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Vincono il dinamismo e la politica «del fare»

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Vincono il dinamismo e la politica «del fare»

Cresce il gradimento verso una nuova classe dirigente dei territori. Con la cancellazione delle province e con la spending review che ha limitato le capacità di spesa dei presidenti di Regione, è il Comune l’istituzione sentita più vicina dagli italiani. Così, nel bene e nel male, sui sindaci si concentrano le aspettative e i bisogni degli elettori. Il primo cittadino diventa, nell’immaginario collettivo, il riferimento più importante di intermediazione con il Governo. Insomma, una sorta di portavoce delle istanze dell’opinione pubblica, al quale si richiedono anche doti di management, sintesi politica e carattere duro.

Se a livello nazionale i partiti sono stati sostituiti dal leaderismo personale spinto, a livello locale questa tendenza è ancora più marcata e il concetto di “un uomo solo al comando” si addice sempre di più a quello che i cittadini richiedono ai sindaci.

Questi sono alcuni degli elementi più significativi che emergono dal Governance poll, il sondaggio annuale realizzato da IPR Marketing per Il Sole 24 Ore, sul gradimento degli amministratori delle città capoluogo. Un’indagine che, va precisato,non deve essere confusa con un’analisi sulle intenzioni di voto, in quanto la valutazione del sindaco in carica viene effettuata al di fuori di un contesto competitivo con altri candidati. Quindi le percentuali di gradimento sono assimilabili più al sentiment che non a una previsione di consenso futuro. La domanda sottoposta al campione ha mirato solo a valutare il livello di soddisfazione rispetto all’operato del primo cittadino durante l'ultimo anno, cosa che - evidentemente - non può essere confusa con le intenzioni di voto vere e proprie.

Come valutare i risultati della graduatoria? Se si analizza il giudizio sui primi sindaci in classifica ci si accorge che tutti detengono in maniera forte quei tratti distintivi che creano il “profilo del buon amministratore” indipendentemente dall’appartenenza politica.

Ne è un esempio il primo cittadino di Lecce, Paolo Perrone, che risulta al primo posto. Si tratta di un personaggio che, a dispetto dell’estrazione moderata, ha saputo consolidare il proprio gradimento attraverso un’azione amministrativa basata innanzitutto su un’efficace azione di marketing territoriale, tale da rendere la già “attrezzata” città di Lecce una delle destinazioni principali nel circuito del turismo nazionale e internazionale. Lecce si è accreditata sempre di più come “marchio culturale”.

A seguire, l’amministratore di una delle grandi capitali italiane (e mondiali) della cultura, Venezia. Eletto solo sette mesi fa, Luigi Brugnaro, imprenditore, espressione di liste civiche, gode di un successo riconducibile probabilmente alla determinazione mostrata nei primissimi tempi del mandato con proposte e progetti di rottura con cui si è conquistato tra i suoi concittadini il ruolo dell’uomo “del fare”, al di là delle critiche.

Al terzo posto si colloca il primo cittadino di Pesaro, Matteo Ricci. Una tipologia ancora diversa, perché incarnazione di quella nuova leva renziana che fa del rinnovamento e del pragmatismo il proprio marchio distintivo. Molto incisivo sul territorio, Ricci ha saputo guadagnare consenso grazie anche alla buona comunicativa e alla costante presenza nel dibattito interno al partito democratico, di cui è vicepresidente.

Dunque, dinamismo, sintonia con il territorio e capacità di spaziare con disinvoltura dal dibattito politico locale a quello nazionale: tre caratteristiche che fanno di qualsiasi amministratore un garante credibile - anche su livelli istituzionali diversi - degli interessi della propria cittadinanza.

Direttore di IPR Marketing

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