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    Dossier | N. 13 articoliChampions League, la finale di Milano

    Il derby di Madrid più squilibrato di sempre: un gap da oltre 400 milioni

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    Un derby in finale di Champions, il secondo nella storia per Real e Atletico Madrid, che avvicina sul campo due realtà ben distanti dal punto di vista economico. Esattamente come due anni fa, quando Ancelotti spense i sogni dei colchoneros portando a casa la “Decima”, il distacco tra i due club madrileni è abissale quando la sfida si gioca fuori dal rettangolo verde. Il 2015 da record per entrambe non ha affatto ridotto il gap: da un lato, i 577,7 milioni di fatturato netto del Real Madrid (neanche a dirlo, primo al mondo tra i club sportivo); dall'altro, i “soli” 175,1 milioni iscritti a bilancio dall'Atletico, che ha beneficiato anche dei contributi del nuovo socio Wanda Investment.

    “Esattamente come due anni fa, quando Ancelotti spense i sogni dei colchoneros, il distacco tra i due club madrileni è abissale quando la sfida si gioca fuori dal rettangolo verde”

     

    Un gap da 400 milioni. Oltre quattrocento milioni di differenza tra i fatturati delle due società che si contenderanno a Milano il titolo di campione d'Europa. Un abisso così non s'è visto nemmeno nell'ultimo scontro tra le due squadre della capitale spagnola in finale di Champions, quando nel 2014 i due club potevano vantare un fatturato netto pari rispettivamente a 520,9 milioni (per il Real Madrid) e 120 milioni di euro (per l'Atletico), con un gap di 400,9 milioni a favore dei Blancos. La differenza, nel giro di due anni, è aumentata di 1,7 milioni di euro, rendendo la finale del prossimo 28 maggio quella meno equilibrata della storia sul piano puramente economico.

    Real macchina da ricavi. Una tale differenza, ovviamente, non può che essere dovuta a un dominio del Real in tutte le diverse tipologie di ricavi. A partire da quelli televisivi, che nel 2015 hanno portato nelle casse delle merengues 163,5 milioni di euro, contro i 41,7 milioni destinati ai concittadini. È però nei ricavi commerciali che la società presieduta da Florentino Perez scava un solco rispetto ai rivali dell'Atletico: 211,1 milioni di euro contro 34,9 milioni, cifra che per i biancorossi è addirittura aumentata di oltre dieci milioni dall'ultima finale di Champions League (grazie alla sponsorizzazione dell'Azerbaigian). Anche dal botteghino, incluse amichevoli e gare internazionali, il Real Madrid sfora quota duecento milioni di euro, mettendo nelle proprie casse 203 milioni, contro gli 84,4 dell'Atletico.

    Wanda “salva” l'utile dell'Atletico. Oltre che gli onori, però, il Real Madrid deve sobbarcarsi gli “oneri” di una gestione capace di portarla ad un tale livello. I costi del personale sfiorano i trecento milioni di euro, mai così alti nella storia del club madrileno, raggiungendo la cifra di 289,3 milioni di euro nel 2015. Sull'altra sponda del Manzanarre, dopo aver quasi raddoppiato i costi del personale a seguito dell'exploit europeo, la società è riuscita a contenere la cifra a 105 milioni di euro, per un totale di costi operativi pari a 147 milioni, contro i 442,7 del Real. Ciò non ha comunque negato ai blancos la realizzazione di un nuovo record: l'utile netto ha raggiunto infatti quota 42 milioni, come mai nella storia del club. Sorride di meno, invece, l'Atletico, che deve gran parte del suo utile da 13,1 milioni al contributo di 12 milioni versato da Wanda.

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