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La Banca centrale europea verso un nuovo allentamento monetario

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La Banca centrale europea verso un nuovo allentamento monetario

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I prezzi di Eurolandia riprendono a calare a febbraio, dopo il lento rialzo segnato da settembre in poi. Anche l’inflazione di fondo, core, si è abbassata scendendo dall’1% prevalente negli ultimi mesi, allo 0,7 per cento. La Banca centrale europea lo aveva però previsto: «Ci aspettiamo attualmente che i tassi di inflazione restino a livello molto bassi o negativi, e che si rialzino solo più tardi nel 2016». Non per questo, però, i dati di oggi sono irrilevanti. Anzi.

Visti nel loro complesso, i numeri pubblicati oggi non dovrebbero modificare troppo le attese sulle prossime mosse della Bce: già a gennaio il presidente Mario Draghi aveva annunciato una possibile revisione della manovra espansiva a marzo, che da tempo appare quasi certa. Un ulteriore allentamento monetario è quindi ampiamente previsto anche se gli investitori - dopo la delusione di dicembre - sembrano meno disposti a nutrire grandi aspettative, soprattutto sul fronte degli acquisti di titoli, il quantitative easing.

C’è però qualcosa, nei dati sull’inflazione di febbraio, che richiede un po’ di attenzione in più, anche in futuro: il forte rallentamento dei prezzi industriali (escluso il settore energia) che sono saliti dello 0,3% annuo dopo il +0,7% di gennaio. Ci aspettiamo, nota così Fabio Fois di Barclays, che questa frenata sia valutata con attenzione dalla Bce, dal momento che la modesta ripresa dell’inflazione core, l’anno scorso, è stata soprattutto guidata dalla componente dei beni aperti alla concorrenza internazionale, «che è stata sostenuta insieme dalla domanda (i consumi di beni durevoli) e dalla valuta».

Comincia quindi a pesare sia il rallentamento della domanda globale sia l’apprezzamento dell’euro, quasi ininterrotto da metà novembre malgrado l’orientamento molto espansivo della Bce; e prende corpo l’ipotesi - avanzata tra gli altri da Stephen L. Jen di Slj Macro Partners - di un eccesso di offerta sui mercati globali. Le aspettative sui prezzi, del resto, avevano già registrato prima di febbraio un mutamento di clima. «Molte misure [sulle aspettative] sono tornate ai livelli di inizio ottobre - spiegava l’ultimo Bollettino, pubblicato il 4 febbraio - Più in particolare, il tasso swap indicizzato all'inflazione a cinque anni su un orizzonte a cinque anni, è sceso dall'1,79 all'1,57 per cento tra il 2 dicembre 2015 e il 20 gennaio 2016». Inoltre, «secondo l’ultima Survey of Professional Forecasters (SPF) della BCE, il tasso di inflazione atteso su un orizzonte quinquennale è sceso dall'1,9 all'1,8 per cento».

Il 10 marzo, giorno della riunione Bce, le nuove proiezioni dello staff permetteranno di capire quanto siano cambiate le prospettive sui prezzi di Eurolandia dopo questi sviluppi e dopo le nuove attese sulla politica monetaria della Fed (e quindi sull’andamento del dollaro) che potrebbe congelare la stretta o addirittura - se ne comincia a discutere - fare marcia indietro. Nello stesso giorno è quasi scontato, anche se la prudenza è d’obbligo, un nuovo taglio dei tassi mentre appare meno probabile, agli occhi degli investitori, l’auspicato aumento degli acquisti mensili di titoli. Resterà viva però la questione sul reale potere, nell’attuale situazione e dopo le tante iniziative già prese, della politica monetaria.

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