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Alla traduzione serve intelligenza (artificiale). Le app per…

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Alla traduzione serve intelligenza (artificiale). Le app per l’apprendimento

Qualche settimana fa, Lee Seedol, campione mondiale di Go (gioco da tavola cinese) ha perso la sua partita più attesa: quella contro AlphaGo, un supercomputer creato da Google. Un fatto che ha aperto nuove discussioni su quali siano le vere frontiere dell’intelligenza artificiale. Quali sono i limiti? E quali le potenzialità? In questo contesto si inseriscono altri sviluppi che proprio il colosso di Mountain View ha in serbo. Uno su tutti è quello legato a Google Translate, il famoso software per la traduzione dei testi. Gli ingegneri di Big G stanno lavorando all’utilizzo di reti neurali per migliorare le performance del traduttore, un sistema che potrebbe veramente rivoluzionare un settore che negli ultimi anni ha fatto comunque grossi passi avanti. E per capire quanto Google tenga a questo settore, basta guardare alla recente acquisizione della startup Word Lens famosa per la sua tecnologia che permette di inquadrare una scritta in lingua straniera (un cartello stradale, oppure un menu al ristorante) per ottenere la traduzione.

La semantica e il text to speech sono stati uno step fondamentale per migliorare l’apprendimento di nuove lingue e la traduzione attraverso gli strumenti digitali. Ma la vera sfida è l’intelligenza artificiale. Gli esperti sono convinti che un metodo basato sulle reti neurali e non su algoritmi e statistiche, cambierebbe in modo radicale il senso e il ruolo dei traduttori. Perché i limiti dei sistemi di traduzione attuali sono tutti legati al fatto che i software non riescono a pensare autonomamente, perdendosi (per esempio) nella traduzione letterale di un luogo comune che in lingua originale ha tutt'altro significato. L’intelligenza artificiale servirà proprio a questo. E anche se al momento è difficile dire con certezza quali siano i traguardi possibili, questa storia ha tutta l’aria di una grande sfida. Qualche settimana fa Marco Varone, presidente di Expert System - società italiana che Microsoft scelse per lo sviluppo del correttore automatico di Word - ha spiegato proprio su Nòva che «nei prossimi 10 anni l'abilità delle macchine nella comprensione dei testi registrerà solo miglioramenti incrementali». Ma c'è un paradosso di fondo che sta crescendo vistosamente, e che pone l’utente davanti a un dubbio: ha veramente senso, allora, imparare nuove lingue? Sembra assurdo, certo. Sa di forzatura. Ma nasce da lontano, ovvero dalla ricerca di sviluppare sistemi in grado di tradurre ogni parola in ogni lingua e magari in tempo reale. Ci sta provando Skype, con il servizio Translator capace di tradurre in tempo quasi reale una conversazione. È un sistema basato sul machine learning, ed è molto simile alla App per Apple Watch iTranslate, disponibile in 90 lingue. Quest'ultima ha una facilità di utilizzo disarmante: siete all'estero e non capite cosa vi dicono? Fate ascoltare la voce dell'interlocutore al Watch e la app tradurrà ciò che ascolta. Lo sviluppo di software come questi, che nel giro di qualche anno potrebbero raggiungere livelli di affidabilità altissima, ci pongono dunque davanti al dubbio sulle reali esigenze di conoscere altre lingue. Eppure la voglia di imparare è ancora tanta. Anzi, la diffusione di Internet e del mondo digitale ha fatto esplodere il settore. Le applicazioni sono centinaia, e alcune hanno ottenuto riconoscimenti importanti. I servizi offerti sono spesso multipiattaforma, e utilizzano sistemi innovativi molto diversi dal classico metodo scolastico. Una bella realtà è quella di Aba English, che può contare su oltre 7 milioni di studenti in tutto il mondo (circa 1 milione in Italia). Inizialmente era presente solo su computer desktop, ma dallo scorso anno è stata lanciata anche la nuova app per imparare l’inglese con i film. Ed è stata la svolta. Apple l’ha inserita tra le migliori novità dell’app store e ha vinto il premio come miglior app educativa del 2015 al Reimagine Education Awards. Molto interessante anche l’integrazione con LinkedIn, che consente di fornire una certificazione agli studenti che seguono i corsi. Sempre fra le app, fra le più popolari c’è Duolingo, piattaforma crowdsourced che offre un approccio quasi ludico per l’apprendimento di inglese e francese. Sembra un giochino, una sfida con gli amici. Ma i risultati sono riconosciuti in ambito formativo.

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