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«Ora domiamo il mostro del debito»

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«Ora domiamo il mostro del debito»

  • –Marco Rogari

roma

Quest’anno l’Italia comincerà a «domare» il suo debito monstre confermando uno sforzo di finanza pubblica che è «molto superiore» a quello degli altri Paesi dell’Eurozona e dell’Unione europea. Nella settimana del varo del nuovo Documento di economia e finanza (Def) il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ieri è tornato a fissare i cardini della politica economica del Governo: conti in ordine, riforme strutturali e investimenti. «C’è bisogno di avere un quadro di compatibilità della finanza pubblica estremamente rigoroso» ha detto ad un incontro alla Regione Lazio. E venerdì (o al più tardi lunedì) si leggeranno i numeri del nuovo passaggio di bilancio con l’approvazione del Def che entro l’11 dovrà essere trasmesso al Parlamento. Uno dei nodi più delicati, oltre alle nuove stime macro, sarà quello delle privatizzazioni, dopo la scelta del rinvio su Ferrovie. Il Def dovrebbe certificare la conferma degli obiettivi nel triennio ma con una probabile ricalibratura tra la quota del 2016 che scenderebbe leggermente e quella del 2017 che salirebbe allo 0,6-0,7%.

Per il 2016 la crescita del Pil, ancora formalmente stimato a +1,6%, sarà rivista al ribasso, come confermato ieri anche dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando. La forchetta sembra al momento compresa tra 1,3% e 1,4%, anche se c’è chi scommette su un più pessimistico 1,2%, mentre per il 2017 la stima resterebbe sull’1,6-1,7%. Il taglio non dovrebbe tuttavia provocare un aumento del rapporto deficit-Pil rispetto al 2,4% di quest’anno, anche se quest’ultimo saldo è ancora oggetto di attenzione da parte della Commissione, impegnata a valutare gli spazi di flessibilità da concedere all’Italia. Nel caso l’Ue optasse per la linea dura, non garantendo l’intero margine richiesto, il governo dovrà procedere a un aggiustamento “amministrativo”, di circa 2,5-3 miliardi contando sulle risorse dalla voluntary disclosure o dai risparmi sugli interessi. È probabile che nel Def si indichino scenari diversi sui saldi ma con l’impegno di garantire la traiettoria discendente del debito/Pil, anche se il denominatore sarà più debole e scontando un’inflazione quasi nulla. In questa prospettiva le attenzioni si appunteranno, come si diceva, sul capitolo privatizzazioni: rinviata quella di Ferrovie e nell’incertezza su una nuova tranche di Poste, il Governo dovrà indicare alternative credibili per garantire una quota significativa di dismissioni già quest’anno (l’obiettivo era mezzo punto di Pil; circa 7-8 miliardi): «Abbiamo il compito e l’esigenza di compensare il venir meno dell’operazione su Fs» ha detto Morando.

Ieri dall’Istat è arrivata la conferma del deficit/Pil 2015 al 2,6%, in calo dello 0,4% sull’anno procedente, con un saldo primario in peggioramento (1,9%, tre decimali in meno sul 2014) per effetto delle prima manovra espansiva del dopo-crisi. Cala di un decimale al 43,5 il dato cumulato della pressione fiscale.

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