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F1: il 18enne Verstappen trionfa in Spagna, Ferrari sul podio

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F1: il 18enne Verstappen trionfa in Spagna, Ferrari sul podio

Dubbi finiti: il ragazzino ha gli attributi e oggi si sono visti tutti. Verstappen, a 18 anni, vince e convince al Montmeló nella gara di debutto con il suo secondo team in Formula 1. Chissà se gli inglesi ci hanno scommesso forte, perché un evento del genere è più imprevedibile di una serie tv di Shonda Rhimes. Dopo 26 gare di esperienza in Toro Rosso, il giovanissimo figlio di Jos Verstappen viene promosso e chiude in testa alla prima chance di guidare una monoposto come si deve. Togliendosi non poche soddisfazioni: si fa beffa di un Ricciardo carico a mille ma per buona parte dei 66 giri fuori dal podio virtuale, costretto addirittura a finire con tre ruote per colpa di un pneumatico. E, soprattutto, mette in riga entrambe le Ferrari, comunque sul podio con Raikkonen secondo e Vettel terzo, che tuttavia agli occhi dei fan sprecano un'occasione di riscossa praticamente irripetibile. Da ultimo, batte già suo padre, che in dieci anni nella massima serie era stato capace solo di ottenere due volte il gradino più basso del podio. In quanto ai record, basta ricordare di aver demolito di due anni e mezzo il record di Vettel come pilota più giovane a primeggiare.

L'arrivo così inedito di questo gran premio è ovviamente frutto di un qualcosa di straordinario, ovvero la simultanea eliminazione di entrambe le Mercedes, in una partenza che al Montmelò non si ricorda mai così calda. Senna e Prost a Suzuka nel 1989 e il patto non rispettato nel 1990 di non attaccarsi nel primo giro evidentemente non sono stati insegnamenti sufficienti per essere seguiti dalla nuove generazioni. E così Rosberg e Hamilton si fanno fuori a vicenda, alla quarta curva, senza scopo, e con una colpa non molto equilibrata: apparentemente l'ago della responsabilità sembra pendere sull'inglese che, partendo dalla pole, non ci stava a vedersi subito passare dal compagno già alla prima curva.

Il patatrac innescato dalle due frecce d'argento per fortuna non ha coinvolto altri e così ha aperto le porte, per una volta tanto, a una storia diversa. A un copione non scritto in una domenica dove già qualcosa di grosso era cambiato: la Red Bull a partire da questo quinto appuntamento stagionale aveva deciso di sostituire definitivamente il pilota russo Kvyat, perché innervosita dal celebre incidente a Sochi, scambiandolo con Verstappen in provenienza dalla Toro Rosso. Una clausola contrattuale aperta fra i due team imparentati dal comune main sponsor che ha dato subito i suoi frutti, visto che il giovane neo adulto della Formula 1 è stato capace di centrare il terzo posto in qualifica e addirittura la vittoria alla prima opportunità con le vesti della prima squadra. Una prestazione non comune che gli varrà ponti d'oro per il resto della sua carriera nel motorsport.

Peccato per la Ferrari: non è stata capace di avvantaggiarsi veramente da una storica e probabilmente irripetibile e insopportabile scempiaggine agonistica in casa Mercedes. Probabilmente un unicum che comunque non sembra compromettere la sorte di Rosberg e il suo vantaggio su Hamilton, il quale però viene superato nella classifica generale da Raikkonen di quattro punti che, grazie al secondo posto di oggi, prende le distanze anche da Ricciardo, Vettel e Massa. Lo scoppio della gomma di Ricciardo non impedisce all'australiano di chiudere al quarto posto e di trovarsi a pari punti con il quattro volte campione ferrarista ma dietro di lui, quinto, nella ranking dei piloti. E a dieci punti salta all'occhio il balzo al sesto posto di Verstappen, che si fa un boccone di quattro colleghi e dimostra subito di essere all'altezza del nuovo abitacolo affidatogli da Helmut Marko.

A questo punto alcuni si domanderanno se e dove la Ferrari abbia perso questo gran premio o se ha fatto davvero il possibile. In gara il più forte è stato Raikkonen, anche se Vettel si è sempre ben difeso e ha girato meglio quasi sempre degli avversari di altre squadre che si è trovato davanti al muso. La svolta probabilmente è stata alla soglia di metà corsa. Al terzo stint, quando con l'installazione quasi simultanea di coperture soft per Ricciardo e Vettel, al ferrarista la gialla permetteva di osare di più e limare decimi su decimi specialmente nel primo settore, la Ferrari sembrava girare molto meglio. Più avanti però Vettel è stato chiamato una terza volta dopo solo una manciata di giri, con l'obiettivo di finire la corsa con un treno di medie meno consumate rispetto agli altri: due o tre giri d'usura in meno che avrebbero dovuto pagare negli ultimi chilometri. Sul finale, invece, c'era Ricciardo a incalzare il ferrarista e per battere la Red Bull c'era solo Raikkonen a crederci. I suoi tempi e la capacità di stargli dietro anche a meno di un secondo per tanti giri hanno per un po' fatto sognare i ferraristi: ma sotto la bandiera a scacchi ci è passato prima quell'olandese che, con la metà degli anni di Raikkonen, non ha fatto neanche un errore ed è stato capace di far vedere che presto e bene è possibile anche in Formula 1.

Questa giornata così inedita manda così nel dimenticatoio tante polemiche nei suoi confronti e riapre più del previsto il mondiale, ma non è una gran notizia per Ferrari: un ritorno così prepotente alla competitività della Red Bull andava messo in conto e, in ogni caso, non era aspettato così prematuramente.

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