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Non disperdere le risorse, prioritario il taglio del cuneo

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Non disperdere le risorse, prioritario il taglio del cuneo

La relazione degli ispettori del Fmi pone l’accento su un punto decisivo, ora che si cominciano a definire le prime linee di azione in vista della manovra di bilancio autunnale. Lo scenario è noto: la ripresa resta “modesta”, con rischi di ulteriori revisioni al ribasso rispetto all’1,1% stimato al momento per l’anno in corso e all’1,25% del 2017. Ecco allora che occorre individuare l’opportuno ma arduo equilibrio – ribadisce il Fmi – tra la riduzione del debito pubblico e il sostegno alla crescita. È il dilemma di tutte le ultime manovre di bilancio, che proprio a causa dell’alto debito hanno provato a fatica a ritagliare spazi da convogliare in direzione dell’incremento del “denominatore”, il Pil.

Il riferimento degli ispettori del Fmi - in un contesto di obiettivo apprezzamento per l’azione di riforma messa in campo dal Governo - a scelte politiche che comunque dovranno essere adottate (e anche in tempi brevi) pare opportuno. È evidente che occorrerà decidere in quale direzione convogliare le (poche) risorse a disposizione, senza disperderle in diversi rivoli il cui effetto potrebbe non essere quello sperato. L’intervento sul cuneo fiscale, in linea con quanto già deciso con l’eliminazione del costo del lavoro dal calcolo dell’Irap, è certamente prioritario, al pari degli interventi di riforma che la Commissione Ue torna a sollecitare nelle raccomandazioni appena rivolte al nostro paese. Tra queste una giustizia civile che incoraggi l’attività d’impresa, nodo fondamentale emerso nel corso dell’incontro tra gli ispettori del Fmi e il Consiglio nazionale forense: modifiche condivise del processo civile «che non si limitino al mero cambio di regole ma che garantiscano una ragionevole aspettativa di recupero di efficienza».

Ulteriori margini di azione sul deficit al momento sono preclusi in virtù dell’impegno, ribadito dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan a centrare un target dell’1,8% nel 2017. Lo ricorda il Fmi: «L’attuale rilassamento del 2016 in termini strutturali comporterebbe il rischio di una futura restrizione fiscale prociclica». Chiaro il riferimento al percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine (il pareggio di bilancio), che vede nell’anno in corso un peggioramento di 0,7 punti del saldo strutturale.

Come rileva l’Ufficio parlamentare di bilancio, è l’effetto del deterioramento dell’avanzo primario strutturale di circa 0,8 punti (per l’applicazione delle clausole di flessibilità), compensato in parte dalla riduzione di circa 0,2 punti della spesa per interessi. Ne consegue che, dopo aver incassato per l’anno in corso da Bruxelles una flessibilità di bilancio pari nel totale allo 0,85% del Pil (14 miliardi), avendone al tempo stesso prenotata un’altra “tranche” da 11 miliardi per il 2017, quell’obiettivo dell’1,8% di deficit andrà rispettato. Diversamente non sarebbe agevole per la Commissione Ue vincere le obiezioni dei partner più rigoristi, che paventano proprio un possibile “rilassamento” nella gestione dei nostri conti pubblici. Il tutto in attesa che venga perfezionata l’istruttoria, appena avviata, sulla revisione dei criteri di calcolo del Pil potenziale e dello stesso parametro del deficit strutturale.

Si torna al tema delle scelte politiche e delle priorità da inserire nella prossima legge di bilancio. Spingere sul pedale della crescita è essenziale. E dunque la ricetta fiscale dovrà essere ben calibrata, privilegiando interventi in grado effettivamente di stimolare la domanda interna. In questo senso, rendere strutturale una misura al momento transitoria, quale la decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato, è certamente ipotesi cui accordare la priorità. Lo scenario internazionale non aiuta, come mostrano le conclusioni del G7 di Sendai, in cui il focus è stato sui rischi che incombono sull’economia globale (Brexit, Grecia, crisi dei rifugiati e terrorismo in primis). Quanto alle ricette per sostenere la crescita, si parla di opzioni «country specific», quindi ritagliate sulla realtà dei singoli paesi. La leva fiscale è tra queste, da maneggiare con cura e grande attenzione.

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