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Stepchild adoption, la Consulta respinge il ricorso delle madri Usa

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Stepchild adoption, la Consulta respinge il ricorso delle madri Usa

No della Consulta al ricorso sul caso di due donne sposate negli Usa e trasferitesi in Italia che chiedevano il riconoscimento dell'adozione di due figlie. Questa mattina, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata dal Tribunale dei minorenn di Bologna sulla cosiddetta stepchild adoption, nell'ambito del procedimento avviato dalle due donne per chiedere il riconoscimento in Italia della sentenza con cui il giudice dell'Oregon diede il via libera all'adozione del figlio naturale avuto con inseminazione artificiale da una delle due in favore della partner.

La Corte: non caso di adozione ma riconoscimento di sentenza
In un comunicato, la Corte costituzionale ha specificato che la questione di legittimità costituzionale promossa dal Tribunale per i minorenni di Bologna è stata dichiarata inammissibile perchè il collegio di merito «ha erroneamente trattato la decisione straniera come un’ipotesi di adozione da parte di cittadini italiani di un minore straniero (cosiddetta adozione internazionale), mentre si trattava del riconoscimento di una sentenza straniera, pronunciata tra stranieri».

Sposata la linea dell’Avvocatura dello Stato
L'Avvocatura dello Stato aveva chiesto che il ricorso fosse dichiarato inammissibile, sottolineando che più volte a tutela dei minori i tribunali italiani hanno accolto l'istanza di adozione di coppie gay, applicando la norma che disciplina le adozioni nei casi particolari. In una momoria depositata oltre un anno fa, l’Avvocatura rilevò che la legge impugnata per il caso dei figli di Eleonora Beck e Liz Joffe già permette, in realtà, casi particolari di adozione, mettendo in primo piano la tutela dell'interesse «supremo» del minore. Una linea affermata anche da alcune sentenze di merito, prima tra tutte quella firmata dal collegio presieduto dal giudice Melita Cavallo, che nel 2014 diede il via libera all'adozione di una bambina in una coppia formata da due donne.

“Promossa” la legge 184/1983 sulle adozioni
La legge 184 La questione di legittimità sottoposta alla Consula dai giudici bolognesi era relativa alle legge 184/1983 sulle adozioni «nella parte in cui, come interpretati secondo diritto vivente, non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all'interesse del minore adottato (all'estero) il riconoscimento della sentenza straniera che abbia pronunciato la sua adozione in favore del coniuge del genitore, a prescindere dal fatto che il matrimonio stesso abbia prodotto effetti in Italia (come per la fattispecie del matrimonio tra persone dello stesso sesso)». I giudici bolognesi, che ora riprenderanno in mano le carte del procedimento, ritenevano che la legge del 1983 violi diversi articoli della Costituzione (il 2, 3, 30 e 117) nonchè l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Ceccanti: scelta procedurale, per giudici e Parlamento noncambia nulla
Sulla pronuncia il commento a caldo del costituzionalista di area dem Stefano Ceccanti ricorda come la decisione dei giudici sia «procedurale, non di merito», e «non cambia in nulla la situazione attuale nè per i giudici di merito nè per il Parlamento: la Corte ha solo sgombrato campo da domanda sbagliata». Via Facebook e Twitter, Ceccanti aggiunge che la Consulta «ci sta dicendo che la domanda era sbagliata: bisognava prima andare all'ufficiale di stato civile non a tribunale». Ovvero «seguire la procedura di cui al comma 1 e non al comma 2 della legge 31 maggio 1995, n. 218». E «col percorso di cui al comma 1, quello giusto, si deve andare a ufficiale stato civile e, in caso negativo, a giudice ordinario». Ora, rileva inoltre Ceccanti, bisognerà «attendere qualche settimana per capire se la Corte ha deciso inserire precisazioni sul tema, cosa che di solito non fa con decisioni procedurali».

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