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Pechino punta sul made in Italy

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Pechino punta sul made in Italy

«Ci interessa non solo l’approdo finale della Nuova Via della Seta, ma anche le possibilità che possiamo incontrare lungo il percorso: l’ho verificato durante la mia ultima visita in Pakistan, lì ho visto molte opportunità per le aziende italiane a fianco di quelle cinesi in Paesi terzi». L’economia si sposa alla politica nelle parole del ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni.

Il contesto è quello della settima sessione plenaria del Comitato Governativo Italia-Cina e della riunione plenaria del Business Forum bilaterale, al centro della visita ieri nella capitale del ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi. Per il ministro Paolo Gentiloni: «Servono basi politiche. Più forti. Perché le relazioni tra Italia e Cina vivono una fase molto intensa e piena di opportunità, con una collaborazione sempre più articolata, concreta e reciprocamente fruttuosa. La vistosa crescita degli investimenti cinesi in Italia nell’ultimo biennio è un attestato di fiducia nei confronti delle prospettive della nostra economia e dell’impegno riformatore del Governo italiano. Vogliamo che siano investimenti produttivi che portino nuovi posti di lavoro».

“Gli investimenti cinesi in Italia sono un attestato di fiducia per la nostra economia”

Paolo Gentiloni (ministro degli Esteri italiano) 

Il collega cinese Wan Yi ha assicurato che la Cina continuerà a puntare sull’Italia, e l’analisi condotta da Alessia Amighini, senior associate research fellow Ispi proprio per il Business Forum Italia Cina mostra in dettaglio (si veda anche la grafica in pagina) la potenza di fuoco attuale degli investimenti cinesi in Italia, che totalizzano ormai ben oltre un quarto del totale. «Certo, ci sono ampi margini di crescita – ha aggiunto Paolo Gentiloni – anche per un progressivo riequilibrio della bilancia commerciale, la cooperazione tra i due Paesi ha toccato nel 2015 i 38,6 miliardi di euro di interscambio, la Cina è il terzo fornitore in assoluto dell’Italia, mentre l’Italia è il quarto fornitore europeo della Cina».

«La Cina è un mercato importante per le nostre aziende e soprattutto per i loro piani di ulteriori sviluppi», dice Licia Mattioli vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione.

Il terzo incontro del Business Forum costituito nel gennaio 2014 a Pechino con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo delle relazioni economiche tra i due Paesi in alcuni settori ben determinati, è stato preceduto al mattino nel quartier generale Ice all’Eur da 150 B2B organizzati da Confindustria e Ice (che del Forum curano la segreteria tecnica), incontri ai quali hanno partecipato 68 aziende italiane, 14 aziende cinesi sui filoni infrastrutture, automotive, acciaio, beni di consumo. Un notevole successo di partecipazione ed entusiamo.

Il presidente per l’Italia ora è Marco Tronchetti Provera, ceo e vicepresidente esecutivo di Pirelli, il quale ha sottolineato la necessità di garantire l’effettivo accesso delle nostre imprese al mercato cinese, «un accesso più facile ai reciproci mercati e tecnologie – ha detto –, sta solo a noi riuscire a far sì che tutto questo possa diventare concreto. Io sono favorevole a un approccio pratico, non vogliamo più siglare Mou (Memorandum of understanding) vogliamo raggiungere obiettivi concreti».

I PRINCIPALI INVESTIMENTI CINESI IN ITALIA
Capitale investito in milioni di dollari e quota % acquisita (Fonte: Ispi-China Investment Tracker)

«C’è compensazione tra i due mercati – ha commentato Tian Guoli, chairman di Bank of China e presidente per parte cinese - se riuscissimo a sviluppare le necessarie sinergie sarebbe perfetto, dalla sanità, all’agricoltura, al design, ci sarebbe un grandissimo vantaggio, noi siamo un grandissimo mercato per il Made in Italy. Stiamo imparando ad apprezzarli, dalle scarpe al vino, che non parla più solo francese».

Al round ha partecipato anche Diana Bracco, nella veste di vicepresidente esecutivo della Fondazione Italia Cina «che può dare un contributo importante per favorire gli scambi bilaterali», e tra gli altri Claudio Costamagna di Cassa Depositi e Prestiti; Giorgio Moretti di Dedalus Healthcare, Mauro Moretti, ad del Gruppo Finmeccanica; Antonio Gozzi, presidente di Federacciai; Fulvio Renoldi Bracco. Tra i cinesi i gruppi Weichai, Huawei, Genertec.

Per la terza edizione in primo piano i temi farmaceutica e servizi Sanitari, Ambiente e Sviluppo sostenibile, Finanza e infrastrutture, Telecomunicazioni, Moda e Interior Design.

Alla prima riunione nel giugno del 2014 erano presenti i due premier, Matteo Renzi e Li Keqiang, furono siglati 14 accordi di collaborazione per il rafforzamento delle nostre esportazioni in Cina sui cinque settori allora individuati come prioritari: tecnologie verdi e sviluppo ambientale; agricoltura e sicurezza alimentare; sviluppo urbano e sostenibile; sanità e servizi sanitari; aviazione/aerospazio. Per la quarta edizione, appuntamento a novembre prossimo in Cina, in coincidenza con l’attesa missione del premier Matteo Renzi.