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Piano anti-smog, i 405 milioni nella seconda metà 2016

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Piano anti-smog, i 405 milioni nella seconda metà 2016

Roma - Interventi su edifici pubblici e scuole, investimenti sulle colonnine di ricarica, progetti di mobilità sostenibile. Ma solo a partire dalla seconda metà del 2016. Il piano elaborato da ministero dell’Ambiente, Regioni e Comuni nella riunione dello scorso 30 dicembre per fronteggiare l’emergenza smog avrà una gittata di medio termine: i 405 milioni messi in fila dal protocollo di intesa presuppongono la preparazione di una lunga serie di bandi, accordi di programma, decreti attuativi che non sarà possibile scrivere nel giro di pochi giorni. Nell’immediato c’è il fondo da 12 milioni per gli sconti sui mezzi pubblici. Potrà essere impiegato dai sindaci per tutto il 2016, ma per quasi la metà risulta già esaurito dalle misure attivate nell’ultimo scorcio del 2015. Anche se le sue risorse, stando alle previsioni, dovrebbero bastare alle necessità dei Comuni.

Il motivo è che il fondo è stato pensato per coprire sia le spese già sostenute che quelle da sostenere. Al momento, non c’è ancora un bilancio preciso degli sconti attivati dai Comuni nei giorni scorsi. Dal primo giro di cifre circolato nell’incontro, però, è venuto fuori che solo Milano ha speso circa 1,5 milioni. Un po’ meno hanno impiegato Roma e Torino. A grandi linee, allora, risultano già bloccati tra i 4 e i 5 milioni. Restano sul piatto altri 7 milioni per il 2016, che difficilmente saranno spesi subito, dal momento che il nuovo anno sta portando su tutta Italia un peggioramento del clima che favorirà una riduzione delle polveri sottili. La svolta, stando alle previsioni, arriverà a partire da oggi, ma in alcuni centri, come Milano, la qualità dell'aria è già in miglioramento. La notizia però è che, nonostante le indicazioni dell’esecutivo, i sindaci continuano a muoversi in ordine sparso. Napoli farà partire oggi un suo piano antismog, che prevede lo stop al traffico. Mentre a Roma, dove la pioggia sta portando un lieve miglioramento, il commissario Francesco Paolo Tronca ha confermato il blocco limitato ai soli veicoli più inquinanti.

Archiviata l’emergenza, comunque, resta molto da fare. L’obiettivo è mettere a sistema i fondi disponibili, elencati nel protocollo di intesa con Comuni e Regioni: 405 milioni. «Nel Comitato ambientale costituito dal protocollo – spiega Pierfrancesco Maran, assessore all’Ambiente di Milano e responsabile Ambiente dell’Anci – lavoreremo all’implementazione di tutti i piani già attivati. È chiaro però che il tema delle risorse non può essere confinato al ministero dell’Ambiente. Serve uno sforzo congiunto del Governo». Ad analizzare meglio la situazione, serviranno mesi. Si parte dal Fondo per la mobilità sostenibile del collegato ambientale: vale 35 milioni e andrà a finanziare progetti predisposti da uno o più enti locali. Il percorso per erogare il denaro è lungo. Il ministero dell’Ambiente dovrà prima definire, nel giro di due mesi, tramite decreti, i criteri per la presentazione dei progetti. Poi, i Comuni potranno avanzare le proposte e, dopo altri due mesi, si provvederà alla ripartizione delle risorse. Per tutto il processo andranno via almeno sei mesi.

Servirà altrettanto per l’altro pezzo forte del pacchetto: i 250 milioni per l’efficientamento delle scuole, relativi al fondo Kyoto. Una prima edizione del bando per l’assegnazione dei fondi (all’epoca 350 milioni), infatti, è partita con la firma di un decreto a marzo del 2015. Lo sportello telematico per effettuare le richieste è stato chiuso lo scorso 22 settembre. Complessivamente, sono state registrate richieste per circa 110 milioni. Quindi, una seconda edizione del bando richiederebbe almeno altri sei mesi. Sarà lungo anche il processo di spesa dei 70 milioni riservati alla riqualificazione degli edifici della Pa centrale. In questo caso, tutto è legato a un bando interministeriale di Ambiente e Sviluppo economico, ancora non pubblicato.

Al di là dei tempi di approvazione, comunque, la gittata del piano è di lungo periodo: i suoi obiettivi sono fissati al 2020. Potrebbe arrivare un po’ prima solo la quarta gamba del protocollo, costituita da 50 milioni per la rete di colonnine elettriche di ricarica. Saranno inseriti in un bando del ministero, in preparazione. Insomma, i tempi saranno lunghi. Anche se, conclude Maran, «sarà importante continuare a lavorare quando l’attenzione sul tema sarà calata. Questo governo ha introdotto buone pratiche di coordinamento alle quali ci dobbiamo ispirare, come quelle sul dissesto idrogeologico».

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