce il massimo impegno e «tutto ciò che si potrà fare per sostenere i due marò è stato fatto e sarà fatto».

«Smog, Grillo? Strumentalizzare morti è diventato sport»
No comment in merito al blog di Beppe Grillo in cui si accusa il governo di essere colpevole delle morti per inquinamento. «La strumentalizzazione dei morti ormai è uno sport a cui ci stanno abituando alcune opposizioni» ha detto Renzi, che ha rivendicato come «negli ultimi 25 anni l'Italia ha ridotto le emissioni di almeno un quarto rispetto al 1990, mentre non tutti i paesi europei hanno fatto la stessa cosa». Certo, «non basta», ma «da qui a sostenere che ci sia un governo che “passeggia” su 68 mila morti (come sostenuto da Grillo, ndr) c'è un limite di decenza rispetto al quale non bisognerebbe mai andare oltre».

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