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Dossier Una condanna anche dai numeri: per l'Italia disastro Sei Nazioni

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Una condanna anche dai numeri: per l'Italia disastro Sei Nazioni

(Reuters)
(Reuters)

Disastro. L'Italia del rugby firma il suo peggiore Sei Nazioni. Alla partecipazione n. 17 andiamo a sbattere contro una serie di fattori che mettono insieme una condanna. A disposizione c'è una maxiclassifica fatta di 258 numeri e ben pochi di questi sorridono agli Azzurri. Che non erano mai andati così male: al cucchiaio di legno numero 6 si aggiungono la peggiore differenza punti (79 fatti e 224 subiti, e dunque -145) e il più alto numero di mete incassate (29) nella storia dell'intero torneo. Mettendola sul piano delle medie, fanno più o meno 45 punti e sei mete al passivo per match. Se pensiamo che l'anno scorso di questi tempi si era parlato di frana difensiva italiana perché nel Sei Nazioni 2015 avevamo subìto 182 punti e 19 mete, non ci sarebbe molto da aggiungere.

Le 8 mete complessivamente segnate non sono proprio poche e infatti c'è una squadra, la Francia, che ne ha realizzata una meno di noi. Peccato, però, che i transalpini ne abbiano prese 9, cioè 20 meno di Parisse e compagni. A conti fatti anche la differenza mete azzurra, -21, è la peggiore di sempre nel torneo tra tutte le squadre partecipanti. Qualche lato positivo? La percentuale di riuscita di calci piazzati e trasformazioni, passata dal 50 al 74 per cento con l'utilizzo di ben 4 calciatori (Canna, Garcia, Haimona e Padovani), senza considerare il drop tentato da Parisse in casa della Francia... Proprio in quella illusoria partita iniziale - persa immeritatamente 23-21- c'è stato anche il “full house” realizzato da Canna, una impresa davvero per pochi. Il giovane beneventano ha segnato in tutti i modi possibili: una meta, un drop, un calcio piazzato e una trasformazione. Tra l'altro quel drop ha costituito la prima marcatura in assoluto del torneo ed è poi rimasto l'unico calcio di rimbalzo messo a segno.

Oltre all'Italia solo la Francia conclude con una differenza punti negativa (mentre la differenza mete è al passivo anche per la Scozia). Il fatto è che proprio certi rovesci dei nostri hanno radicalmente cambiato il bilancio conclusivo di alcune squadre: per intenderci, l'Irlanda e il Galles hanno segnato più mete contro gli Azzurri (9 in entrambi i match) che in tutte le rimanenti partite del torneo. E il Galles - che ci ha inflitto un 67-14, seconda peggiore sconfitta di sempre nel Sei Nazioni - è anche la squadra più prolifica, con 150 punti e 16 mete, nonché quella con i migliori quozienti: differenza punti + 62, alla pari con l'Inghilterra, e differenza mete +10.
Eppure nessuno discute la legittimità del trionfo inglese. Intanto perché, ovviamente, i Bianchi hanno fatto il Grande Slam aggiudicandosi tutti gli incontri, e chi vince ha sempre ragione. E poi c'è il fattore difesa, che era risultato decisivo anche lo scorso anno, quando proprio l'Inghilterra (con l'attacco più performante) era arrivata seconda e l'Irlanda, la migliore nel limitare i punti al passivo, aveva vinto il trofeo. La storia si ripete. Gli uomini di Eddie Jones hanno incassato meno punti (70) e meno mete (4) di tutti. A proposito di mete, nei due match interni il conto dei neocampioni è addirittura negativo, 3 fatte e 4 subite, a causa delle tre segnature realizzate a Twickenham dal Galles nel secondo tempo, l'unico momento in cui i meccanismi della squadra capitanata da Dylan Hartley sono andati in tilt. Per contro è stupefacente il bilancio inglese nei 3 confronti esterni, contro Scozia, Italia e Francia: 10 mete fatte, zero mete subite!

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